Ora di religione. La liberta’ di religione passa attraverso quella di scelta, altrimenti e’ imposizione

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La norma voluta e difesa strenuamente dall’ex ministro Fioroni sui crediti dell’ora di religione, cade di nuovo sotto una sentenza del Tar. Mentre aspettiamo la decisione del Governo e la possibilita’ di ricorrere al Consiglio di Stato, e’ bene ricordare che questa sentenza non e’ una novita’.
La vicenda potrebbe stare a pieno titolo in un teatro dell’assurdo: un’ora facoltativa che crea crediti e quindi punti, una discriminazione per chi non la frequenta che nella pratica diventa un incentivo a farlo. Una ordinanza emanata durante un anno scolastico, e quindi quando gli studenti non potevano piu’ cambiare idea, crollata sotto una sentenza del Tar, e con un Consiglio di Stato che in due giorni ribalta la decisione del Tar preciso in tempo per gli esami del 2007. In questi giorni la nuova decisione del Tar.
Per gli alunni che frequentano l’Insegnamento della Religione Cattolica, o un’attivita’ alternativa, secondo l’ordinanza e’ prevista la valutazione dell’impegno e del profitto in seno al Consiglio di classe, mentre, per coloro che abbiano svolto attivita’ autonoma di studio, questa valutazione e’ previsto che sia stabilita di volta in volta dalle diverse scuole; per chi, infine, esce dall’edificio scolastico, e’ prevista soltanto la possibilita’ di allegare come credito formativo la certificazione di un’attivita’ extrascolastica valida.
Una discriminazione in violazione di legge. La diversa valutazione di cio’ che gli studenti fanno in un’ora in cui sono liberi da obblighi, significherebbe ledere un diritto riconosciuto nel Nuovo Concordato con la Chiesa Cattolica del 1984, nelle Intese con altre confessioni religiose e riaffermato dalla Corte costituzionale.
Sarebbe inoltre una lesione della liberta’ di coscienza, poiche’ l’alunno potrebbe essere indotto da un trattamento piu’ vantaggioso a rinunciare all’esercizio di quella liberta’.

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