Droga. Governo chiarisca il perché del veto su posizione Ue in materia di riduzione del danno. Interrogazione

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Interrogazione urgente a risposta scritta dei Senatori Marco Perduca e Donatella Poretti al Ministro degli esteri e al Dipartimento Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri 

Premesso:

che l’11 e 12 marzo prossimi, durante la 52esima sessione della Commissione Onu sugli stupefacenti che avrà luogo a Vienna dall’11 al 20 marzo, si terrà un segmento di alto livello in cui sono previste partecipazioni di rappresentanti dei governi;

considerato che tale riunione è stata convocata per valutare i risultati ottenuti dal piano di azione lanciato durante la Sessione Speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni unite del giugno 1998 che si era posto l’obiettivo di arrivare al 2008 a un “mondo senza droga”;

considerato che nei primi anni del 2000 tutti gli indicatori, dagli studi ufficiali delle Nazioni unite ai rapporti delle maggiori organizzazioni attive nel settore, hanno documentato,  una crescita esponenziale della produzione delle sostanze contenute nella prima tabella della Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, una costante espansione delle zone dove il consumo di sostanze cosiddette “leggere” e “pesanti” e solo recentemente una sostanziale stabilizzazione della produzione, consumo e commercio delle sostanziale proibite;

considerato quindi che negli ultimi 10 anni non è stato raggiunto nessuno degli obiettivi fissati nel 1998 dall’allora sottosegretario-generale Pino Arlacchi;

considerato che, al contempo, a livello europeo sono state promosse politiche che hanno progressivamente inquadrato le tossicomanie in un quadro socio-sanitario, in cui cosiddetta la “riduzione del danno” ha consentito la cura di persone con uso problematico di sostanze psicotrope salvando così migliaia di vite e consentendo il reinserimento di centinaia di persone in quel tessuto sociale ed economico da cui erano stati emarginati a seguito dell’assunzione delle sostanze stesse;

considerato che, anche in Italia, tanto la distribuzione di metadone quanto quella di siringhe sterili costituiscono prassi consolidata in materia di trattamenti a sostegno dei tossicomani, e che in varie occasioni sono state avanzate da amministrazioni locali proposte di apertura di sale dove poter consentire l’assunzione di sostanze per via endovenosa in un contesto sicuro e sterile;

considerato che nel mese di febbraio, durante i negoziati dei documenti che saranno di fronte alla 52esima Commissione Onu sulle droghe, il Dottor Giovanni Serpelloni, capo delle delegazione italiana, durante la definizione della posizione degli stati membri dell’Unione europea ha manifestato una serie di rilievi relativamente alla dicitura “riduzione del danno” (harm reduction) specificando:

che Il problema per quanto riguarda l’Italia non è lessicale, ma risiede piuttosto nella definizione del concetto stesso [della terminologia utilizzata] che non è mai stata spiegata fino ad ora;
che nel corso delle precedenti riunioni del gruppo orizzontale sulle droghe di Bruxelles, la delegazione italiana ha espresso la propria posizione proponendo la ricerca dell’adozione di un’espressione appropriata. Inoltre, che l’Italia ritiene che nessuna decisione sia mai stata presa dal gruppo orizzontale circa l’inserimento del termine “harm reduction” e su cosa questa espressione significhi. E che in su questa questione l’Italia condivide quanto da sempre avanzato dalla delegazione svedese; 

che l’Italia propone di continuare a lavorare sulla terminologia in questione per raggiungere un accordo circa una formula comune che possa essere accettata da tutti gli Stati Membri dell’Ue; 
che l’Italia riafferma di non aver mai dichiarato di “non poter più accettare l’uso del termine ‘harm reduction’ nella dichiarazione politica, e che nel momento in cui la presidenza di turno l’avesse utilizzato, avrebbe annunciate la propria posizione pubblicamente in occasione delle terza lettura della dichiarazione stessa”; 

che l’Italia è a favore di interventi volti alla riduzione di patologie e condizioni socialmente deviate derivanti dall’abuso di droghe e che questi interventi devono essere portati avanti assieme ad appropriate politiche di cura; 

che, da un punto di vista politico, l’Italia, non può accettare il termine “harm reduction” senza almeno una chiara spiegazione che questa espressione non includa politiche come le “injection room” oppure “somministrazione controllata di eroina”;

che l’Italia sostiene un approccio globale e multidisciplinare e che condivide le osservazioni fatte dalla Svezia che i negoziati non possono essere monopolizzati dal dibattito intorno al termine “harm reduction”. 

si chiede di sapere se: 

quanto affermato dal dottor Serpelloni corrisponda in effetti alla posizione del Governo italiano;
per quali motivi, stante l’ampia letteratura che documenta come la cosiddetta “riduzione del danno” non includa, né escluda, una vasta gamma di interventi tutti ritenuti unanimemente efficaci nel tentativo di curare le tossicomanie, il Governo ritenga di dover ottenere da parte dell’Unione europea la codificazione definitiva di ciò che è da considerarsi come riduzione del danno;

se non ritiene foriero di gravi conseguenze politiche, tanto comunitarie, quanto individuali, l’arrivare a imporre un veto a una posizione comune in materia di politiche socio-sanitarie da parte dell’Unione europea.

 

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