Testamento Biologico. Emendamenti, pregiudiziali di costituzionalità, ordini del giorno e sospensive presentati in Aula dai senatori radicali

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Qui il testo degli emendamenti

Questione pregiudiziale di costituzionalità degli art. 2 comma 1 e 3 comma 2 del Disegno di Legge n .10 in relazione agli artt. 13 e 32 comma 2 della Costituzione.

Il Senato

premesso che

il disegno di legge in questione prevede (art. 2, comma 1) che ogni trattamento sanitario debba sì essere attivato previo consenso esplicito e attuale del paziente prestato in modo libero e consapevole, ma ciò fatti salvi “i casi previsti dalla legge”;
in sostanza la predetta disposizione stabilisce che il consenso dell’interessato debba esercitarsi nel rispetto del contesto legislativo e dei limiti posti da quest’ultimo, il che rovescia completamente l’impostazione di cui all’art. 32, comma 2, della Costituzione, secondo la quale alla legge ordinaria spetta solamente il compito di regolare la materia dei trattamenti sanitari (disciplinandone le modalità) prendendo come base il consenso dell’interessato e nel rispetto dello stesso;

quanto detto vale anche per la parte relativa alle dichiarazioni anticipate di trattamento, laddove il testo di legge in questione prevede sì che il dichiarante possa esprimere il proprio orientamento in merito ai trattamenti sanitari e di fine vita in previsione di una eventuale futura perdita della propria capacità di intendere e di volere, ma purché tutto ciò venga fatto “in conformità a quanto prescritto dalla legge” (art. 3, comma 2);

peraltro è lo stesso disegno di legge a prevedere, poco più avanti (art. 3, comma 6), determinati tipi di interventi medici, quali l’alimentazione e l’idratazione artificiali, in alcun modo rifiutabili;

è invero principio fondamentale in materia di diritti della persona, riconosciuto e garantito a livello costituzionale, che il diritto dell’individuo al consenso libero ed informato a determinati trattamenti sanitari, anche salvavita, non possa essere in alcun modo derogato o annullato, spettando semmai alla legge ordinaria solo la competenza a regolare le modalità del suo concreto esercizio;

vero è che la norma di cui all’art. 32, comma 2 della Costituzione stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere imposto “se non per disposizione di legge”, ma essa pure precisa che la legge ha limiti ben precisi e “non può in alcun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”, al quale appartiene evidentemente anche il rispetto che deriva dalla tutela della libertà personale, affermata nell’art. 13, prima disposizione costituzionale sui diritti civili;

quanto appena detto, peraltro, oltre che dalla nostra Costituzione, è previsto anche dall’art. 2, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea nonché dalla Convenzione per la protezione dei diritti dell’uomo e la dignità dell’essere umano riguardo le applicazioni della biologia e della medicina adottata ad Oviedo dal Consiglio d’Europa il 4 aprile 1977: per tutti i predetti atti internazionali il principio del libero consenso informato non soffre alcun tipo di eccezione, se non in presenza di situazioni di emergenza o nel caso di persone che soffrono di un disturbo mentale;

nessun dubbio pertanto che la legge italiana, che il parlamento è chiamato ad approvare, debba rispettare in modo rigoroso tali principi, tanto più che essa deve costituire la premessa per l’adattamento dell’ordinamento italiano alla citata convenzione di Oviedo e permettere finalmente il deposito dello strumento di ratifica autorizzato fin dal 2001 dal parlamento stesso;

delibera

di non procedere oltre nell’esame degli artt. 2, comma 1 e 3 comma 2 del disegno di legge n. 10

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Questione pregiudiziale di costituzionalità dell’art. 3, comma 6, del Disegno di Legge n. 10 in relazione agli artt. 2, 13 e 32, comma 2,  della Costituzione.

Il Senato

premesso che

il disegno di legge in questione stabilisce all’art. 3, comma 6, che “l’alimentazione e l’idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento”;

la predetta disposizione, se approvata, introdurrebbe all’interno del nostro ordinamento giuridico una disciplina normativa pienamente lesiva dei principi di cui agli artt. 2, 13 e 32, comma 2, della Costituzione;

il diritto di rifiutare trattamenti medici è espressamente riconosciuto dall’art. 32, comma 2, della Costituzione, ed è altresì desumibile sia dall’art. 8 CEDU, sia dall’art. 3 della Carta europea dei diritti dell’uomo, oltre ad essere parte integrante dei diritti inviolabili della persona di cui all’art. 2 della nostra Carta fondamentale;

la vita umana è anch’essa oggetto di un diritto fondamentale, riconducibile all’area dei diritti inviolabili di cui all’art. 2 della Costituzione, ma la sua tutela non può estendersi sino al punto da limitare il diritto (altrettanto fondamentale) di rifiutare un trattamento medico, che altro non è se non una puntuale estrinsecazione del diritto alla propria integrità fisica ed alla propria stessa dignità personale;

il diritto di rifiutare i trattamenti medici si estende anche a quelli necessari per la propria sopravvivenza, non essendo in alcun modo ricavabile dal diritto alla vita (che tutela innanzitutto l’individuo contro le aggressioni da parte di terzi) né un dovere di mantenersi in vita, né un dovere di subire interventi nel proprio corpo finalizzati al mantenimento delle funzioni vitali, nonostante la propria contraria volontà;

la ratio delle predette regole costituzionali si correla ai fondamenti di un ordinamento laico e personalista, quale è il nostro, in cui allo Stato – che non è l’esponente di una moralità superiore, né tanto meno il detentore di verità assolute – difetta la legittimazione ad imporre argomenti e scelte in relazione agli aspetti più intimi e delicati dell’esistenza, o addirittura l’adesione a valori propri di certe etiche o religioni (come quello della c.d. “sacralità della vita”);

in breve: tutti i criteri interpretativi – quello letterale, quello sistematico, quello teleologico e quello storico – confermano l’esistenza nel nostro ordinamento costituzionale della regola del rifiuto, da parte del diretto interessato,  di un qualsiasi trattamento, fosse anche salvavita;

non v’è dubbio che idratazione e alimentazione artificiali con sondino nasogastrico costituiscano un trattamento sanitario: esse, infatti, si fondano su un sapere scientifico, che è posto in essere da medici, anche se poi proseguito da non medici, e consiste nella somministrazione di preparati come composto chimico implicanti procedure tecnologiche. Ciò del resto è convalidato dalla comunità scientifica internazionale e trova il sostegno della giurisprudenza del caso Cruzan e nel caso Bland, oltre ad allinearsi agli orientamenti della nostra giurisprudenza costituzionale; sicché una legge ordinaria che prevedesse forme di obbligatorietà di trattamenti di questo tipo si porrebbe in insanabile conflitto con il già citato art. 32, comma 2, della Costituzione;

peraltro se, con non poco azzardo, si volesse negare persino la qualifica di “trattamento sanitario” alla nutrizione ed idratazione artificiali – o ad altri interventi salvavita non ripristinatori, ma sostitutivi, di funzioni compromesse – essi sarebbero in ogni modo pienamente rifiutabili, ex art. 13 della Costituzione, come qualsiasi altra ingerenza sulla persona fisica;

come riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale, infatti, ogni individuo ha il pieno diritto (non di morire, ma) di non subire intromissioni sul proprio corpo, il che rappresenta l’espressione minima di quella libertà personale attribuita a chiunque, dunque anche al morente, dal già citato art. 13 della Costituzione;

il principio del rifiuto delle cure, pertanto, trova piena legittimazione nel nostro sistema costituzionale indipendentemente dalla qualificazione di esse come trattamento medico e/o accanimento terapeutico. L’idratazione e l’alimentazione attuate attraverso una sonda gastrica rappresentano una invasione del corpo del paziente, come tali interferenti con il suo diritto all’integrità fisica e, pertanto, sono bisognose di una specifica legittimazione alla pari di qualsiasi altro intervento medico invasivo; mancando tale legittimazione, anch’esse devono essere sospese e/o interrotte, indipendentemente dalla loro qualificazione come “trattamento medico”;

posto che norme di rango secondario non possono in alcun modo circoscrivere la portata delle citate disposizioni costituzionali;

delibera

di non procedere oltre nell’esame dell’art. 3, comma 6, del disegno di legge n. 10

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Ordine del Giorno

considerato che:

-  secondo la vigente normativa la spesa relativa al pagamento delle rette di permanenza nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA) per soggetti con handicap permanente grave o ultrasessantacinquenni non autosufficienti e’ ripartita per il 50% a carico del S.S.N. e per il restante 50% a carico dei Comuni, con l’eventuale compartecipazione dell’utente secondo i regolamenti regionali o comunali (All. 1 D.p.c.m. 14 febbraio del 2001, richiamato nell’art. 54 della legge 289 del 2002);

-  l’art.  3, comma 2 ter del d.lgs. 109 del 1998 prevede che la compartecipazione dell’utente alle spese di degenza debba avvenire considerando non gia’ il reddito dell’intero nucleo familiare, bensi’ la situazione economica del solo assistito;

-  i Comuni disattendono questa norma, basando la compartecipazione sul reddito dell’intero nucleo familiare arrivando anche a chiedere il pagamento dell’intero 50% della retta che per legge dovrebbe essere pagata dal Comune;

-  avverso tali richieste illegittime, grazie a diversi pazienti e loro familiari che si sono rivolti all’Aduc (associazione per i diritti degli utenti e consumatori), si e’ piu’ volte pronunciata la recente giurisprudenza amministrativa e ordinaria con sentenze e ordinanze cautelari (TAR Sicilia – Sez. distaccata di Catania, n. 42 del 11 gennaio 2007; Tar Lombardia-Milano, Ordinanza n. 602/08; TAR Toscana, sez. III, Ordinanza n. 733/07 del 7 settembre 2007, TAR Toscana, sez. II, Ordinanza n. 43/08 del 17 gennaio 2008; TAR Toscana sez. II, Ordinanza n. 291/2008; Sentenza 174/08 Tribunale di Lucca; Giudice di Pace di Bologna, sentenza n. 3598 del 12 ottobre 2006); sul punto si e’ altresi’ pronunciato il Consiglio di Stato, con ordinanza 2594/08 del 16 maggio 2008 su appello proposto dal Comune di Firenze all’ordinanza del TAR Toscana, sez. II, n. 43/08 del 17 gennaio 2008. Il Supremo organo di giustizia amministrativa ha cassato le doglianze dell’amministrazione ritenendo sussistenti sia il fumus boni iuris -la bonta’ ad un sommario esame delle considerazioni in punto di diritto- che il grave pericolo economico per gli anziani assistiti, stante la sproporzione fra i redditi percepiti dagli stessi e le somme richieste dalla pubblica amministrazione;

-  nonostante cio’ molti Comuni d’Italia, ASL e RSA disapplicano il dettato normativo giustificandosi con la mancata adozione del d.p.c.m. cui l’art. 3, comma 2 ter del d.lgs. 109 del 1998 fa riferimento, finalizzato ad “evidenziare la situazione economica del solo assistito”;

impegna il Governo:

all’adozione del DPCM citato al fine di dare attuazione definitiva alle disposizioni gia’ in vigore, anche prevedendo idonee misure compensative a beneficio di coloro che si trovino o si siano trovati nelle condizioni descritte in premessa.

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Ordine del giorno
 
 
Il Senato,
 
Premesso che l’Italia ha firmato la Dichiarazione universale dei diritti umani e da sempre le sue istituzioni repubblicane sono impegnate tanto in seno al sistema delle Nazioni unite nella promozione e protezione di quanto in essa fu codificato 60 anni fa;
 
Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;
 
Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo;
 
Considerato che è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione;
 
Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà;
 
Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali;
 
Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni.
 
Ricordando l’articolo Articolo 5 della Dichiarazione secondo il quale “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumane o degradanti”
 
Ricordando l’Articolo 8 secondo il quale “Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.
 
Ricordando l’Articolo 12 “Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.
 
E Notando in particolare l’Articolo 30 in cui si afferma che “Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati.
 
 
Impegna il Governo a
 
Tenere fede agli impegni assunti con la firma della Dichiarazione universale dei diritti umani adottando leggi che in nessun caso possano violare i diritti codificati dal quel documento.
 
 
Poretti, Perduca, Bonino, Chiaromonte
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Ordine del giorno 
 
 
 Il Senato,
 
Considerato che l’Italia ha ratificato il Patto internazionale sui diritti civili politici e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali riconoscendo l’universalità di quanto codificato dalle Nazioni unite nel 1966 ed entrati in vigore nel 1976.
 
Considerato che l’Articolo 5 il Patto internazionale sui diritti civili e politici prevede che “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti”.
 
Considerato che l’Articolo 5 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali stabilisce che “Nessuna disposizione del presente Patto può essere interpretata nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato, gruppo o individuo di intraprendere attività o di compiere atti miranti a sopprimere uno dei diritti o delle libertà riconosciuti nel presente Patto ovvero a limitarlo in misura maggiore di quanto è previsto nel Patto stesso.” E che “Nessuna restrizione o deroga a diritti fondamentali dell’uomo, riconosciuti o vigenti in qualsiasi Paese in virtù di leggi, convenzioni, regolamenti o consuetudini, può essere ammessa con il pretesto che il presente Patto non li riconosce o li riconosce in minor misura.”
 
Impegna il Governo a
 
rispettare quanto stabilito nei due Patti ratificati adottando leggi che in nessun caso violino o restringano i diritti e le libertà fondamentali codificate degli strumenti internazionali dei diritti umani ratificate dalla Repubblica italiana.
 
Poretti, Perduca, Bonino, Chiaromonte

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Ordine del giorno 
 
  
Il Senato,
 
considerato che le cure palliative non rientrano nel disegno di legge relativo al cosiddetto “testamento biologico”;
 
considerato che l’Italia ancora non si è data una normativa efficace e strutturata in tale materia;
 
considerato che tanto alla Camera dei Deputati quanto al Senato della Repubblica sono stati presentati disegni di legge che vogliono regolamentare il tema della cura della terapia del dolore;
 
auspicando che nelle prossime settimane il Parlamento possa portare a termine i necessari iter legislativi per l’adozione di una chiara normativa in materia di cure palliative;
 
impegna il Governo
 
ad adoperarsi affinché venga data priorità alla ricerca della necessaria copertura finanziaria per le cure palliative per milioni di italiani.
 
  
Perduca, Poretti, Bonino, Chiaromonte
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Ordine del giorno collegato al Ddl 10 e connessi

 
Il senato,
 
Considerato che secondo quanto contenuto nelle disposizioni finali del disegno di legge in materia di “testamento biologico” è prevista l’istituzione del “Registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento nell’ambito di un archivio unico nazionale informatico” e che “il titolare del trattamento dei dati contenuti nel predetto archivio è il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali”.
 
Considerato che l’utilizzo del cosiddetto software libero non implica il pagamento di licenze d’uso da parte della pubblica amministrazione;
 
considerato inoltre che la comunità di sviluppatori di programmi a fonte aperta o di software libero è usa elaborare codici e programmi in maniera partecipativa volta alla circolazione delle idee e delle conoscenze tecniche tali da consentire un’effettiva sicurezza e privacy dei dati sensibili trattati di molto superiore a quanto offerto dai programmi software cosiddetti proprietari;
 
Impegna il Governo
 
Ad avvalersi della consulenza partecipativa degli sviluppatori di software libero nella programmazione dell’archivio unico nazionale informatico riconoscendone pubblicamente il ruolo;
 
a pubblicizzare l’istituzione del Registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento attraverso una campagna multimediale, anche virale.
 
Perduca, Poretti, Bonino, Chiaromonte

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Proposta di Sospensiva

II Senato della Repubblica,       

- premesso che:

ai sensi dell’articolo 9 della Convenzione fatta a Oviedo il 4 aprile 1997 e resa esecutiva dalla legge n. 145 del 2001, le manifestazioni di volontà, con cui il paziente rende nota la determinazione di porre fine alla propria esistenza, sono prese in considerazione come atto di consenso alla sospensione dei trattamenti

- ritenuto che:

il testo base all’ordine del giorno dell’Assemblea disattenda questa fondamentale previsione di diritto internazionale pattizio, in violazione della clausola dell’articolo 117 primo comma della Costituzione, secondo cui “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”;
 

delibera:        

di sospendere l’esame del disegno di legge, che versa in evidente condizione di incostituzionalità.  

Perduca, Poretti, Bonino

 

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