Lodo Moro. Stato italiano e rapporti col terrorismo palestinese. Interrogazione

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Interrogazione dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro degli Interni, al Ministro degli Affari esteri

Premesso che:

in un intervista di Aldo Cazzullo, pubblicata sul Corriere della Sera dell’8 luglio 2008, pagina 13, il Presidente emerito della Repubblica Sen. Francesco Cossiga affermava che “La strage di Bologna é un incidente accaduto agli amici della “resistenza palestinese” che, autorizzata dal “lodo Moro” a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro Paese, si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo”;

nella stessa intervista, Francesco Cossiga, parlando delle possibilità garantite ai militanti palestinesi sul suolo italiano, riferiva che “i palestinesi trasportarono un missile sulla macchina di Pifano, il capo degli autonomi di via dei Volsci. Dopo il suo arresto ricevetti per vie traverse un telegramma di protesta da George Habbash, il capo del Fronte popolare per la liberazione della Palestina: “Quel missile é mio. State violando il nostro accordo. Liberate subito il povero Pifano”;

il 14 agosto 2008, sempre sul Corriere della Sera, veniva pubblicata un’intervista di Davide Frattini a Bassam Abu Sharif (pag. 19), leader “storico” del Fronte di liberazione popolare palestinese “che ha seguito, tra gli anni Settanta e Ottanta, la “politica estera” dell’Fplp, i rapporti internazionali, compresi quelli con l’Italia”, dove, in risposta a una domanda del giornalista su quanto dichiarato dal Sen. Francesco Cossiga sull’esistenza di un “lodo Moro” con l’Italia, ovvero di “un’ intesa con il Fronte popolare” per cui questi potevano “trasportare armi e esplosivi, garantendo in cambio immunità dagli attacchi”, dichiarava: “Ho seguito personalmente le trattative per l’accordo. Aldo Moro era un grande uomo, un vero patriota. Voleva risparmiare all’Italia qualche mal di testa. Non l’ho mai incontrato. Abbiamo discusso i dettagli con un ammiraglio, gente dei servizi segreti, e con Stefano Giovannone (capocentro del Sid e poi del Sismi a Beirut, ndr). Incontri a Roma e in Libano. L’ intesa venne definita e da allora l’abbiamo sempre rispettata”, e ancora: “Ci veniva concesso di organizzare piccoli transiti, passaggi, operazioni puramente palestinesi, senza coinvolgere italiani. Dovevamo informare le persone opportune: stiamo trasportando A, B, C… Dopo il patto, ogni volta che venivo a Roma, due auto di scorta mi aspettavano per proteggermi. Da parte nostra, garantivamo anche di evitare imbarazzi al vostro Paese, attacchi che partissero direttamente dal suolo italiano”, specificando che ad essere informati fossero i servizi segreti italiani;

la versione dell’esistenza di un patto tra le istituzioni italiane e l’organizzazione terroristica dell’Fplp é confermata anche, secondo un articolo di Dino Martirano (Corriere della Sera del 15 agosto 2008, pagina 21), dall’avv. Giovanni Pellegrino, già Presidente della commissione Stragi, che definisce l’esistenza del lodo Moro “una certezza”, e spiega: “Moro ne accenna in una lettera all’ambasciatore Cottafavi del 22 aprile del ’78, durante la sua prigionia: Noi con i palestinesi ci regoliamo in altro modo…”. E commentando questa lettera, da ultimo, Miguel Gotor (autore del saggio “Lettere dalla prigionia”, Einaudi, ndr) ha individuato la genesi del “lodo Moro” nell’ ottobre del ‘ 73, “l’ anno della guerra del Kippur”, e più avanti nella stessa intervista ricorda che “In una delle lettere dalla prigionia Moro richiama l’ esperienza di Giovannone (capo centro del Sid a Beirut, ndr) dicendo che solo i palestinesi potevano fare da intermediari con le Br. E, ora, Abu Sharif conferma”;

emblematico, a conferma dell’esistenza del detto “lodo Moro”, é la lettera dello stesso sen. Cossiga al direttore del Corriere della Sera pubblicata nella stessa edizione del 15 agosto 2008 a pagina 21, dove scrive: “Ho sempre saputo non da carte o informazioni ufficiali – che mi sono state sempre tenute segrete -, dell’esistenza di un “patto di non belligeranza” segreto tra lo Stato italiano e le organizzazioni della resistenza palestinese, comprese quelle terroristiche quali la Fplp, che si é fatta viva nuovamente in questi giorni. Questo patto fu ideato e concluso da Aldo Moro [...]. Le clausole di questo patto prevedevano che le organizzazioni palestinesi potessero avere basi anche di armamento nel Paese, che avessero libertà di entrata e uscita e di circolazione senza essere assoggettati ai normali controlli di polizia perché “gestiti” dai servizi segreti [...]“;

l’agenzia di stampa AGI il 16 agosto pubblica il commento del giudice Rosario Priore, che fu istruttore dei procedimenti relativi al sequestro di Aldo Moro, che in merito alle rivelazioni dell’ex Ministro degli Interni Cossiga e di Abu Sharif conferma che “Il patto Moro esisteva ed e’ esistito per anni”;

il quotidiano Il Giornale del 19 agosto 2008 pubblica un altro scritto di Francesco Cossiga nel quale, oltre a riconfermare l’esistenza del patto segreto che avrebbe garantito la “salvaguardia del nostro Paese ed anche degli obbiettivi italiani all’estero, purché non cooperanti con il sionismo e con lo Stato d’Israele”, afferma a proposito dell’accordo che questo “fu sempre rispettato, dato che anche l’attentato all’aeroporto di Fiumicino del 1985 fu portato esclusivamente al banco di accettazione della compagnia aerea israeliana El Al e solo israeliane o ebree furono le vittime, e gli attentatori uccisi non furono colpiti dalle nostre forze di polizia ma dagli agenti segreti dello Shin Beth, dissimulati sotto le vesti di impiegati della compagnia di bandiera israeliana”;

nell’attentato all’aeroporto di Fiumicino del 1985 di cui parla il Senatore a vita Cossiga, morirono 13 persone e ci furono 67 feriti di varie nazionalità;

inoltre il 9 ottobre 1982 era già avvenuto l’attacco terroristico di matrice giordano-palestinese alla Sinagoga di Roma, dove perse la vita il piccolo Stefano Gaj Taché, cittadino italiano di due anni, e furono ferite 35 persone;

come rilevato da Guido Bedarida, già Presidente della Associazione Radicale Andrea Tamburi e Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, in un editoriale pubblicato sul giornale telematico Notizie Radicali dell’8 settembre 2008 (http://www.radicali.it/newsletter/index.php?numero=9392), le affermazioni del Sen. Francesco Cossiga, se corrispondenti al vero, inducono a ritenere:

- che esiste l’ipotesi che sia stato siglato un accordo tra lo Stato e organizzazioni terroristiche di matrice palestinese;

- che lo si sia fatto a scapito di Paesi alleati e dei loro cittadini;

- che fossero fissate delle clausole sul fatto che potessero (e quindi dovessero) esservi anche specifici obbiettivi (vittime);

- che questi potessero esservi ma non italiani;

- che questi, se anche italiani, non sarebbero stati tutelati in questo accordo dal loro Stato se “sionisti” o “ebrei”;

- che le forze dell’ordine, in quella occasione e quindi presumibilmente in tutte le eventuali altre simili, non si mossero e non si dovessero muovere lasciando agire i terroristi;

- che il Presidente emerito della Repubblica Sen. Francesco Cossiga ritiene oggettivamente verificato che vennero colpiti solo ebrei e sionisti e non “obbiettivi italiani”, ammette quindi che quelle vittime egli non le consideri oggi e non le considerasse allora come italiane né oggetto di salvaguardia e protezione da parte dello Stato italiano.

Per sapere:

se il Governo non intenda esperire ogni strumento previsto dalla legge al fine di accertare l’avvenuta esistenza di un siffatto accordo detto “lodo Moro” tra la Repubblica italiana e organizzazioni terroristiche internazionali;

se il Governo non intenda appurare se in tale accordo fossero previste clausole discriminatorie nei confronti di cittadini italiani e di altre nazionalità, di origine, religione e cultura ebraica, o appartenenti a – o collaboranti con – lo Stato di Israele, quali obbiettivi designati di attività terroristiche da parte delle medesime organizzazioni;

se, qualora fosse appurata la veridicita’ delle notizie diffuse circa l’esistenza del lodo Moro, il Governo non intenda intraprendere opportune azioni amministrative e giudiziarie nei confronti degli eventuali responsabili;

se il Governo, anche a fronte delle dichiarazioni citate in premessa da parte di chi ha ricoperto, anche all’epoca di alcuni fatti trattati, importanti e massimi incarichi istituzionali, non intenda manifestare l’ufficiale presa di distanze delle Istituzioni da simili ipotesi e la solidarietà e le rassicurazioni dell’esecutivo in carica nei confronti della comunità ebraica italiana e internazionale e dello Stato di Israele.

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1 Risposta to “Lodo Moro. Stato italiano e rapporti col terrorismo palestinese. Interrogazione”

  1. Lodo Moro. Stato italiano e rapporti col terrorismo palestinese. Interrogazione | SEN. DONATELLA PORETTI Says:

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