Tutti uguali di fronte alla legge? No, se sei stato obiettore al servizio militare rifiutando anche il servizio civile. Interrogazione

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Interrogazione dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca, Radicali – Pd, al ministro dell’Interno

Premesso che:
- con l’entrata in vigore della legge 130/2007 che ha riformato la legge 8 luglio 1998, n. 230 in materia di obiezione di coscienza, tutti coloro i quali siano stati in passato condannati per essersi rifiutati di prestare il servizio militare per motivi religiosi dovrebbero ora avere la possibilita’ di ottenere il porto d’armi;

- secondo l’art. 15, comma 7 ter della 230/98 “L’obiettore ammesso al servizio civile, decorsi almeno cinque anni dalla data in cui e’ stato collocato in congedo secondo le norme previste per il servizio di leva, puo’ rinunziare allo status di obiettore di coscienza presentando apposita dichiarazione irrevocabile presso l’Ufficio nazionale per il servizio civile”;

- analoga disciplina, pero’, non e’ prevista per chi si sia rifiutato di prestare il servizio militare (per motivi religiosi e non) e non abbia svolto il servizio civile alternativo;

- l’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, in questi casi e in assenza di norme certe, consiglia di richiedere la modifica del certificato di congedo, per esempio, da “rifiuto per motivi religiosi” a “obiettore di coscienza” per poi poter procedere secondo quanto previsto dall’art. 15 comma ter e quindi richiedere il porto d’armi. Ci risulta pero’ che tali richieste di porto d’armi siano attualmente bloccate presso il Ministero, con tempi d’attesa lunghissimi.

Considerato che:
il protrarsi di questa situazione configurerebbe una disparita’ di trattamento per non pochi cittadini che, pur se in modo diverso, a suo tempo avevano entrambi obiettato al servizio militare; e soprattutto in considerazione che discriminati sono coloro che per seguire la propria coscienza, pur avendo a disposizione il servizio civile alternativo, avevano invece deciso di farsi privare, con la galera, della liberta’ personale.
Perche’ tutti i cittadini a suo tempo obiettori di coscienza non devono essere uguali di fronte alla legge, visto che il merito civico di “servire la patria” non e’ piu’ tale con la fine del servizio militare obbligatorio, e quindi chi non vi si e’ sottomesso debba per questo essere considerato non degno delle opportunita’ previste per tutti gli altri?

Per sapere:
- se e’ al corrente di questa situazione;

- se intende porvi rimedio con una circolare interpretativa dell’art.15, comma 7 ter della legge 230/98 che, anche in virtu’ delle indicazioni dell’Ufficio Nazionale del servizio civile relative alla modifica del certificato di congedo, rafforzi la stessa e sblocchi i tempi d’attesa in merito.

- se intende intervenire con una modifica legislativa.

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