Carceri. Detenuti suicidi. Come scongiurarli. Interrogazione

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Interrogazione al ministro della Giustizia dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca, Radicali – Pd

Premesso che:

- il giorno 12 Agosto 2009, alle ore 0,30, presso la casa circondariale di San Vittore a Milano, il detenuto Luca Campanale, di anni 28, si toglieva la vita impiccandosi nel bagno della sua cella;

- il giovane, sopravvissuto all’eta’ di 17 anni ad un incidente stradale, presentava da allora postumi di invalidita’ psichica che lo portarono a due precedenti tentativi di suicidio, due trattamenti sanitari obbligatori e numerosi ricoveri in comunita’ di recupero per tossicodipendenti (il ragazzo, infatti, dopo l’incidente, aveva iniziato ad assumere saltuariamente cocaina e alcolici);

- il detenuto Campanale, tratto in arresto in flagranza di reato per rapina nel Settembre del 2008, veniva successivamente condannato a due anni di reclusione  e successivi sei mesi di permanenza in una casa di cura e custodia, riconosciutagli una diminuente per vizio parziale di mente. Questo nonostante la perizia psichiatrica prodotta e ammessa in giudizio riferisse -a parere del legale della famiglia Campanale- della assoluta incapacita’ di intendere e di volere del soggetto;

- viene presentata, quindi, istanza di appello alla sentenza, con esito negativo, mentre il Campanale veniva chiamato a giudizio per un’altra precedente rapina, udienza per la quale lo stesso perito psichiatra confermava la relazione precedentemente prodotta riguardo la patologia psichica del giovane Luca. Anche in questa udienza, del 10 Giugno 2009, riconosciutagli una diminuente per vizio parziale di mente, la sentenza e’ di condanna a due anni di reclusione e successivi sei mesi di permanenza in una casa di cura e custodia;

- nel periodo di permanenza in carcere di Luca Campanale (prima a Milano – San Vittore, successivamente nel carcere di Pavia dal mese di Giugno 2009, per essere riportato a San Vittore il 30 luglio 2009 dove il 12 Agosto viene trovato impiccato), plurimi sono stati i contatti tra i genitori e il legale del detenuto e lo stesso, e con i dirigenti sanitari delle strutture penitenziarie per verificare lo stato di salute del giovane, nel corso dei quali venivano sollevati i timori che il detenuto potesse compiere gravi atti autolesionistici e suicidi. Di questi il legale ricorda:
* lettera del legale alla direzione sanitaria del carcere di San Vittore del 10 marzo 2009, ove si richiede copia della cartella clinica del Campanale, dalla quale emerge lo stato “altalenante” della sua salute psichica, che lo porta a venire “spostato” ripetutamente di cella a seconda dell’esito delle visite mediche;
* lettera del legale alla Direzione Sanitaria della C. C. di Pavia del 20 giugno 2009, ove si informa di due circostanze: in data 10 giugno, in occasione dell’udienza, sono visibili sul collo del Campanale numerosi segni come di graffi ripetuti, mentre il giorno prima il legale riferisce di aver ricevuto una lettera “delirante” da parte dell’assistito, tale da sollevare timori che potesse mettere in atto “comportamenti seri di autolesionismo”;
* in altra lettera di pari data il legale invia copia della perizia psichiatrica disposta nel processo;
* in data 22 giugno 2009 e’ depositata dal legale alla Corte d’Appello di Milano, istanza urgente per ottenere per Luca il suo “immediato ricovero presso idonea struttura sanitaria”;
* il 27 giugno e il 17 luglio 2009 il padre di Luca, Michele Campanale, inoltra due lettere alla Direzione Sanitaria della C. C. di Pavia, e ottiene di parlare con il Direttore sanitario al quale manifesta di persona lo stato di profondo disagio e preoccupazione per il figlio;
* il giorno 24 luglio e’ resa disponibile copia libera dell’ordinanza di rigetto dell’istanza di trasferimento del 22 giugno, rigetto che apparirebbe immotivato alla luce delle risultanze della documentazione psichiatrica del 1 luglio 2009 (stilata in seguito alle visite cui Luca e’ stato sottoposto a Pavia) sulla quale e’ fondato, che raccomandano, invece, espressamente per il detenuto “il trasferimento urgente presso altra struttura protetta, al fine di rendere possibile al giovane Campanale, quelle cure mediche di cui realmente bisogna”, mentre l’amministrazione penitenziaria delle carceri di Pavia, ne’ di San Vittore dove veniva riportato il 30 luglio successivo, erano dotate delle richieste strutture
* maggiormente provato dall’esito negativo di tale istanza, notificata allo studio legale il giorno 11 agosto 2009, il ragazzo, alcune ore prima di togliersi la vita, riferiva al padre “Papa’, stasera torno a casa”;

- il numero degli episodi di suicidio o tentativi di suicidio e’ costantemente in crescita negli istituti di pena italiani, nonostante il direttore generale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, dottor Sebastiano Ardita, ha indirizzato, in data 18 dicembre 2008, una circolare a tutti i provveditori regionali dell’amministrazione penitenziaria avente ad oggetto “prevenzione dei suicidi e tutela della vita e della salute delle persone detenute e/o internate”, sollecitando tutti gli operatori ad un maggiore impegno teso a scongiurare situazioni di criticita’;

- nei primi otto mesi del 2009 si registrano centodiciotto decessi tra la popolazione detenuta, di cui quarantacinque per suicidio;

- il grave problema dei suicidi all’interno delle strutture penitenziarie deve essere tenuto in alta considerazione da parte del Ministero della giustizia, atteso che la vita, la salute e, piu’ in generale, il benessere fisico e psichico delle persone che si trovano in stato di privazione della liberta’ personale sono elementi che meritano una specifica attenzione ed un costante impegno giusto quanto disposto dallo stesso ordinamento penitenziario.

Per sapere:
- se il Ministro e’ a conoscenza delle fattispecie descritte e intenda verificarle;
- per quali motivi il Campanale, stante la sua situazione di sofferenza fisica e il pericolo di commettere atti suicidi, sia stato trasferito nel carcere di San Vittore a Milano, in una cella non dotata di sistemi di monitoraggio adeguati e dove non si e’ provveduto all’adeguata vigilanza nei suoi confronti;
- se il Ministro intenda avviare un’indagine per verificare eventuali responsabilita’ e negligenze professionali nei confronti del personale deputato a rendere conto dell’incolumita’ delle persone detenute;
- quali iniziative, piu’ in generale, il Governo intenda assumere per contenere e ridurre l’alto tasso dei decessi per suicidio in carcere.

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