Emendamento e ODG al ddl As 1534, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo

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Emendamento:

All’art. 4, dopo il c. 5, inserire il seguente 5 bis

1. Il ministro dell’istruzione, dell’Università e della ricerca è autorizzato a emanare i necessari provvedimenti volti a:
a) autorizzare il trasferimento presso altra facoltà del territorio italiano eventualmente richiesto da studenti fuori sede iscritti alla università degli studi dell’Aquila;
b) disporre che le tasse universitarie, relative ai due anni accademici successivi alla entrata in vigore della presente legge, versate dagli studenti di cui alla lettera a), siano comunque pagate o trasferite all’università degli studi dell’Aquila.

Poretti, Bonino, Perduca

ODG

Considerato che:

il necessario e urgente sforzo economico che il Governo sta mettendo in atto per il soccorso, l’assistenza e la ricostruzione delle zone colpite dal sisma in Abruzzo;
che la ricostruzione avverrà in tempi brevi e direttamente sotto la responsabilità della Presidenza del Consiglio;
che tra le misure proposte per il finanziamento della ricostruzione delle zone terremotate si ipotizzano la proroga dei termini per le scadenze fiscali per il pagamento di tasse e tributi locali e nazionali, nonché la sospensione, per un certo periodo di tempo, del pagamento delle rate dei mutui, così come dei contributi previdenziali locali;
considerato inoltre che il gettito dell’8permille relativo al 2008 ha superato complessivamente il miliardo di euro. Ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi può scegliere la destinazione dell’8permille del gettito IRPEF tra sette opzioni: Stato, Chiesa cattolica, Chiesa cristiana avventista del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. La scelta si compie mettendo la propria firma sul modello in corrispondenza dell’istituzione prescelta. Se non si appone alcuna firma la ripartizione avviene seguendo la percentuale delle scelte espresse;
tra le finalità dell’utilizzo dei fondi dell’8permille della quota statale vi sono, tra le altre cose, le calamità naturali e la conservazione dei beni culturali;
secondo gli ultimi dati ufficiali completi sulle preferenze degli italiani sono quelli relativi ai fondi incassati dallo Stato e dalle confessioni religiose nel 2004, relativi ai redditi del 2000, denunciati nel 2001, e che secondo tali dati solo il 10,28% dei contribuenti ha scelto lo Stato come destinatario dell’8permille, ma solo il 39,6% ha scelto una destinazione della propria quota dell’8per mille;
con la legge finanziaria del 2004 si è stabilito che dalla quota devoluta allo Stato vadano sottratti 80 milioni di euro, che vengono trasferiti nelle spese ordinarie.

Impegna il Governo:

lanciare una campagna informativa relativa alla possibilità di destinare l’8permille allo Stato per far fronte alle spese necessarie per la calamità naturale abruzzese e per la conservazione di tutti i suoi beni culturali. 

Poretti, Bonino, Perduca

ODG

Considerato che:

l’evento sismico che ha colpito il territorio aquilano ha prodotto gravi devastazioni non solo e non tanto  per la sua intensita’ ma soprattutto per la fragilita’ del patrimonio edilizio italiano; 
dall’unità d’Italia al 1945, cioè, in 84 anni, il numero dei vani è raddoppiato (da 17.621.000 a 34.534.000), mentre la popolazione è cresciuta di circa 20 milioni (da 26.128.000 a 45.222.000) conservando, tuttavia, un misurato equilibrio con la natura. Pertanto, alla fine della Seconda guerra mondiale si registrava un deficit di circa 10 milioni di vani rispetto agli abitanti. Ma negli ultimi 64 anni l’esplosivo sviluppo edilizio e economico ha travolto l’equilibrio pre-bellico senza realizzarne uno alternativo moderno;
la popolazione è aumentata di 15 milioni (da 45 a 60), ma i vani di ben 85 milioni (dai circa 35 milioni suddetti, ai 120 odierni). Quindi oggi l’Italia è sovraurbanizzata, registrando il doppio dei vani rispetto agli abitanti. Tale esplosione urbana ha richiesto dal 1955 una moltiplicazione delle autostrade per oltre 13 volte (da 479 km a 6.487); mentre i veicoli sono aumentati di circa 134 volte (da 300mila a quasi 40 milioni); viceversa la rete ferroviaria si è ridotta di circa 7.000 (da 23.062 km a 15.965);
se si analizza tale patrimonio edilizio risulta che i 120 milioni di vani sono distribuiti in due categorie di costruzioni;
A) gli edifici costruiti prima del 1945, che consideriamo “storici” ai fini della tutela, formati da 30 milioni di vani, cioè la quarta parte del totale;
questo patrimonio realizzato in oltre 3.000 anni di storia costituisce l’identità stessa della civiltà italiana ed è da considerare un “bene unico e irriproducibile”. Sebbene fragile, è sopravvissuto agli innumerevoli terremoti che si sono succeduti nella storia, per cui può e deve essere salvaguardato integralmente attraverso due tipi di incentivi;
- la “fiscalità di vantaggio”, o altro tipo di defiscalizzazione, escludendo sopraelevazioni o costruzioni in spazi liberi. Questo non solo per ragioni storico-ambientali e statico-sismiche, ma anche per non aumentare la densità abitativa edilizia; consentendo, peraltro, adeguamenti impiantistici;
- la demolizione e delocalizzazione dell’edilizia postbellica che deturpa tali centri storici (accertabile attraverso pareri della Soprintendenza) consentendo nella nuova ubicazione un incremento volumetrico che può giungere fino al 50% della cubatura precedente. Questo incentivo alla delocalizzazione sarà esteso anche alle aree paesaggistiche protette e a quelle a elevato rischio vulcanico, sismico e idrogeologico, perché non solo le volumetrie non debbono aumentare ma ridursi in quanto inserite in un ambiente vulnerabile;
B) gli edifici costruiti dal 1945 a oggi composti da circa 90 milioni di vani, che in 64 anni hanno travolto la città “storica” dilagando sul territorio, sono da distinguere a loro volta in due tipologie;
- gli edifici realizzati dal 1945 al 1970, in generale non anti-sismici, composti da circa 47 milioni di vani. Essi sono stati realizzati nell’emergenza postbellica, prima delle leggi antisismiche più severe dagli anni 70 in poi, con impiantistica obsoleta, usando nel cemento armato, ferro ordinario e senza aderenza migliorata, con scarso rispetto delle regole esecutive, oggi di scarso valore economico. Questi limiti risultano dalle demolizioni di tali edifici dove si riscontra spesso che il ferro nel cemento armato è scomparso lasciando polvere di ruggine, per cui il cemento risulta “disarmato”. Tali edifici (esterni ai centri storici) oggi mummificati nei Prg, possono essere rottamati e ricostruiti in sito con un incremento di volume fino al 35% allo scopo di essere adeguati alle norme antisismiche e all’impiantistica di sicurezza e alle energie rinnovabili. Questo principio può consentire di mandare al macero tale “spazzatura edilizia” e trasformarla in “architettura di qualità”. Esso, esteso a scala urbana, permette la trasformazione delle periferie-dormitorio di edilizia pubblica o privata post-belliche, non antisismiche, prive di qualità, attrezzature, servizi e verde, in unità urbane a funzioni integrate, ad autosufficienza energetica; cioè in eco-cities;
- gli edifici realizzati dal 1970 in poi, antisismici, comprendenti circa 43 milioni di vani. Questi edifici vanno evidentemente conservati, ma possono essere adeguati all’impiantistica di sicurezza e all’energia rinnovabile, incrementando la loro volumetria fino al 20%, su parere delle Soprintendenze e dopo opportuno check-up sulla loro antisismicità. Va precisato che in questi due casi gli incentivi volumetrici sono consentiti se non ostacolano i diritti di terzi e se non si consumano altre aree verdi, da considerare anche esse “beni unici e irriproducibili”.

Impegna il Governo:
 
A valutare le misure opportune per rendere operative le tesi sulla rottamazione edilizia citate in premessa.
 
Poretti, Bonino, Perduca

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