Carceri. Sovraffollamento. Spreco braccialetti e misure alternative alla detenzione. Interrogazione

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Interrogazione dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca ai ministri dell’Interno e della Giustizia
Premesso che:
- l’agenzia di stampa Il Velino il 31 agosto riportava le dichiarazioni di Francesco Pirinoli uno dei maggiori consulenti informatici delle procure della Repubblica, in particolare quella milanese, nonche’ azionista della “Monitoring Italia” una delle due societa’ che fornisce a Telecom Italia sistemi per il controllo a distanza dei detenuti: “Abbiamo 200 ‘braccialetti elettronici’ (altri duecento sono forniti da una societa’ israeliana) ma ‘utilizzati’ soltanto una decina”;

- sulla carta l’azienda dei telefoni sarebbe nelle condizioni di assicurare il controllo di qualche migliaio di condannati, ma i magistrati italiani difficilmente applicano le norme che lo consentirebbero, alleggerendo cosi’ l’enorme pressione sulle carceri. Sempre secondo l’agenzia stampa sembra che l’ex ministro dell’Interno Enzo Bianco e l’ex Guardasigilli Piero Fassino avevano firmato con Telecom Italia un contratto vicino ai dieci milioni di euro all’anno per dieci anni (scadra’ nel 2011), contratto che il Viminale onora regolarmente per un servizio che oggi riguarda appena una decina di detenuti agli arresti domiciliari. Telecom Italia avrebbe installato 309 centraline sul tutto il territorio nazionale collegate alle questure, ai comandi provinciali della finanza e dei carabinieri, connesse con i numeri di emergenza. Tutto farebbe capo ad una sala di controllo che e’ stata installata presso la sede centrale di Telecom Italia in via Oriolo, a Roma;

- il 20 agosto Donato Capece, segretario SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), parlando a Radio CNR, aveva reso noto che: ‘Lo Stato, il Ministero dell’Interno, paga sei milioni di euro l’anno, anche quest’anno, per il nolo dei braccialetti elettronici per i detenuti, che non vengono utilizzati. Si sono dimostrati inefficaci, e oggi la loro tecnologia e’ obsoleta. Sono tenuti in una stanza blindata al Viminale. Purtroppo il contratto firmato con la Telecom nel 2001 obbliga lo Stato a pagare e non solo, c’e’ anche una clausola che obbliga lo Stato a non poter usare altre apparecchiature fino al 2011. E intanto il Ministero paga 6 milioni di euro l’anno’.

Considerato inoltre che:
- in Gran Bretagna sono circa 13mila i “detenuti” controllati con il kit del braccialetto elettronico, quasi altrettanti in Francia, mentre in Italia secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa sarebbero una decina, arrivando a costare l’esorbitante cifra di quasi un milione di euro l’anno ciascuno.

Si chiede di sapere:
- che venga reso noto il contratto stipulato con Telecom Italia, le clausole e i vincoli per lo Stato e per il gestore telefonico, nonche’ lo stato di attuazione per le due parti contraenti;
- quanti sono i braccialetti in funzione, con quali costi ciascuno e dove sono localizzati i detenuti, se e quali tipi di problemi hanno mostrato;
- a fronte del basso numero di braccialetti elettronici utilizzati in Italia rispetto ad altri Paesi europei come la Gran Bretagna e la Francia, quali sono le cause ostative per questo tipo di misure alternative alla detenzione in carcere, se risiedono nella magistratura o nella tecnologia;
- se visto lo stato di sovraffollamento dei nostri istituti penitenziari con oltre 20mila detenuti rispetto alla capienza, e l’elevato numero di detenuti in attesa di giudizio, quali misure intenda adottare per rendere piu’ fruibili e incentivare le misure alternative alla detenzione in carcere.

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