Ultimo atto. Ma non e’ finito il mondo…

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L’ultima giornata della legislatura e’ stata davvero da ultimo atto di una tragedia, ma siccome in corso d’opera e’ diventata la penultima chissa’ che non si possa fare di peggio.
8.45 la commissione Sanita’ e’ convocata per una deliberante annunciata al telefono come una legge di beneficenza. In 10 minuti si fa, son tutti d’accordo. Si tratta di consentire la raccolta e la distribuzione di farmaci non utilizzati e “scaduti” alle onlus che si occupano di sanita’ ai poveri. Subito stupisce il termine “scaduti”, prima cercano di convincerci che un farmaco scaduto dura comunque un ulteriore anno. Poi risultato chiaro che non si possono dare farmaci scaduti in beneficenza, viene fuori che quelli scaduti si raccolgono, ma solo quelli non scaduti vengono dati in beneficenza. Come queste onlus verranno monitorate sull’uso corretto, non e’ chiaro. E’ chiaro invece che lo smaltimento lo faranno come un utente finale. Insomma un bel regalo alle case farmaceutiche cui dare in beneficenza sarebbe costato molto meno rispetto allo smaltimento dei farmaci, rifiuti particolari.
Col gruppo pd si toglie la deliberante e il testo che la commissione affari sociali in due giorni aveva votato in legislativa non diventa legge. L’atto e le modalita’ arroganti di conduzione dell’operazione condotta dal Pdl e dal ministro Balduzzi hanno termine alle 14.
Ore 9 l’aula e’ convocata con all’ordine del giorno due provvedimenti in materia di giustizia: il ddl della Severino con la messa in prova, le misure alternative al carcere e la riforma forense. Tempi armonizzati: 15 minuti a gruppo per ciascun provvedimento. Tutto in attesa che arrivi il decreto firme per le elezioni.
E’ chiaro da subito che l’accordo di portare i due testi in aula non regge. Lega Nord e Idv ottengono senza colpo ferire che la messa in prova torni in commissione Giustizia, e nonostante il “rammarico” del Pd e del ministro i lavori vanno avanti come se nulla fosse. Il presidente Schifani nonostante un commesso venisse scazzottato dai leghisti coi loro striscioni, e volassero parolacce e minacce, neppure sospende.
Si deve passare al secondo punto all’ordine del giorno: riforma forense. Votiamo due pregiudiziali in palese mancanza di numero legale. Breve pausa pranzo di 30 minuti, e alle 14 riprende la brutta pagina di un paio d’ore. E’ evidente che il numero legale e’ garantito dai pianisti, nel merito interveniamo solo noi radicali, ma il voto finale racconta che erano davvero pochi a sostenerla: 91 favorevoli, 52 contrari e 27 astenuti. Per 12 voti… 12 maledetti e miseri voti. Poi guardi le agenzie di stampa ed e’ una valanga di commenti positivi alla riforma storica che il Paese aspettava da decenni. Cio’ che e’ avvenuto al Senato, non e’ accaduto.
Si ratificano dei trattati e gli auguri dei senatori che se ne vanno a casa diventano numerosi. Gli avvocati hanno fatto la loro, quelli del Pd c’hanno le primarie… e il Senato si mette in attesa dell’arrivo del decreto firme.
C’e’ l’accordo, o non c’e', arriva o non arriva… Si’, accordo fatto: le firme da raccogliere per le liste senza gruppo parlamentare da inizio legislatura sono la meta’ della meta’: 30 mila.
Proseguono gli auguri, i cappotti e i pacchetti sotto braccio.
Arriva il testo al Senato più o meno quando Monti va al Quirinale per dimettersi.
Appare chiaro che nessuno si e’ preoccupato di garantire questo ultimo atto. Il testo e’ abbandonato nell’aula del Senato semivuota. Ranghi compatti solo per la Lega Nord, che dopo aver fatto naufragare la messa in prova, aver votato la forense, torna dura e pura a chiedere il numero legale sui suoi tre emendamenti!!!
Scena coi lacrimoni da coccodrillo e rammarico del presidente Schifani che chiude la seduta alle 21.21 e ne fissa una nuova per il 28 dicembre alle ore 15. Non importa che ci siano le primarie del Pd, che nel frattempo non e’ chiaro quante firme vadano raccolte, intanto auguri di buon Natale.
Ah, se non si riuscisse a convertire il decreto le firme da raccogliere sarebbero 60 mila, come nel testo del Governo. Se poi finite le elezioni qualcuno contestasse che siccome il decreto non e’ divenuto legge e quindi e’ decaduto e le firme dovevano essere 120 mila si aprirebbe un contenzioso da cui ne uscirebbero tutti a pezzi.

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