Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino. Violenze fisiche e strutturali. Interrogazione

Interrogazioni Stampa Stampa Invia un commento

Interrogazione al ministero della Giustizia

Premesso che:
- in data 28 novembre veniva resa nota la notizia di una denuncia da parte di Franco Corleone, Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze, di pestaggi e violenze fisiche da parte di agenti di polizia penitenziaria su alcuni internati nell’O.p.g. di Montelupo Fiorentino (Fi), ma anche disagi a causa del sovraffollamento o della mancanza, per diversi giorni, di acqua calda e riscaldamento.
Informazioni che Corleone avrebbe appreso tramite lettere a lui indirizzate, in qualita’ di Garante, da due internati dell’OPG.
- lo stesso Corleone non esclude l’interessamento della Magistratura ordinaria su questa vicenda e chiede l’intervento della Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e l’avvio di un’indagine interna.

Si chiede
- se il ministero e’ a conoscenza dei fatti e se non intenda aprire una indagine.
- se il ministero non intenda piu’ in generale intervenire sulla questione degli OPG, che nonostante il nome rassicurante di ospedali sono in realta’ carceri, dipendono dal Dap, hanno agenti penitenziari e regole degli istituti penitenziari, in palese contraddizione con la prioritaria salute delle persone internate che proprio perche’ ritenute incapaci di intendere sono fuoriuscite dal sistema giudiziario e dopo esser state ritenute non imputabili, con una perizia psichiatrica che ne attestasse anche la pericolosita’ sociale sono state internate.

Aggiungi fra i preferiti e condividi:

12 Risposte to “Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino. Violenze fisiche e strutturali. Interrogazione”

  1. Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino. Violenze fisiche e strutturali. Interrogazione | SEN. DONATELLA PORETTI Says:

    [...] Qui il testo integrale dell’interrogazione Aggiungi fra i preferiti e condividi: sociallist_d2e321f4_url = ‘http://blog.donatellaporetti.it/?p=377′; sociallist_d2e321f4_title = ‘Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino. Violenze fisiche e strutturali. Interrogazione’; sociallist_d2e321f4_text = ”; sociallist_d2e321f4_tags = ‘carcere,Montelupo Fiorentino,violenze’; [...]

  2. Maurizio Parenti Says:

    Gentilissima Senatrice Donatella Poretti, capisco e condivido le sue preoccupazioni e lo sdegno, per il mancato rispetto della dignità umana nei confronti di malati incapaci di intendere e di volere,
    ma attenzione non inneschiamo una caccia alle streghe se prima non abbiamo un giudizio della Magistratura.

    Se è vero, come è vero che qualsiasi cittadino è innocente fino al suo giudizio è altrettanto sacrosanto e vero rispettare l’innocenza dei Poliziotti imputati di tale vergognoso atto se vi è stato, quindi esprimo la mia solidarietà a quest’ultimi e altrettanto agli altri.

    Ripeto se, ma solo se e sottolineo ancora se,
    verrano giudicati colpevoli di pestaggio, allora per questi individui, non vi è pena che possa saldare tale debito con la giustizia,
    ma dobbiamo ancora fare attenzione a non infangare il buon nome della
    Polizia Penitenziari,
    per colpa di qualche singolo individuo, quindi indistintamente dal giudizio che la magistratura emetterà, fin d’ora va la mia solidarietà al corpo della
    Polizia Penitenziaria.

    Essi ogni giorno ed ogni notte, svolgono uno dei lavori più indispensabili alla sicurezza del Paese, cioè quello di custodire chi già è stato giudicato e che sicuramente è un soggetto potenzialmente pericoloso.

    Ogni uno di noi tutti i giorni nel cammino della vita incontra soggetti che possono essere persone perbene o no,
    loro i Poliziotti Penitenziari ogni giorno sanno che dovranno avere rapporti con soggetti potenzialmente pericolosi, insomma il carcerato non è li per una vacanza premio, se poi aggiungiamo a quest’ultimo l’incapacita di intendere e di volere, allora proviamo solo per un momento ad immaginare, a quali stress psicologici è sottoposto un
    Poliziotto Penitenziaro.

    Quindi facciamo attenzione alle parole, “pestaggio” è una parola bruttissima quanto pericolosa, aspettiamo ripeto e nel caso prendiamo tuttti i provvedimenti possibili affinchè tali situazioni non vadino nuovamente a crearsi, non puntiamo il dito contro nessuno, tantomeno contro coloro che ogni giorno ed ogni notte lavora per la nostra incolumita e quella dei nostri figli.

    Per il resto Illustrissima Senatrice sono pienamente concorde con Lei, la struttura di Montelupo è ben lontana dal pensiero di O.P.G. “OSPEDALE” La invito a prendere contatti con il Comune di Montelupo per una Visita all’O.P.G. DI MONTELUPO, io sono il Presidente della IV° Commissione Consiliare del Comune di Montelupo Fiorentino, “COMMISSIONE SCUOLA, CULTURA E FORMAZIONE PROFESSIONALE” che da oltre 4 anni si sta occupando della nuova destinazione d’uso della Villa Medicea che ospita L’O.P.G. e la nuova costruzione di quest’ ultimo, ma ancora senza risultati.

    La prego mi contatti non si limiti alla sua più che nobile interrogazione Venga a Montelupo, sarò onorato di farle vedere di persona come vivono queste Persone in questa struttura, sia i Poliziotti che Gli “Ospiti” e tutto il personale Civile e Sanitario che opera all’interno dell’O.P.G.

    La apetto fiduciuso.
    MAURIZIO PARENTI
    maurizio@montelupoluce.it

  3. Donatella Says:

    Gentile Maurizio Parenti,
    La ringrazio della cortese lettera e voglio subito rassicurarla: io non ho emesso sentenze, tantomeno di condanna nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria. Ho riportato la notizia come resa nota dalle agenzie e riferita alla denuncia del Garante Corleone sulla base di due lettere. Io ho chiesto e sollecitato il ministro a fare chiarezza sulla vicenda, chiarezza utile anche per evitare che sugli agenti si crei un clima di colpevolizzazione senza ragione.
    La prima volta che visitai l’Opg di Montelupo era alla fine degli anni Novanta, dopo una lettera simile a quella in questione e all’epoca pubblicata su un giornale locale. Insieme all’allora senatore della lista Pannella, Pietro Milio, ci appassionammo talmente a questa anomalia penitenziaria che li visitammo tutti e sei. All’Opg di Montelupo sono tornata altre volte, anche recentemente, e ho sempre trovato la grande dedizione sia del direttore dr. Scarpa che degli agenti penitenziari, e capisco le sue preoccupazioni.

    Non escludo che durante le feste di Natale riesca a fare una visita a Montelupo, in caso la chiamero’ sicuramente se mi fornisce dei recapiti telefonici!
    Cordiali saluti,
    Donatella Poretti

  4. Donatella Says:

    Onorevole Senatrice Donatella Poretti,

    non essendo in grado di aggiungere un commento alla sua interrogazione in
    merito agli episodi di violenza dell’OPG Montelupo, ho pubblicato sul mio sito
    la risposta:

    http://www.oism.info/it/legge/opg/lettera_di_tristano_ajmone_alla_sen_poretti.htm

    Le sarei grato se potesse leggerla, inserirla tra i commenti sul suo blog e
    rispondermi.

    Ringraziandola anticipatamente,

    Tristano Ajmone.

  5. Tristano Ajmone Says:

    Onorevole Senatrice Donatella Poretti,

    Anzitutto, voglio ringraziarla per aver tempestivamente inserito un link sul suo blog alla mia lettera di risposta (la sera stesso dell’invio!).

    Come le ho scritto, la questione della violenza istituzionale nell’OPG Montelupo Fiorentino mi sta particolarmente a cuore poiché ho vissuto in quell’istituto per un periodo di tempo considervole, testimoniando di persona all’atrocità delle violenze ivi perpetrate.

    Gli sviluppi della situazione verrano seguiti passo a passo sul sito della mia associazione (www.oism.info), dove verranno pubblicate tutte le email che io invio alla parti interessate (esclusi i casi in cui vi è una richiesta di riservatezza della corrispondenza). Gradirei anche pubblicare sul mio sito le risposte pubbliche circa questo argomento, a tal fine le chiedo di voler gentilmente approvare la moderazione dei miei commenti postati sul suo blog.

    Come può evincere dalla documentazione che sto raccogliendo sul mio sito a questo indirizzo:

    http://localhost/WebSites/OISM/PHP/it/legge/opg/index.htm#opg_montelupo

    ho contatto personalmente, in data 8 Nov. 2008, via email, il Garante dei diritti dei detenuti Franco Corleone, rendendogli la mia testimonianza circa le violenze cui ho testimoniato nell’OPG Montelupo Fiorentino. Alla stato attuale non ho ancora ricevuto una risposta.

    Le scrivo questa ulteriore email per una serie di motivazioni che ora mi accingo ad esporle con dovizia di particolari.

    Ritengo anzitutto che quest’occasione di una denuncia interna di pestaggi da parte di agenti penitenziari a danno dei detenuti vada colta al balzo per poter aprire un’inchiesta che getti luce su quanto accade all’interno dell’OPG Montelupo. Episodi di violenza sono la norma e non l’eccezione all’interno di quell’istituto. La domanda che sorge spontanea è, dunque, come mai non trapelano mai questi episodi di violenza?

    La risposta a questa domanda (cruciale) verte sul buon senso. Come lei stessa scrive, ha avuto modo di visitare l’OPG Montelupo Fiorentino; non pretendo che lei conosca la struttura come me (che ci ho vissuto quasi un anno), però spero lei concorderà con me sulle seguenti considerazioni.

    Come è possibile che in una struttura che, complessivamente, non è enorme, episodi di violenza di questo tipo passino inosservati? Per esperienza, posso garantirle che i pestaggi da parte degli agenti hanno luogo nei corridoi delle sezioni, nella cella della vittima o, in alcuni casi, la vittima viene trascinata in una cella vuota e lì viene picchiata dalla squadretta. Quindi, non vi è modo che gli altri detenuti non vengano a conoscenza dei pestaggi, anche solo per il fatto che dopo il pestaggio incontreranno la vittima. La questione che frena i detenuti dall’esporsi è la PAURA DELL’ISTITUZIONE E DELLA VENDETTA.

    Inoltre, chiediamoci: com’è che le violente percosse passano inosservate al personale medico? Tenga conto che l’OPG, a differenza di un carcere ordinario, è un istituto in cui il personale medico e psicologico (nonché educatori e volontari) interagisce quotidianamente con i detenuti per quelli che sono i «progetti riabilitatitvi». Oltre a questa considerazione le offro la mia esperienza personale in qualità di testimone oculare: il personale medico copre queste vicende omettendo di stilare referti medici in merito ai segni di violenza riscontrati sui detenuti.

    Ci tengo a farle presente che sono molto addentro alla vita dell’OPG Montelupo. Durante il mio soggiorno in OPG mi sforzai quanto più possibile di raccogliere testimonianze circa le violenze che accadevano là dentro, sperando di potervi arrecare giustizia il giorno in cui sarei tornato libero. Già al tempo della mia detenzione in OPG mi premunì di costruire relazioni solide con le persone eticamente rette tra i detenuti e il personale (e mi creda, ve ne sono!).

    Grazie a questa rete che mi costruì allora, e che tutt’oggi coltivo, sono stato in grado di ricostruire gli eventi cui si riferisce la denuncia del Garante Franco Corleone.

    Un ragazzo di nome S******** M. è stato picchiato da un’agente penitenziario, ed ha denunciato la cosa. Le basterà verificare le iniziali che le ho fornito (e il computo degli asterischi nel cognome) per verificare l’attendibilità di quanto le sto dicendo. L’agente che ha perpetrato il pestaggio è un’agente che ha numerosi precedenti per simili atti di violenza. Negli anni passati procurò lesioni irreversibili al timpano di un detenuto prendendolo a cazzotti. Non sono disposto a credere che, anche in quel caso (con lesioni permanenti che hanno compromessi l’equilibrio fisico della persona), il personale medico non si è accorto di nulla. L’agente in questione è noto tra i detenuti come «Mussolini», per via della sua corpuratura fisica e per la totale assenza di capelli. Quanto le ho detto basta a chiarire a qualunque frequentatore dell’OPG chi sia l’agente penitenziario in questione.

    Le cose di cui sono a conoscenza sull’OPG sono tante, forse … troppe. Per esempio, sempre di recente, in seguito a un pestaggio (degli agenti lo avevano chiuso in una cella e pestato) un ragazzo ha ingoiato delle lamette. Anche questo è sfuggito ai medici? O bisogna aspettare che i detenuti che vivono sotto un regime di terrore e tortura facciano loro il primo passo?

    E poi, vogliamo distinguere tra violenza e violenza, al fine di capire quanto accade davvero all’interno di quest’OPG?

    I pestaggi dei detenuti da parte degli agenti hanno luogo per diversi motivi:

    Il detenuto aggredisce l’agente, e il corpo agenti interviene.

    Un agente ha un dissidio con un detenuto e decide di punirlo arbitrariamente

    I medici ordinano la contenzione fisica del detenuto, questi si ribella e gli agenti lo menano per condurlo al letto di contenzione.
    Voglio richiamare di nuovo la sua attenzione al confronto in diretta tv tra me e il dott. Antonino Calogero, direttore dell’OPG Castiglione delle Stiviere. Di fronte alle mie asserzioni circa il fatto che in OPG hanno luogo i pestaggi, egli risponde:

    “Non metto in dubbio che i fatti possano essere veri, però mi lascia molto sconvolto perché quando si deve intervenire, per esempio perché effettivamente c’è uno stato di agitazione … allora inevitabilmente si interviene in gruppo per bloccare, per fare meno danni possibile, che è completamente diverso dal concetto di pestaggio, di punizione cioè fatta per altri motivi che non ha nessuna indicazione per queste …”

    (il video completo può essere visionato a questo indirizzo: http://vimeo.com/2221781)

    Comprende dove voglio arrivare? Secondo i medici psichiatri, tutti i passaggi che conducono il «paziente» al letto di contenzione sono da considerarsi interventi terapeutici. Ovviamente questi passaggi comportano il prelevamento del detenuto dalla cella, il fronteggiamento della sua riluttanza a farsi legare, e l’immobilizzazione fisica al letto (e l’iniezione coatta di sedativi). Questo tipo di violenza è la violenza istituzionale che sta alla base dell’OPG. A Castiglione delle Stiviere non vi sono agenti penitenziari, quindi i pestaggi li eseguono gli infermieri. A Montelupo, essendovi gli agenti, i pestaggi «terapeutici» vengono delegati agli agenti penitenziari.

    La domanda spontanea, a questo punto, è: Gli psichiatri e i medici di Montelupo hanno davvero interesse a portare a galla la verità circa i pestaggi, quando la maggior parte di essi ha luogo poiché conseguono alle loro direttive di legare le persone?

    Ho avuto modo di leggere la risposta di Maurizio Parenti (Presidente della IV° Commissione Consiliare del Comune di Montelupo Fiorentino) alla sua interrogazione. Nella risposta di Parenti ho ritrovato i pregiudizi che consentono all’OPG di essere un’istituzione totale da cui nessuna denuncia può sperare di uscir fuori:

    “Gentilissima Senatrice Donatella Poretti, capisco e condivido le sue preoccupazioni e lo sdegno, per il mancato rispetto della dignità umana nei confronti di malati incapaci di intendere e di volere, ma attenzione non inneschiamo una caccia alle streghe se prima non abbiamo un giudizio della Magistratura …

    … ma dobbiamo ancora fare attenzione a non infangare il buon nome della Polizia Penitenziari [sic!], per colpa di qualche singolo individuo, quindi indistintamente dal giudizio che la magistratura emetterà, fin d’ora va la mia solidarietà al corpo della Polizia Penitenziaria. Essi ogni giorno ed ogni notte, svolgono uno dei lavori più indispensabili alla sicurezza del Paese, cioè quello di custodire chi già è stato giudicato e che sicuramente è un soggetto potenzialmente pericoloso.

    Ogni uno di noi tutti i giorni nel cammino della vita incontra soggetti che possono essere persone perbene o no, loro i Poliziotti Penitenziari ogni giorno sanno che dovranno avere rapporti con soggetti potenzialmente pericolosi, insomma il carcerato non è li per una vacanza premio, se poi aggiungiamo a quest’ultimo l’incapacita di intendere e di volere, allora proviamo solo per un momento ad immaginare, a quali stress psicologici è sottoposto un Poliziotto Penitenziaro.

    Per il resto Illustrissima Senatrice sono pienamente concorde con Lei, la struttura di Montelupo è ben lontana dal pensiero di O.P.G. “OSPEDALE” … Venga a Montelupo, sarò onorato di farle vedere di persona come vivono queste Persone in questa struttura, sia i Poliziotti che Gli “Ospiti” e tutto il personale Civile e Sanitario che opera all’interno dell’O.P.G.

    — Maurizio Parenti, sul Blog della Sen. Poretti

    Le contraddizioni di Parenti sono evidenti: la maggior parte degli internati all’OPG Montelupo sono lì in virtù del fatto di essere stati ASSOLTI dai reati da loro commessi, in virtù della presunta incapacità d’intendere e volere. Il concetto stesso dell’incapace è ciò che impedisce alle vittime della violenza istituzionale dell’OPG di rivendicare giustizia: privati della propria capacità giuridica non sono legalmente in grado di far valere i propri diritti di cittadini.

    Colgo l’occasione per ricordarle che, per quanto concerne la capacità giuridica, sono stato il portavoce italiano (al Presidente del Consiglio, on. Romano Prodi) per le proposte di emendamento della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

    La prego di voler prendere in seria considerazione quanto le ho scritto. Le ho anche fornito dettagli preziosi circa gli eventi di cui parliamo. Non si dimentichi che mi sto avvalendo della collaborazione di persone interne all’OPG che mi contattano e mi informano degli sviluppi, esponendosi a rischi notevoli — detenuti che escono in permesso e possono accedere ai telefoni pubblici, altri che sono in licenza esperimento, altri che hanno finito il proprio percorso giudiziario, e anche membri del personale che non si fidano dei propri colleghi.

    Io stesso, scrivendo questa lettera, mi espongo a rischi personali. Agli agenti che hanno perpetrato le violenze basta andare a ripescare nei registri la fotocopia della mia carta di identità per risalire al mio indirizzo di casa.

    È tempo che qualcuno apra il vaso di Pandora! Che venga alla luce che gli OPG sono un inferno per le persone destituite, senza famiglia e amici, e che — rovescio della medaglia! — sono un paradiso per quei mafiosi che riescono a convertire la pena all’ergastolo in proscioglimento a 5 anni. L’assicuro che ai mafiosi ed ai pezzi grossi, negli OPG non viene torto un capello! È tutto riconducibile al potere … C’è chi ha la divisa e chi il camice, e dall’altra parte c’è chi non ha neppure la capacità girudica.

    Sono anni che lotto per portare alla luce queste violenze e, nonostante sia arrivato a portare le mie testimonianze finanche alle Nazioni Unite e all’OMS, e che abbia condotto un programma radiofonico su questo tema, le istituzioni non hanno raccolto questa sfida. La soluzione di quest’enigma è molto semplice: bastano dei confronti, basta additare gli agenti responsabili delle violenze e ascoltare le testimonianze di chi ha vissuto in questi posti. Le persone disposte a parlare non mancano ma se si seguiterà a stendere un velo di silenzio su queste denunce pubbliche non si farà mai giustizia.

    Mi sto attivando per coinvolgere varie organizzazioni internazionali per i diritti umani, affinché questa vicenda possa ricevere la dovuta attenzione e possa essere gettata luce su quanto accaduto.

    La ringrazio di nuovo per l’attenzione e le chiedo di pubblicare questa mia lettera sul suo blog.

    Tristano Ajmone,
    Presidente OISM (Osservatorio Italiano Salute Mentale)
    http://www.tristano.oism.info

  6. Ilaria Bologna Says:

    Onorevole Senatrice Donatella Poretti,
    mi chiamo Ilaria Bologna e per più di un anno ho lavorato come medico di guardia presso la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, meglio conosciuta come “Le Vallette”.
    Non conosco per esperienza diretta la realtà dell’OPG. Leggere dei pestaggi e capire che non sono un’eventualità remota ed eccezionale, ma una realtà tanto grave quanto comune non richiede del resto una conoscenza approfondita: un’esperienza che non sia di solamente un paio di visite di mezz’ora all’interno di un’istituzione totale consente di capire immediatamente di cosa si sta parlando.
    Al signor Maurizio Parenti cui preme che “il buon nome della Polizia Penitenziaria non sia infangato” mi sento di sottolineare che all’interno delle strutture carcerarie, e gli OPG nei fatti lo sono, i pestaggi da parte degli agenti (addirittura organizzati in apposite “squadrette”) sono all’ordine del giorno, sono l’ovvietà di fronte a cui si trovano tutti i detenuti e tutto il personale che all’interno della struttura lavora. Medici in prima linea, è il caso di dire. Occorre una specificazione per quanto riguarda il ruolo del medico in carcere: nella maggior parte delle Case Circondariali di dimensioni medio-grandi il medico, fisicamente presente 24 ore su 24 all’interno dei padiglioni o delle sezioni, volente o nolente a stretto contatto con gli agenti, ha primariamente un ruolo da “manutentore”. Deve garantire il benessere psico-fisico del detenuto non perché abbia la possibilità reale di approcciarsi a lui come a un suo paziente vero e proprio, ma perché l’istituzione per cui lavora esige ordine, e non esiste ordine se non attraverso “la salute” del detenuto. Automaticamente il medico assume anche poteri custodiali, e spesso non solo secondariamente. Il pestaggio raramente avviene nella totale ignoranza del medico: è piuttosto frequente che il detenuto picchiato venga poi portato in infermeria per “un controllo” e che siano palesi segni che rendono possibile, e francamente non solo al cosiddetto “occhio clinico”, risalire all’accaduto. A seconda di quanta complicità/connivenza esista tra il medico e gli agenti, e dunque di quanto questi ultimi ritengano di dover temere, gli agenti stessi sono più o meno espliciti nel riconoscere cosa è effettivamente successo: potranno sostenere che “sono stati costretti”, che “il detenuto era agitato e aggressivo”, o addirittura apertamente compiacersi di “aver dato una lezione”. A volte viene finta una rissa tra detenuti (il detenuto facilmente non parla per paura di un ulteriore pestaggio). In alcuni casi il detenuto non viene nemmeno portato in infermeria, e questo avviene soprattutto se gli agenti temono che il medico in turno possa refertare in cartella clinica le prove indiscutibili di ciò che è successo.
    Una questione a parte sono poi le violenze praticate nei cosiddetti Reparti di Osservazione Psichiatrica, sezioni speciali in cui soggiornano, su richiesta della magistratura o a seguito di segnalazione del personale carcerario, i detenuti che potenzialmente “affetti da patologia psichiatrica” sono candidati al percorso dell’ospedale psichiatrico giudiziario. In tali sezioni la contenzione a mezzo di manette, la sedazione non consensuale con iniezioni di psicofarmaci, la rimozione degli oggetti personali e di abiti, lenzuola e coperte “a scopo precauzionale” sono comuni ed “automatiche”, e anche quando sono iniziative autonome degli agenti di Polizia Penitenziaria devono comunque essere confermate ed autorizzate in cartella clinica dal medico (quasi sempre uno psichiatra).
    La domanda immediata dovrebbe essere: perché allora non esistono denunce di pestaggi da parte del personale sanitario in primis? La risposta è duplice. Per la mia esperienza i medici penitenziari si dividono grossolanamente in due categorie. Alcuni, sia per convinzione, comodità o quieto vivere, assumono totalmente il ruolo dei garanti dell’ordine e nella pratica sono spesso quasi indistinguibili dagli agenti, se non perché rispetto a loro hanno più potere. Certamente non saranno loro a denunciare i pestaggi. Altri, la minoranza, pur riconoscendo la realtà della sistematica violenza di Stato, arrivano comunque presto a considerarla la “tragica quotidianità” con cui devono avere a che fare, che disapprovano con lo scuotere la testa ma che “bisogna accettare, questo posto è così”. I pochi che condannano e tentano di denunciare sono voci sole facilmente zittite, anche con la perdita del posto di lavoro: un medico “disallineato” crea diseconomia nel sistema.
    Non lavoro più in carcere e la mia scelta, francamente in parte anche indotta, deriva dalla definitiva presa di coscienza di chi, dopo aver ingenuamente tentato di “fare bene il proprio lavoro perché meglio di niente”, realizza irreversibilmente l’enormità dell’aberrante meccanismo cui deve sottostare, e come tale meccanismo gli impedirà sempre di ricoprire eticamente il proprio ruolo: perchè gli impedisce di curare per prima cosa gli interessi del paziente che è sempre prima di tutto un detenuto; gli impedisce di tutelare la relazione medico-paziente e con essa la confidenzialità e la segretezza delle informazioni scambiate; gli impone, più o meno sottilmente, di assumere ruoli educativo-disciplinari che non devono competergli.
    Leggendo dei pestaggi nell’OPG di Montelupo tristemente non posso stupirmi, come non posso credere che infermieri e medici, psichiatri e non, ne fossero e ne siano all’oscuro. Come non potrò stupirmi se durante la sua visita a Montelupo, accompagnata dal signor Maurizio Parenti, nulla dovesse sembrare particolarmente fuori posto, se non, forse, qualche crepa nel muro.
    La ringrazio dello spazio concessomi.
    Ilaria Bologna

  7. Donatella Says:

    Ringrazio tutti quelli che stanno intervenendo sulla questione fornendomi spunti e materiale utilissimo. Questi sono giorni difficili in cui sono bloccata a Roma, ma come gia’ anticipato le ferie di Natale possono essere un buon motivo per approfondire ulteriormente.
    Grazie ancora,
    Donatella Poretti

  8. RoccoMartinello Says:

    Onorevole Senatrice Donatella Poretti,
    desidero ringraziarLa sentitamente per il Suo interesse a questo problema.
    Spero che verrà fatta luce su questi fatti e che la Sua attenzione sull’argomento, anche nell’interessare le istituzioni competenti, continui.
    La ringrazio per l’attenzione concessami e spero che pubblicherà questa lettera sul Suo blog.
    I miei migliori nonché più distinti saluti,
    Rocco Martinello Boves (CN)

  9. Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino. Telegrammi con richieste di aiuto, la situazione e’ intollerabile | SEN. DONATELLA PORETTI Says:

    [...] psichiatrica che ne attestasse anche la pericolosita’ sociale, sono state internate.    Qui il testo integrale dell’interrogazione con i commenti dei visitatori Aggiungi fra i preferiti e condividi: sociallist_7b68c3c2_url = [...]

  10. Donatella Says:

    Egr. Senatore
    Come da nostra conversazione telefonica, Le allego una nota che avevo già inviata qualche giorno fa alla redazione del quotidiano locale La Nazione per precisare la mia attuale posizione rispetto all’Amministrazione Penitenziaria. Dal 14 giugno non sono più titolare dell’Istituto e non ho più competenza, né posso decidere in merito alla gestione di risorse economiche e del personale, per quanto riguarda gli aspetti della vivibilità della struttura (riscaldamento, acqua calda alle doccie, ritiro, lavaggio e ricambio lenzuola, cucina e tutto quanto non è strettamente attinente i processi di cura e riabilitazione psichiatrica delle persone internate). Ho in gestione solo la parte sanitaria e pertanto il personale medico e, indirettamente, quello infermieristico. L’attuale OPG non è altro che un Istituto Penitenziario diretto da un Dirigente Penitenziario che ha responsabilità e competenza nella organizzazione del lavoro.
    Voglio, in particolare, precisare che sono pienamente d’accordo, ed in sintonia, con lo spirito del DPCM 1-4-08 del quale auspico la piena e sollecita attuazione per quanto concerne gli OPG (allegato C). In Toscana seguo il tavolo regionale di coordinamento con le tre regioni che dovranno essere collegate all’OPG di Montelupo (Lazio, Sardegna ed Umbria) e con le quali si è stabilito un primo contatto attraverso una riunione nel mese di Ottobre ed un calendario di incontri nei prossimi mesi.
    E’ stato inoltre attivato, di concerto con l’Assessorato alla Salute, un coordinamento con i Dipartimenti di Salute Mentale della Regione Toscana per analizzare ed individuare ulteriori progetti e percorsi di cura per favorire la dimissione dei pazienti toscani in OPG.
    L’Azienda USL 11, della quale faccio parte, ha intrapreso azioni concrete per affrontare i problemi assistenziali più urgenti.
    Tutto questo al fine di dare la giusta e corretta informazione e per acquisire la collaborazione degli organi di stampa e politici che possono agire da leva per la piena attuazione del processo di superamento dell’attuale trattamento delle persone internate negli OPG.
    I miei più cordiali saluti
    Dr. Franco SCARPA
    Psichiatra Azienda USL 11
    Coordinatore Servizi sanitari dell’OPG di Montelupo Fiorentino

  11. Pannia Says:

    Onorevole Senatrice Donatella Poretti, mi chiamo Giovanni Pannia , ho 41 anni e sono di Vibo Valentia.

    Questo commento per informarvi di un pestaggio da me subito in carcere accaduto il 7 agosto del 2009.

    In seguito all’assunzione, a mia insaputa, di sostanze cannabinoidi (poi risultate dagli esami delle urine) mi sono trovato in uno stato di incapacità di discernere (per come comprova la documentazione medica) e sono entrato in una abitazione privata e poi in una chiesa.
    Sono stato arrestato dai Carabinieri di Stromboli ( successivamente non convalidato dal G.I.P. presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto) e dopo circa 4 ore trascorse nella cella della caserma mi hanno portato con la motovedetta a Milazzo, quindi in caserma per dei rilievi e poi al carcere di Messina Gazzi in quanto ritenuto responsabile per i reati di furto e danneggiamento.

    Basta che digitiate il mio nome su Google per leggere ancora gli articoli stampa dei giornali locali, descrizione dei fatti da me poi smentita.

    Appena arrivato in carcere sono stato rinchiuso in cella, dove circa quattro Agenti carcerieri, nonostante le mie condizioni di salute fisica e mentale a dir poco disumana (la stessa dichiarazione del Direttore del carcere di Gazzi, inviata al Gip preposto alla convalida ne fa piena prova) si sono brutalmente avventate contro di me denudandomi con forza strappandomi i vestiti di dosso, picchiandomi con schiaffi e pugni, rompendo la catenina ed il crocefisso che porto al collo, una volta a terra hanno continuato a tirarmi forti calci, il tutto è durato per circa 15 minuti.

    Dopo avermi fatto i rilievi, mi hanno portato in un’altra cella lugubre e sudicia e lasciandomi completamente nudo hanno continuato a vessarmi per il solo gusto di provocare lesioni sfidandomi con parole minacciose e mediante l’uso di idranti, tanto che ero costretto ad alzare letto e materasso per ripararmi, letto che poi hanno tolto dalla cella, costringendomi a sdraiarmi per terra.

    Per questi fatti ho riportato danni sia fisici, con evidenti ematomi in faccia e sul corpo, che psichici.

    Dopo tre giorni, appena uscito dalla Casa Circondariale di Messina per interessamento dei miei familiari e con intervento dei legali Avv. Salvatore Staiano e Avv. Antonio Porcelli, sono stato trasferito in ambulanza e visitato dai medici del pronto soccorso dell’ospedale Piemonte e successivamente ricoverato presso il reparto di psichiatria dell’ospedale di Vibo Valentia.

    Ora non ho più neanche il mio lavoro in quanto il mio datore mi ha destinato ad altra mansione e non sembra intenzionato a riaffidarmi la mia mansione originaria.

    Del pestaggio subito in carcere fino ad ora non ho parlato con gli organi di informazione.

    Ma trascorso un anno da quei terribili fatti, visto che ho presentato querela a carico del Personale della Polizia Penitenziaria l’8 settembre 2009 ho deciso di rendere Pubblica la vicenda in quanto credo sia ingiusto che tali individui non abbiano ancora ricevuto la loro giusta punizione e potrebbero continuare a perpetrare ad altri quello che hanno fatto a me.

  12. EvaP Says:

    URGENTISSIMO!!! Per piacerem AIUTATEMI per evitare che io finisca nell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo.
    Il 23.11.2010, un psichiatra perito, senza avermi mai visitata, ha diagnosticato che io fossi completamente incapace di intendere e volere, almeno dal 1990, schizofrenica paranoida, delirante, querulomane, aggressiva, di elevata pericolosità sociale a seguito della diagnosi di un giudice di pace di Pistoia che mi sta processando per il reato di diffamazione. Sono processata perché ho scritto su manifesti messi in giro per Pistoia che due avvocati sono “delinquenti, melliflui, subdoli collusi con i magistrati” nominativamente indicati. L’avvocato di ufficio mi ha riferito che il 13 gennaio 2011 esce la sentenza, che sarà corredata di condanna di esecutività immediata, quindi sarò portata nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo. Il perito ritiene che non aveva mai incontrato un caso così grave nella sua prassi e io avessi bisogno di cure urgenti e psicofarmaci per tutelare me e il mio benessere. Il 14 dicembre 2010 è stato tentato di applicarmi un TSO presso il Comune di Montecatini Terme (PT), ma l’arrivo inaspettato di un mio amico ha fatto cambiare idea agli agenti e al personale sanitario, quindi sono stata portata ammanettata nell’ospedale di Pescia, dove il psichiatra mi ha visitata e mi ha rilasciata, anche senza farmi assumere dei psicofarmaci, ritenendomi sana di mente che non necessita TSO. Sono madre di un ragazzo, laureata in economia e commercio presso l’università degli studi di Firenze nel 1999, incensurata, ho lavorato fino al dicembre 2007 presso una società internazionale molto prestigiosa. Sono molto preoccupata di dover finire presso questa struttura. E’ stato lanciato un appello su Facebook per me dal Comitato spontaneo dei cittadini contro la mala giustizia della quale faccio parte, sulla pagina di Otello Martini di Sora. Vi prego di firmare e diffondere l’appello perché non so più di quale pesce prendere. Nemmeno ai terroristi, agli assassini viene fatta una perizia del genere, per di più contro la loro volontà e senza visitarli che hanno commesso dei reati molto più gravi. Non credo proprio che il reato di diffamazione, di competenza del giudice di pace, quindi considerata per un reato non grave debba avere queste conseguenze irreversibili non solo sulla mia persona, sulla mia famiglia, ma anche sulla società che deve sostenere tutti i costi in merito, in un Paese, asseritamente democratico. dott.evapolak@yahoo.it

Invia un commento

Devi essere un utente registrato per inviare un commento.

WP Theme & Icons by N.Design Studio
RSS Articoli RSS Commenti Accedi