Emendamenti al ddl 733 contenente disposizioni in materia di sicurezza pubblica

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G 102
Ordine del Giorno  DDL 733-A
Premesso che:

nel mese di settembre 2008, una ragazza ghanese di 20 anni, immigrata irregolare e senza fissa dimora, dopo un intervento abortivo in un ospedale pubblico, riconosciuta dai funzionari di Polizia in servizio presso la struttura, è stata arrestata per violazione della legge “Bossi-Fini” sull’immigrazione;
il provvedimento e’ stato convalidato dalla magistratura, che ha emesso un ordine di allontanamento dal territorio italiano.


Considerato che:
come anche sottolineato dal servizio Immigrazione dell’Aduc (associazione per i diritti degli utenti e consumatori) questo provvedimento potrebbe rivelarsi un precedente pericoloso in quanto:
le donne immigrate irregolari saranno motivate ad abortire clandestinamente, con grave pregiudizio della propria salute individuale e di quella pubblica: le statistiche ufficiali non a caso ci indicano in aumento il fenomeno degli aborti clandestini fra le immigrate irregolari rispetto ad un trend generale di diminuzione degli aborti;
anche nel caso un immigrato clandestino fosse affetto da una malattia infettiva, per paura di essere identificato presso una struttura sanitaria pubblica ed espulso, sarà spinto a non curarsi comportando il rischio concreto di trasmettere a sua volta  a terzi, anche non clandestini e non immigrati, la medesima infezione;
in altri Paesi, opportune misure sono state adottate al fine di non ostacolare l’accesso degli immigrati irregolari presso le strutture sanitarie, come ad esempio negli Stati Uniti d’America dove è vietato dalla legge l’ingresso dei funzionari dell’immigrazione negli ospedali.

impegna il Governo

ad adottare appositi provvedimenti al fine di garantire agli utenti delle strutture sanitarie nel territorio nazionale la non imputabilità per reati contro le leggi sull’immigrazione.

Poretti, Perduca, Bonino

G 103
Ordine del Giorno  DDL 733-A

considerato che:
l’ong di assistenza e aiuto sanitario, Medici Senza Frontiere (MSF), conosciuta in tutto il mondo per il suo impegno umanitario, il 31 ottobre 2008 e` stata costretta a chiudere le sue attivita` sull’Isola di Lampedusa, dopo sei anni, a causa del diniego del Ministero degli Interni a firmare un nuovo Protocollo d’Intesa e a rilasciare il permesso necessario affinche´ MSF continui ad operare adeguatamente;
MSF ha garantito dal 2002 visite mediche d’emergenza gratuite per i migranti che arrivano sull’isola dopo aver attraversato un drammatico viaggio in mare. Dal 2005 fino ad oggi il team di MSF ha visitato 4.550 migranti, 1.420 solo fra gennaio e ottobre del 2008;
l’assistenza sanitaria e di primo intervento di MSF ha consentito in questi anni un supporto importante, necessario e utile al servizio sanitario regionale che non riesce, viste le continue gravi emergenze, a far fronte autonomamente all’assistenza di migliaia di persone che necessitano di primo soccorso;
nei primi dieci mesi del 2008 le persone sbarcate sulle coste dell’Isola di Lampedusa sono state piu` di 25.000;
negli ultimi anni tra i migranti sbarcati a Lampedusa vi e` stato un incremento di patologie dovute alle condizioni dei viaggi in mare (traumi, ipotermia, ustioni etc.);
rispetto agli anni scorsi la popolazione migrante e` cambiata, dal momento che sempre piu` persone provengono da zone di guerra o paesi colpiti da carestie, come Somalia, Eritrea, Sudan ed Etiopia (30 per cento);
un dato rilevante e` costituito dall’incremento del numero delle donne (12 per cento) e dei minori (8 per cento), con un aumento delle donne in gravidanza (151 dall’inizio dell’anno);
il mancato rinnovo delle necessarie autorizzazioni e dell’intesa tra lo Stato italiano e MSF per l’espletamento dei servizi sanitari alla popolazione migrante sull’isola di Lampedusa, rischia di configurare una violazione delle disposizioni nazionali e internazionali sul rispetto dei diritti umani sottoscritte dall’Italia,

impegna il Governo:

a rinnovare il Protocollo d’Intesa e i permessi necessari alla Ong Medici Senza Frontiere per l’assistenza sanitaria alle popolazioni migranti sull’Isola di Lampedusa.

Poretti, Perduca, Bonino

4-101
DDL 733-A
EMENDAMENTO
Art. 4
al comma 1, dopo le parole: “comma 1″,inserire le seguenti:” e comunque non oltre un anno dalla presentazione dell’istanza”.

PORETTI,PERDUCA,BONINO

Con le modifiche al primo comma, intendiamo ristabilire un principio di diritto fondamentale nei rapporti con la pubblica amministrazione: la certezza dei tempi di ottenimento del decreto di cui all’art. 7 della legge 91/92 e delle conseguenze che ne derivino. La proposta del Governo, infatti, stabilisce che per l’esito positivo dell’istanza di concessione di cittadinanza, non sia intervenuta separazione personale o divorzio, scioglimento o annullamento del matrimonio alla data di emissione del decreto stesso. Come visto, i casi di ritardo dell’Amministrazione, sono a volte eclatanti e non vi sono, si sa, rimedi giudiziali adeguati per spingere il Ministero a pronunciarsi nei termini di legge. Il ricorso al Tar per il silenzio inadempimento della P.a., in materia di cittadinanza (un provvedimento discrezionale dell’amministrazione), non rappresenta nei fatti che un ennesimo e costoso tassello per il cittadino straniero. Dunque, ancorare la situazione di fatto utile per la concessione della cittadinanza al momento dell’emissione del decreto significa esporre l’istante alla merce’ dei tempi e delle inefficienze del Ministero. E comunque rendere del tutto incerta, contrariamente ad ogni principio di diritto, il se e il quando dell’istanza stessa, a tempi futuri.

4.105
DDL 733-A
EMENDAMENTO

Art. 4
Dopo il comma 1 aggiungere il seguente:
” 2. L’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 364 del 1994 è sostituito dal seguente:
” Art. 3. – 1 . Per quanto previsto dagli articoli 2 e 4 della legge 7 agosto 1990, n. 241, il termine per la definizione dei procedimenti di cui al presente regolamento è di trecentosessantacinque giorni dalla data di presentazione della domanda”

PORETTI,  PERDUCA BONINO

Attualmente i tempi legali del procedimento amministrativo (ai sensi della legge 241/90) di concessione di cittadinanza, previsti dall’art. 3 del  D.p.r. n. 364 del 1994, ossia il Regolamento che attua le procedure della Legge 91 del 1992,  sono di due anni circa (settecentotrenta). Non solo, ma dalle esperienze che i lettori che scrivono al sito di Aduc Immigrazione raccontano, sembra che le procedure di fatto durino anche molto tempo in piu’, persino quattro o piu’ anni, senza che sia data alcuna giustificazione del ritardo. Riteniamo che due anni, senza che sia in alcun modo dettagliata l’istruttoria che si va compiendo, siano un tempo troppo lungo per l’amministrazione. Per questo, con l’introduzione del terzo comma all’art.4 del ddl, cogliamo l’occasione per modificare il termine in via generale (e non solo per le pratiche di cittadinanza derivanti da matrimonio con cittadino italiano) e ridurlo ad anni uno (trecentosessantacinque giorni

4.109
DDL 733- A
EMENDAMENTO

Art. 4
Sopprimere il comma 3

PORETTI, PERDUCA BONINO

Si prevede di sopprimere la cosiddetta tassa di cittadinanza. Un governo che si vanta di essere liberista e che ha costruito il proprio consenso sull’abbattimento delle tasse con il seguente articolo crea una nuova imposta di stampo protezionista e nazionalista che va a colpire i più deboli. L’esatto contrario di quanto faceva Robin Hood.

4.110
DDL 733- A
EMENDAMENTO

Art. 4
Sopprimere il comma 4

PORETTI, PERDUCA, BONINO
Si prevede di sopprimere la cosiddetta tassa di cittadinanza. Un governo che si vanta di essere liberista e che ha costruito il proprio consenso sull’abbattimento delle tasse con il seguente articolo crea una nuova imposta di stampo protezionista e nazionalista che va a colpire i più deboli. L’esatto contrario di quanto faceva Robin Hood.

12.100
DDL 733- A
EMENDAMENTO

Art. 12
Sopprimere l’articolo

PORETTI, PERDUCA, BONINO
L’impiego dei minori nell’accattonaggio non si risolve mettendo in galera tutta la comunità rom o sinti, questo articolo tramuta l’impiego di minori nell’accattonaggio da semplice contravvenzione in delitto. L’impiego dei minori va contrastato con iniziative di carattere culturale e attraverso pratiche di mediazione ed integrazione.

12.0.101
DDL 733- A
EMENDAMENTI

Dopo l’articolo 12 introdurre l’articolo 12 bis
“E’ abrogato il comma 11-bis dell’articolo 61 del codice penale”

PORETTI, PERDUCA, BONINO

Viene chiesta l’abrogazione di una norma inserita nel codice penale dal Decreto Legge 23 maggio 2008, n. 92. Esso prevede espressamente che la pena venga aumentata “se il fatto è commesso da soggetto che si trovi illegalmente sul territorio nazionale” Si tratta di una circostanza aggravante palesemente illegittima in quanto crea una sperequazione tra lo straniero irregolare e lo straniero regolare (o l’italiano), infatti a parità di reato il primo subirebbe una pena più severa. Pendono già due ricorsi alla Corte Costituzionale. Si è con questa norma codificato il deprecabile diritto penale del reo. Si puniscono le persone e non i fatti.

13.100
DDL 733- A
EMENDAMENTO

Art. 13
Sopprimere i commi 2 e 3

PORETTI, PERDUCA, BONINO

La norma è vaga ed indeterminata come non deve essere una norma penale. Prevedere un aumento di pena nei casi di fatti commessi nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori significa dire che vi sarà sempre e in ogni caso un aumento di pena. Non si capisce l’aggravante, che viene introdotta al comma 3, del delitto di violenza sessuale, se il fatto è commesso all’interno o nelle vicinanze della scuola    frequentata dalla persona offesa.

DDL 733
19.103
EMENDAMENTO

Art. 19
Sopprimere l’ articolo.

Perduca, Poretti, Bonino

proponiamo l’abrogazione, ritenendola una vera e propria follia del legislatore, che pensa di risolvere il fenomeno immigrazione o, peggio ancora, di tutelare la sicurezza, a colpi di dibattimenti penali. La norma penale mira in generale a sanzionare un comportamento, prevalentemente doloso, in offesa si’ ad un precetto scritto, ma soprattutto ad un “bene sostanziale” comunemente sentito come importante e inviolabile. Chi di noi, parlando con un cittadino africano o asiatico o latino americano, non ha sentito una fitta al cuore sentendosi raccontare storie di vita inaudite, di poverta’, di violenze, di negazione di liberta’ e di futuro? E chi di noi non ha pensato dentro se’ sentito al contempo pieta’ e ammirazione, chi, come hanno fatto i popoli di tutto il mondo da sempre, al suo posto avrebbe tentato la sorte fuggendo? Molti di loro vorrebbero essere regolari e lavorare alla luce del sole, viaggiare liberamente e non dover sempre nascondersi. Ad oggi, con la politica dei flussi di ingresso contingentati e’ di fatto quasi impossibile, e comunque altamente improbabile, (si ottengono difficilmente visti  per turismo, molte le domande inoltrate e mai evase, quote senza speranza ecc….).  In una situazione di fatto e di diritto del genere ce la sentiamo di introdurre il reato in questione, con la reclusione fino a quattro anni!?
Il diritto penale dovrebbe essere una vicenda personale e individuale, e mirare a sanzionare una “ribellione” (vera e offensiva) di una singola persona verso il comune e pacifico spirito di convivenza, non certo a fingersi panacea per un fenomeno collettivo che non si intende altrimenti gestire!
Pur non prevedendo per il reato di clandestinità in prima facie una sanzione detentiva ma solo pecuniaria, seppur impossibile (quale extracomunitario avrà mai 10 mila euro da pagare come ammenda?) comunque la norma crea una quantità di lavoro giudiziario insopportabile per le già affaticate procure. L’accertamento della clandestinità ai fini dell’espulsione e dell’ammenda determina un carico inutile di lavoro. Inoltre surrettiziamente si inserisce comunque una pena detentiva spropositata in quanto si punire il divieto di reingresso per la persona espulsa.

DDL 733
19.10
EMENDAMENTO

Art. 23

Sopprimere l’articolo

Perduca, Poretti, Bonino

Si estende l’obbligo della custodia cautelare in carcere dal solo crimine di associazione a delinquere di stampo mafioso anche ad altri delitti. Ciò provocherà un ulteriore ondata di affollamento penitenziario. Si consideri che già ora il 55% della popolazione detenuta è composta da persone in attesa di giudizio, percentuale doppia rispetto alla media europea.

23.0.101
DDL 733- A
EMENDAMENTO

Dopo l’articolo 23 inserire l’articolo 23 bis
“E’ abrogata la legge 59 del 2006.

Perduca, Poretti, Bonino

Vanno abrogate le norme sulla legittima difesa che rendono sproporzionate le reazioni alle azioni e non tengono conto della scala gerarchica dei valori costituzionali, suggerendo ai cittadini l’uso delle armi anche quando non è necessario così creando insicurezza.

24.0.100
DDL 733- A
EMENDAMENTO

Dopo l’articolo 24 inserire l’articolo 24 bis
“Dopo l’articolo 27 inserire l’articolo 27 bis

Perduca, Poretti, Bonino

L’amministrazione penitenziaria deve organizzare corsi di preparazione al rilascio per i condannati che devono scontare meno di sei mesi di pena residua. Essi vanno organizzati in concorso con gli enti locali e con le organizzazioni private. A tal fine deve favorire la presenza di questi detenuti in appositi istituti omogenei.” L’aiuto al reinserimento dei detenuti crea sicurezza.

34.100
DDL 733- A
EMENDAMENTO

Art. 34

Sopprimere l’articolo

Perduca, Poretti, Bonino

La norma modifica l’impianto dell’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario. A nostro avviso è palesemente incostituzionale. Proprio poche settimane fa il Comitato europeo per la prevenzione della tortura è venuto in visita in Italia per accertare le condizioni di detenzione dei reclusi sottoposti al regime di cui all’articolo 41 bis, secondo comma dell’ordinamento penitenziario. In questa norma si vuole: allungare il regime duro sino a 4 anni prorogabili all’infinito, prevedere la riapertura di carceri quali l’Asinara e Pianosa (chiuse anche per i costi enormi), invertire l’onere della prova della pericolosità facendola gravare sul detenuto (cosiddetta probatio diabolica), riducendo il diritto alla difesa (vengono contingentati i colloqui coi difensori) dando la competenza sui reclami al solo tribunale di sorveglianza di Roma (violando palesemente il principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge). Alcuni mesi fa era intervenuto un giudice californiano, D.D. Sitgraves, per dirci che in Italia c’è il rischio di tortura a causa del tanto venerato 41 bis. Il 41 bis è un regime penitenziario pesantissimo che proprio a causa della sua estrema durezza la Corte Costituzionale ha affermato che debba necessariamente essere temporaneo. L’isolamento prolungato a cui i detenuti sono sottoposti produce effetti irreversibili di de-socializzazione e de-localizzazione. I vetri divisori ai colloqui, la negazione di ogni forma di socialità, la chiusura di ogni rapporto con l’esterno sono giuridicamente e costituzionalmente tollerabili solo se limitati nel tempo. Eppure a destra come a sinistra ci si indigna quando, dopo sedici anni di regime, un detenuto viene derubricato (questa è la terminologia carceraria) a detenuto As (regime poco meno duro del 41 bis). Pare che il 41 bis sia l’unica arma del diritto a disposizione delle forze investigative contro la mafia. Agli inizi degli anni Novanta, ossia a pochi anni dalla sua introduzione, un funzionario dell’amministrazione penitenziaria italiana nel rispondere agli ispettori del Comitato europeo per la prevenzione della tortura di Strasburgo, affermava che il 41 bis serviva a far parlare i detenuti. Una pratica che assomiglia tanto alla tortura. Tortura che in Italia non è reato.

34.0.100
DDL 733- A
EMENDAMENTO

Dopo l’articolo 34 inserire l’articolo 34 bis.
“Dopo l’articolo 593 del codice penale é inserito il seguente:
“Art. 593- bis . – (Tortura) – Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che infligge ad una persona, con qualsiasi atto, lesioni o sofferenze, fisiche o mentali, al fine di ottenere segnatamente da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che essa o una terza persona ha commesso o é sospettata di aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei o su di una terza persona, o per qualsiasi altro motivo fondato su ragioni di discriminazione, é punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La pena é aumentata se ne deriva una lesione personale. É raddoppiata se ne deriva la morte. Alla stessa pena soggiace il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che istiga altri alla commissione del fatto, o che si sottrae volontariamente all’impedimento del fatto, o che vi acconsente tacitamente. Qualora il fatto costituisca oggetto di obbligo legale l’autore non é punibile”.

Donatella Poretti, Marco Perduca, Emma Bonino, Marilena Adamo,Benedetto Adragna, Silvana Amati, Alfonso Andria, Giuseppe Astore, Fiorenza Bassoli, Dorina Bianchi, Enzo Bianco, Tamara Blazina, Emanuela Baio Dossi, Daniele Bosone, Anna Maria Carloni, Gianrico Carofiglio, Felice Casson, Franca Chiaromonte, Vannino Chiti, Ombretta Colli, Gerardo D’Ambrosio, Silvia Della Monica, Roberto Della Seta, Vincenzo De Luca, Mauro Del Vecchio, Luigi De Sena, Roberto Di Giovan Paolo, Cecilia Donaggio, Lucio D’Ubaldo, Giuseppe Esposito, Anna Finocchiaro, Anna Rita Fioroni, Salvo Fleres, Maria Pia Garavaglia, Rita Ghedini, Mirella Giai, Manuela Granaiola, Claudio Gustavino, Pietro Ichino, Maria Fortunata Incostante, Maria Leddi, Massimo Livi Bacci, Franco Marini, Pietro Marcenaro, Andrea Marcucci, Francesca Maria Marinaro, Ignazio Marino, Alberto Maritati, Daniela Mazzucconi, Rita Levi Montalcini, Claudio Micheloni, Colomba Mongiello, Fabrizio Morri, Magda Negri, Francesco Pardi, Achille Passoni, Stefano Pedica, Carlo Pegorer, Oskar Peterlini, Roberta Pinotti, Nino Randazzo, Francesco Rutelli, Gian Carlo Sangalli, Luciana Sbarbati, Anna Maria Serafini, Achille Serra, Silvio Sircana, Albertina Soliani, Luigi Vimercati, Vincenzo Vita, Luigi Zanda.

Si tratta di introdurre nel codice penale italiano il crimine di tortura. La norma crea sicurezza per le persone arrestate o comunque detenute. “É stato facile stabilire un primo punto fermo: cosa debba intendersi per tortura. Su questo punto ci soccorrevano la storia, gli scritti dei grandi illuministi (Verri, Beccaria, Voltaire, Manzoni), le letture recenti (ad esempio, La Question di Henri Alleg, sulla guerra di Algeria, o La Confessione di Arthur London, in cui il dirigente politico cecoslovacco descrive gli orribili metodi con cui i servizi di sicurezza del suo Paese torturavano i dissidenti politici negli anni cinquanta); ci sono state di grande aiuto anche le sentenze della Corte europea sui diritti dell’uomo (ad esempio quelle sulle cosiddette tecniche di aiuto all’interrogatorio, usate dagli inglesi nell’Irlanda del Nord), o il rapporto della Commissione europea sui diritti dell’uomo nella Grecia dei colonnelli. Senza nemmeno discuterne tra noi, ci é sembrato evidente che la tortura fosse qualunque violenza o coercizione, fisica o psichica, esercitata su una persona per estorcerle una confessione o informazioni, o per umiliarla, punirla o intimidirla. Nella tortura la disumanità é deliberata: una persona compie volontariamente contro un’altra atti che non solo feriscono quest’ultima nel corpo o nell’anima, ma ne offendono la dignità umana. Nella tortura c’é insomma l’intenzione di umiliare, offendere e degradare l’altro, di ridurlo a cosa…”. Cosí Antonio Cassese nelle sue memorie di Presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o dei trattamenti inumani o degradanti.

35.0.100
DDL 733- A
EMENDAMENTO

Dopo l’articolo 35 inserire l’articolo 35 bis
“L’articolo 28 del codice penale è sostituito dal seguente:
« ART. 28 – (Interdizione dai pubblici uffici). L’interdizione dai pubblici uffici è perpetua o temporanea. L’interdizione perpetua dai pubblici uffici, salvo che dalla legge sia altrimenti disposto, priva il condannato:
1) del diritto di elettorato passivo o di eleggibilità in qualsiasi comizio elettorale;
2) di ogni pubblico ufficio, di ogni incarico non obbligatorio di pubblico servizio, e della qualità ad essi inerente di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio;
3) dell’ufficio di tutore o di curatore, anche provvisorio, e di ogni altro ufficio attinente alla tutela o alla cura;
4) dei gradi e delle dignità accademiche, dei titoli, delle decorazioni o di altre pubbliche insegne onorifiche;
5) degli stipendi, delle pensioni e degli assegni che siano a carico dello Stato o di un altro ente pubblico;
6) di ogni diritto onorifico, inerente a qualunque ufficio, servizio, grado, o titolo e delle qualità, dignità e decorazioni indicati nei numeri precedenti;
7) della capacità di assumere o di acquistare qualsiasi diritto, ufficio, servizio, qualità , grado, titolo, dignità, decorazione e insegna onorifica, indicati nei numeri precedenti.
L’interdizione temporanea priva il condannato della capacità di acquistare o di esercitare o di godere, durante l’interdizione, i predetti diritti, uffici, servizi, qualità , gradi, titoli e onorificenze.
Essa non può avere una durata inferiore a un anno, né superiore a cinque.
La legge determina i casi nei quali l’interdizione dai pubblici uffici è limitata ad alcuni di questi .”

Perduca, Poretti, Bonino

La sicurezza richiede politiche di integrazione. I diritti civili e politici sono universali; fra i diritti politici, in primo luogo, vi è il diritto all’elettorato attivo. L’esclusione di coloro che sono in esecuzione penale, a volte anche dopo molti anni dal « fine pena », ossia sino a che non interviene la riabilitazione, configura un’ingiustificata preclusione all’esercizio di uno dei diritti fondamentali dell’individuo. La presente proposta di legge prevede l’eliminazione della privazione del diritto di elettorato attivo dall’elenco delle pene accessorie. La complessiva serie di effetti che consegue alla condanna continua a rispecchiare un’ottica di esclusione dal contesto sociale e democratico, e comunque non di aiuto al recupero sociale della persona che, pur avendo sbagliato e scontato la sua pena, si trova privata di importanti diritti, quali, ad esempio, il diritto di elettorato attivo. Tale limitazione non può che costituire uno scoglio insormontabile ai fini di un effettivo reinserimento sociale: per tale motivo, è dunque auspicabile un intervento legislativo in un campo che da tempo non ha subito modifiche migliorative e che, invece, avrebbe effetti positivi proprio in vista di quanto previsto dal terzo comma dell’articolo 27 della Costituzione. La presente proposta è quindi tesa ad eliminare la privazione del diritto di elettorato attivo dal novero delle pene accessorie, e in particolare dalle limitazioni attualmente riconducibili all’interdizione dai pubblici uffici, previste all’articolo 28 del codice penale.

37.0.101
DDL 733- A
EMENDAMENTO

Dopo l’articolo 37 inserire l’articolo 37 bis
“Sono soppressi gli articoli 1, 3, 4, 5, 7, 8, 9 della legge 251 del 2005.”

Perduca, Poretti, Bonino

Viene abrogata la parte della legge Cirielli-Vitali sulla recidiva del 2005. La legge sulla recidiva fa sì che il diritto penale divenga un diritto penale dell’autore anziché del fatto. La legge Gozzini ha perso il suo carattere di universalità. I recidivi sono trattati alla stregua dei mafiosi e dei sequestratori, non considerando che la maggior parte degli utenti delle carceri italiane sono recidivi. A tutti i recidivi, in quanto tali, viene aumentata la pena sino a un terzo (prima era sino a un sesto) nel caso di nuovo delitto non colposo e sino alla metà (prima era sino a un terzo) nel caso di nuovo delitto non colposo dello stesso tipo del precedente, e comunque se commesso nei cinque anni successivi alla prima condanna. Inoltre nei confronti dei recidivi si allungano notevolmente i tempi per accedere a permessi premio, semilibertà, affidamento in prova al servizio sociale, lavoro all’esterno. Tra le norme più rigide vi è quella che prevede che i benefici non possono essere concessi più di una volta al condannato al quale sia stata applicata la recidiva prevista dall’articolo 99, quarto comma, del codice penale. Si afferma altresì nella legge che la sospensione dell’esecuzione della pena detentiva e l’affidamento in prova in casi particolari nei confronti di persona tossicodipendente o alcooldipendente, cui sia stata applicata la recidiva prevista dall’articolo 99, quarto comma, del codice penale, possono essere concessi se la pena detentiva inflitta o ancora da scontare non supera i tre anni (oggi il limite è di quattro anni) e comunque possono essere concessi solo una volta. Per questo le disposizioni della legge sulla recidiva, ribattezzata anche ammazza Gozzini, vanno abrogate

37.100
DDL 733- A
EMENDAMENTO

Art. 37

Sopprimere l’articolo

Perduca, Poretti, Bonino

La norma impone agli operatori privati che prestano servizi di pagamento nella forma del money transfer di conservare il titolo di soggiorno dell’immigrato che vuole fare un versamento internazionale .
Ciò comporta che: 1)gli irregolari non possono inviare soldi alle loro famiglie;
2) gli operatori finanziari diventano tanti piccoli o grandi delatori. Una cosa del genere si è vista solo nella Germania nazista e nell’Unione sovietica. Per gli operatori che non fanno i delatori è prevista la cancellazione dall’albo.

39.103
DDL 733- A
EMENDAMENTO

Art. 39

Sopprimere la lettera b)

Perduca, Poretti, Bonino

Viene inserita una tassa di 200 euro anche per chi chiede il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. La misura è iniqua e illiberale.

39.350
DDL 733- A
EMENDAMENTO

Art. 39

Sopprimere la lettera h)

Perduca, Poretti, Bonino

Prevedere, per il rilascio del permesso di soggiorno CE, un test di conoscenza della lingua italiana per i soggiornanti di lungo periodo. Questo è inaccettabile e crea una discriminazione con quegli italiani (si pensi ai veneti o ai siciliani) che parlano e sanno parlare solo in dialetto. La norma è evidentementexenofoba.

39.351
DDL 733- A
EMENDAMENTO

Art. 39

Sopprimere la lettera l)

Perduca, Poretti, Bonino

L’estensione del periodo di permanenza in un centro di identificazione per immigrati, dagli attuali 60 giorni fino a un massimo di diciotto mesi costituisce un vulnus ai diritti fondamentali della persona. Si deve tenere conto che si tratta di uomini, donne o bambini (non esclusi dalla norma)  innocenti.  Inoltre la lettera l)prevede anche l’arresto obbligatorio nel caso di inottemperanza all’ordine di espulsione. Con questa ultima norma siamo fuori dall’Europa in quanto comunque si inserisce surrettiziamente il crimine di clandestinità.

39.352
DDL 733- A
EMENDAMENTO
Art. 39

Sopprimere la lettera r)

Perduca, Poretti, Bonino

Si prevede la tassa di 200 euro anche per chi chiede il rinnovo o il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi familiari.

39.100
DDL 733
Emendamento
Art. 39

Sopprimere l’ articolo.

Perduca, Poretti, Bonino

40.0.100
DDL 733- A
EMENDAMENTO

Perduca, Poretti, Bonino

Dopo l’articolo 40 inserire l’articolo 40 bis

“I corpi di polizia municipale possono essere dotati di armi solo in casi eccezionali decisi dal Prefetto. I sindaci  possono assumere provvedimenti riguardanti la sicurezza pubblica incidenti sulla libertà personale solo dopo averne informato il Comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza ed averne ottenuto il parere conforme”.

Perduca, Poretti, Bonino

Si tratta di evitare lo stato di polizia municipale che ha prodotto ordinanze e provvedimenti ridicoli e pericolosi allo stesso tempo. Si pensi a chi vieta di sedersi su una panchina o a chi vieta di comprare i cornetti di sera.

DDL 733- A

EMENDAMENTO
Art. 41

Sopprimere l’articolo

Perduca, Poretti, Bonino

Introduce nel Testo unico dell’immigrazione i c.d. accordi di integrazione. Prevede che lo straniero sottoscriva un “accordo di integrazione”, articolato per crediti, con l’impegno a sottoscrivere specifici obiettivi di integrazione. E’ praticamente un accordo di integrazione a punti per gli stranieri regolari. Norma che discrimina rispetto agli italiani che non si comportano a modo. L’accordo di integrazione assomiglia a un accordo di assimilazione.  Siamo ben lontani dal melting pot statunitense.

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2 Risposte to “Emendamenti al ddl 733 contenente disposizioni in materia di sicurezza pubblica”

  1. Tortura. Il Governo accolga emendamento. Urgente introdurre il reato di tortura | SEN. DONATELLA PORETTI Says:

    [...] Qui il testo dell’emendamento [...]

  2. Sicurezza. 61 senatori per emendamento su reato di tortura. Italia non perda occasione rimandata da 21 anni | SEN. DONATELLA PORETTI Says:

    [...] Achille Serra, Silvio Sircana, Albertina Soliani, Luigi Vimercati, Vincenzo Vita, Luigi Zanda     Qui il testo dell’emendamento Aggiungi fra i preferiti e condividi: sociallist_163812f6_url = [...]

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