La follia della commissione sulla Ru486 per cambiare la legge sull’aborto. La corporazione delle farmacie

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Intervento al Comitato Nazionale di Radicali Italiani

Dal regolamento Senato: Art. 48 “indagini conoscitive” comma 1: “nelle materie di loro competenza, le commissioni possono disporre, previo consenso del presidente del Senato, indagini conoscitive intese ad acquisire notizie, informazioni e documentazioni”. Comma 2: “le commissioni nello svolgere le indagini non hanno i poteri delle commissioni d’inchiesta ne’ hanno facolta’ di esercitare alcun sindacato politico, di emanare direttive, di procedere ad imputazioni di responsabilita’”. Infine comma 6: “a conclusione dell’indagine la commissione puo’ approvare un documento”.
Il 30 luglio 2009 dopo un iter “inspiegabilmente” lungo l’Aifa sembra aver concluso la procedura di mutuo riconoscimento di un farmaco, il mifepristone (Mifegyne). 2 anni contro 90 giorni previsti dalla direttiva Ue di riferimento. Sul sito compare un comunicato stampa con cui si rende nota l’avvenuta delibera di immissione in commercio anche in Italia dell’aborto farmacologico.
L’attualita’ politica e’ quella delle escort e dei lettoni che si trascina ancora oggi, dei contrasti con e dentro il Vaticano. Maurizio Gasparri annuncia che il Senato fara’ una commissione d’inchiesta sulla pillola abortiva perche’ in Italia non puo’ essere consentito che donne italiane abortiscano in solitudine, come fosse un fatto privato e individuale. Palazzo Chigi e’ impegnato a placare la Cei e quella parte delle gerarchie cattoliche in evidente difficolta’ con un premier dalla dubbia moralita’, e promette che sulla Ru486 si attivera’.
Riprendono i lavori parlamentari e nel caos della sanita’, tra vaccini per l’influenza A che arriveranno dopo che il virus si sara’ gia’ diffuso e regioni commissariate, persone che muoiono perche’ vanno in ospedale… la priorita’ della commissione sanita’ e’ di predisporre con urgenza e di deliberare formalmente l’indagine conoscitiva chiesta da Gasparri via agenzia stampa. Il Pd alla richiesta risponde nelle forme pi’ diverse: Dorina Bianchi e i suoi rispondono di si’ perche’ sono daccordo con Gasparri; Anna Finocchiaro risponde prendiamo tempo e rimandiamo a dopo il congresso: e’ una buccia di banana per l’opposizione; alcuni credono sia uno strumento per porre l’attenzione sulla salute delle donne (sic!), altri sono distratti.
L’indagine ottiene il via libero grazie all’unanimita’ dei gruppi in commissione e il presidente festeggia il consenso nominando relatori Dorina Bianchi e Raffaele Calabro’. Coppia gia’ testata in occasione del testamento biologico. Un errore. Antonio Tomassini (presidente della commissione Igiene e Sanita’) esagera come in tutti i festini in cui si beve un bicchiere di troppo e il Pd, impegnato a guardarsi l’ombelico, si scuote anche fosse solo per attacchi tra le mozioni congressuali.
Una giornata convulsa e Dorina Bianchi a fine serata un po’ pallida in volto e striccata annuncia le dimissioni quantomeno da relatrice.
Ulteriore nota per il senatore Giuseppe Astore dell’Italia dei Valori, nonostante il mandato del suo gruppo a votare contro l’indagine, si esprime a favore. Poi lascera’ la commissione sbattendo i pugni sul tavolo. Poi.
Ormai il danno e’ fatto. Tomassini conferma l’invito al ministro Maurizio Sacconi. Il giorno prima della sua audizione l’Aifa, che nel frattempo non ha ne’ pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’immissione in commercio della pillola ne’ ha reso nota la delibera di fine giugno, impiega una intera giornata per approvare il verbale di quella seduta. Una giornata convulsa al punto tale che la commissione Sanita’ che su mio incarico stava chiedendo da giorni la delibera di giugno, si vede rispondere per scritto “il Cda e’ riunito e pertanto non possiamo adempiere alla vostra istanza”.
In tarda serata emette un comunicato sibillino. Il Cda ha approvato il verbale e si e’ riconvocato “anche in considerazione delle richieste formulate dal Presidente della commissione Igiene e Sanita’ del Senato della repubblica, per il giorno 19 ottobre al fine di procedere alla formulazione del mandato al direttore generale per gli adempimenti successivi”.
A quali richieste si riferisce? La mattina seguente, quando il ministro Sacconi viene audito, chiedo preliminarmente di acquisire la lettera del presidente della commissione con cui ritenevo fosse stata invitata l’Aifa in audizione. La lettera mi viene consegnata e poi inizia a circolare in aula con rumorio mentre parla il ministro.
La lettera e’ stata inviata immediatamente dopo la decisione dei gruppi di fare l’indagine, ma prima ancora che la stessa fosse autorizzata dal presidente del Senato. Una fretta inspiegabile: la decisione dei gruppi e’ del 22 settembre e l’autorizzazione arriva il 23, solo 24 ore dopo. Ma la fretta non stava nel voler fissare una data per l’audizione al presidente e direttore dell’Aifa, bensi’ per aggiungere “colgo l’occasione nel segnalare l’opportunita’ che l’Aifa, prima di pervenire alle determinazioni conclusive riguardanti quanto deliberato, nello scorso mese di luglio, dal consiglio di amministrazione della medesima agenzia circa l’autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco Mifepristone (Mifegyne), tenga nella massima considerazione le valutazioni che emergeranno a conclusione dell’indagine conoscitiva condotta dalla commissione. Nel ringraziarla per lo spirito di collaborazione e per il contributo che Ella vorra’ fornire ai lavori della commissione, colgo l’occasione per inviarle i miei piu’ cordiali saluti”.
L’opportunita’ e contributo che l’Aifa ha tradotto in richiesta, con conseguente risultato di interrompere i lavori.
Sono cosi’ risultate scritte nero su bianco le ragioni e gli obbiettivi dell’indagine conoscitiva sulla Ru486, gia’ enunciati da Gasparri del resto, ma fino a quel punto formalmente negate in commissione: condizionare, bloccare una decisione dovuta di un organo tecnico, l’Aifa, in base all’appartenenza all’Unione Europea (procedura di mutuo riconoscimento).
Un atto illegittimo sia formalmente (non rientra tra i compiti delle indagini conoscitive dettare atti di indirizzo ad organi tecnici) che politicamente.
Ulteriori dubbi li chiarisce Sacconi nella sua audizione che apre la relazione definendo l’aborto come il male, chiamando la legge a supportare uno stigma morale e che chiude rivolgendosi all’Aifa: “sollecitandola” a formulare un documento tecnico che preveda come l’intero procedimento farmacologico si svolga in regime di ricovero ordinario (fino ad ora l’Aifa si era limitata a sostenere che dovesse essere garantito il ricovero, non obbligato). Ma il ministro va oltre. Suggerisce all’Aifa di “ipotizzare modalita’ di monitoraggio che consentano di verificare il grado di effettivita’ del rispetto della legge stessa”. E come fa l’Aifa, manda gli ispettori del ministero? Manda i carabinieri? Ma il monitoraggio non lo fanno gia’ le Regioni e i dati li raccoglie poi il ministero con la pubblicazione annuale della relazione annuale della legge 194? La risposta e’ nella frase conclusiva: “qualora questa effettivita’ non si realizzasse, si porrebbe la necessita’ di idonei interventi finalizzati al concreto rispetto di una legge internazionalmente apprezzata e che nessuna parte politica pare voler modificare”. Un monito. Infine la perla: “Le istituzioni non potrebbero assistere passive ad una eventuale, diffusa (come fa a prevedere la diffusione?), violazione o elusione del contenuto sostanziale di una legge dello Stato”. Sara’ nostra premura inviare al ministro una copia de “La Peste italiana” a proposito delle istituzioni che partecipano attivamente, non assistono passivamente, alla violazione delle leggi.
L’episodio e’ significativo: la maggioranza e il Governo dettano la linea politica ai tecnici e si trasformano in inquisitore che spaccia la ragion politica come verita’ scientifica, teologica.
Una volta si bruciavano coloro che sostenevano che era la terra a girare intorno al sole, oggi gli strumenti si affinano, ma l’obiettivo resta identico: se la scienza nega cio’ che il potere sostiene sia la verita’, ci si adopera perche’ la scienza riveda la sua posizione.
Che fare? Intanto verificare se legalmente e da regolamento ci sono estremi per una denuncia giudiziaria o anche solo in sede del Senato per abuso di ufficio da parte del presidente della commissione.
Sto preparando anche una lettera formale affinche’ il presidente chiarisca con l’Aifa che la sua lettera non era una interferenza e non doveva essere letta dall’Aifa come una richiesta.
Inoltre, a testimonianza de “La peste italiana” che si propaga in Europa, la procedura del mutuo riconoscimento e’ stata sostanzialmente bloccata.
L’Aduc ha gia’ chiesto alla Commissione Ue di voler accertare e sanzionare l’inadempimento dell’Italia della direttiva 2001/83/CE, che prevede come un farmaco autorizzato in uno Stato membro, qualora altro Stato membro faccia altrettanta richiesta di autorizzazione, quest’ultima debba rendere operativa la stessa entro 90 giorni. Le eccezioni sono nei casi in cui questo riconoscimento sia dimostrato che possa essere un pericolo per la salute pubblica e se nello specifico Stato sia vietato l’uso di farmaci contraccettivi e abortivi.
Solo un accenno ad una questione significativa.
In settimana c’e’ stata una riunione del direttivo Pd sulle parafarmacie e la liberalizzazione del settore. Accanto a posizioni che volevano riprendere il testo dell’emendamento dell’on. Sergio D’Elia che, approvato nella Bersani, non divenne legge per la fine della legislatura, altre posizioni perfino piu’ avanti, sottolineando come la lobby dei farmacisti figli di farmacisti titolari di farmacia, pur di mantenere una rendita di potere dal privilegio di un mercato chiuso ,cerca di rivendere come quel privilegio sia un interesse dei cittadini, ci sono stati i soliti noti (ex Margherita) che hanno letteralmente denunciato come le liberalizzazioni di Bersani siano state un errore che oggi non vada ripetuto, che il cittadino italiano come un minus sapiens non puo’ essere abbandonato davanti a troppi scaffali di farmaci, neppure se davanti ha un farmacista e in mano una ricetta del medico. Non puo’ essere abbandonato ma accompagnato per mano solo nelle poche e garantite farmacie pubbliche.
Anche questo e’ il senso del dibattito nel Pd.
E noi? Io avverto il rischio e il pericolo di diventare alibi e legittimazione di questo regime partitocratico, sia nella nostra permanenza nel gruppo Pd, come pure nel Parlamento.
Lasciamo agli atti tutto cio’ che e’ possibile, interventi, proposte, denunce, poi in un attimo il lavoro delle formichine viene spazzato via, travolto.
Ho avuto una settimana travagliata, dopo il testamento biologico mi sono fisicamente ammalata, davanti alla possibilita’ che questo Parlamento, che questa legislatura sia responsabile di cambiare la legge 194, non credo di riuscire a sopportarlo. Se fosse perche’ siamo davanti a nuova maggioranza tra i cittadini… ma non e’ cosi’. E quando una scelta viene fatta contro la scienza, contro la ragione, contro la maggioranza dei cittadini che inerti assistono allo scempio, appunto mi sento male.
Credo sia questo il nostro compito, anche questo, creare quell’azione politica in grado di interrompere lo stato di torpore e di indifferenza.
Con Radicali italiani, con l’organizzazione della galassia, con il Partito Radicale, con le associazioni tematiche? Con lo strumento più funzionale ad ottenere il risultato. La forma organizzativa deve corrispondere all’ottenimento dell’obiettivo, e quello e’ chiaro: interrompere il regime partitocratico.

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