Interrogazione dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca al Ministro del Lavoro, Salute e Politiche sociali
Premesso che:
- gli articoli 6 e 7 della legge 22 maggio 1978, n. 194, consentono l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) dopo i primi 90 giorni in caso di grave pericolo per la vita della donna o quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna;
- mentre le IVG entro i primi 90 giorni sono in lieve costante diminuzione con un calo assoluto del 6,7 per cento dal 1997 al 2006 (140.525 nel 1997, 131.018 nel 2006) e una riduzione dell’11,3 per cento del tasso di abortività (265,7 aborti per 1.000 nati nel 1997 e 235,5 nel 2006), le IVG dopo il 90° giorno sono in crescita a causa dell’aumento dell’età media delle gestanti e del maggior ricorso alla diagnosi prenatale;
- anche se le IVG dopo i 90 giorni rimangono una piccola percentuale delle IVG, occorre considerare che un numero crescente di donne riesce ad utilizzare le procedure previste per i primi 90 giorni grazie alla precocità delle villocentesi, al test rapido PCR di lettura della mappa cromosomica e al miglioramento delle metodiche ecografiche;
- nella Relazione annuale trasmessa nel 2008 del Ministro della salute al Parlamento si suddivide il dato per fasce (13-15, 16-20 e 21 settimane) e si attribuisce un’evidente discrepanza tra le regioni (dallo 0,4 per cento della Campania al 7,2 per cento del Veneto) alla “diversa disponibilità di strutture che effettuano l’intervento oltre i 90 giorni di gestazione.”;
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Regione Ivg per 1000 nati vivi
IVG >90gg % IVG >90gg % obiettori (ginecologi, anestesisti, infermieri) Campania 185,3 47 0,4 83 73,7 74 Abruzzo 231,4 33 1,2 45,5 39,9 33,4 Calabria 175,6 42 1,2 75,5 68,9 57 Molise 281,3 9 1,4 82,8 77,8 82 Puglia 303 192 1,7 79,9 63,5 76 Umbria 293,4 33 1,7 70,2 62,6 72,1 Piemonte 272,7 234 2,1 62,9 41,8 23,3 Liguria 288,2 78 2,1 56,3 38,1 6,8 Trento 250,5 31 2,2 64 37,7 14,8 Basilicata 147,2 16 2,4 44 45,1 33 Toscana 259 238 2,6 55,9 28,2 32,7 Emilia Rom. 277,4 338 2,9 53,5 29,1 14,5 Sicilia 180,2 200 2,9 84,2 76,4 84,3 V. Aosta 266,1 8 3 16,7 44,4 0 Lazio 254,4 463 3,1 77,7 67,6 61,8 Lombardia 228,3 705 3,2 68,6 46,4 31,2 Sardegna 159,7 66 3,5 57,3 50,4 43,7 Marche 186,5 99 4 78,4 70,7 52,9 Friuli V.G. 219,8 89 5 59,8 40,2 37,1 Bolzano 115,8 36 6,4 74,1 43,3 68,8 Veneto 147,8 491 7,2 79,1 49,7 56,8
- l’articolo 9 della suddetta legge, nel regolamentare l’obiezione di coscienza da parte del personale medico, individua nella Regione l’ente che garantisce l’effettuazione degli interventi anche attraverso la mobilità del personale: “Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale”;
- la media nazionale di medici dei servizi di ostetricia e ginecologia, gli unici autorizzati a praticare gli aborti, sfiora il 70 per cento, con punte dell’80-85 per cento in alcune regioni meridionali, ed il dato è da ritenere in difetto per il ritardo della rilevazione per il Lazio (2001) e le Marche (2002);
- il basso numero di medici disponibili a fare aborti e la loro dispersione in un grande numero di strutture limita l’accessibilità al servizio e diminuisce l’esperienza e la qualità professionale delle prestazioni, rende difficoltoso l’aggiornamento specificamente previsto dall’art. 15 della legge n. 194, in gran parte disatteso anche per questa ragione. Se un ospedale può concentrare in poche sedute le IVG entro 90 giorni, per le IVG dopo i 90 giorni la presenza di uno o due medici non obiettori non permette il regolare svolgimento del servizio, in quanto l’induzione farmacologica con le prostaglandine necessita di una somministrazione su più turni continuativi di servizio. Come conseguenza molte strutture garantiscono un limitato servizio di IVG entro i 90 giorni, ma non forniscono il servizio di IVG dopo i 90 giorni, spesso concentrate in pochi centri di secondo e terzo livello;
- da alcune segnalazioni giunte all’associazione Luca Coscioni e come riportato in diversi organi di stampa, risulterebbe che nella città di Roma le IVG dopo 90 giorni sono praticate da soli 11 ginecologi ed in sole quattro strutture, e che in Piemonte oltre il 90 per cento dopo il 90° giorno è praticato presso una sola struttura e che la situazione è simile in tutte le regioni;
- la previsione dell’art. 9 che tutti gli enti ospedalieri siano tenuti a garantire le IVG è da tempo di fatto evasa con molte strutture che non effettuano le IVG prima e/o dopo 90 giorni;
- per garantire una maggiore continuità del servizio, una migliore qualità delle prestazioni ed una maggiore aderenza alle previsioni della legge, come per ogni altro tipo di prestazione sanitaria, il numero di interventi e il numero di operatori effettuati in ogni struttura è importante;
- sempre nella richiamata Relazione, alla tabella 19 (relativa ai dati riferiti al 2006), risultano enormi difformità in relazione al numero di IVG senza la rilevazione della settimana di gestazione. Ad esempio, in Lombardia ed Emilia Romagna, ogni IVG è indicizzata per settimana, con 0 IVG “non rilevate” (penultima colonna a destra). In Campania sono invece 2.589 le IVG senza rilevazione della settimana,
si chiede di sapere:
- se tutte le aziende sanitarie di ogni regione offrano e pratichino effettivamente le IVG prima e dopo i 90 giorni;
- quante aziende sanitarie di ogni regione non pratichino le IVG dopo i 90 giorni;
- quante divisioni di ostetricia e ginecologia di ogni regione non pratichino le IVG prima dei 90 giorni;
- quante divisioni di ostetricia e ginecologia di ogni regione non pratichino le IVG dopo i 90 giorni;
- quale sia il numero di IVG dopo 90 giorni praticato da ogni azienda sanitaria e da ogni divisione di ostetricia e ginecologia di ogni regione;
- quale sia il numero di ginecologi obiettori e non obiettori per ciascun presidio ospedaliero che ospita una divisione di ostetricia e ginecologia;
- se il Ministro in indirizzo intenda dare disposizione per includere i richiamati dati nella Relazione annuale al Parlamento;
- se non intenda agire con urgenza, anche presso le Regioni, affinché nell’ambito di una programmazione regionale le interruzioni volontarie di gravidanza siano effettuate solo in alcuni ospedali di secondo e terzo livello, individuando una soglia minima del numero di interventi a garanzia di una migliore qualità professionale, di un aggiornamento continuo e di una maggiore gratificazione del personale impegnato, garantendo la presenza di almeno il 50 per cento di medici e personale non obiettore da realizzarsi mediante la mobilità regionale da e verso le strutture individuate;
- se non ritenga importante, a maggiore tutela della salute e della riservatezza delle donne che ricorrono alle procedure previste dalla legge n. 194 del 1978, che sia fondamentale garantire una distribuzione più uniforme e razionale sul territorio delle strutture preposte a praticare le IVG in collaborazione con i consultori e i medici di fiducia delle donne;
- se la Relazione al Parlamento sulle IVG sarà presentata entro il mese di febbraio come prescrive la legge o se, almeno, sarà anche quest’anno presentata in primavera come è avvenuto nel 2008 e non in autunno come accadeva negli anni precedenti;
- quali siano le motivazioni dell’enorme divario fra le regioni riguardo al numero di IVG senza indicazione della settimana di gestazione (come da tabella 19 della Relazione annuale).
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