Riconoscibilita’ dei figli incestuosi. Ddl

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D’iniziativa dei senatori Donatella Poretti, Marco Perduca

Onorevoli senatori! – Il presente disegno di legge intende rivedere e aggiornare il codice civile in tema di riconoscimento dei figli nati da un rapporto incestuoso, ossia consumato tra consanguinei. Le colpe dei genitori non possono e non devono ricadere sui figli e nonostante la riforma del diritto di famiglia del 1975 abbia teso a superare le differenze tra i figli legittimi, quelli naturali e quelli nati da relazioni adulterine, per i “figli incestuosi” ha mantenuto invece la scelta tradizionale che li esclude dal riconoscimento e dalla dichiarazione giudiziale di paternità e maternità naturali. Dalla condanna sociale e morale di un comportamento dei genitori non possono derivare minori tutele e diritti per i figli, un marchio sociale e una condanna anche nel nome “figli incestuosi”, invece che “genitori incestuosi”, da cancellare. 

L’attuale art. 251 del Codice Civile, conformemente al corrispondente articolo del 1942, stabilisce che “i figli nati da persone, tra le quali esiste un vincolo di parentela anche soltanto naturale, in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità in linea retta, non possono essere riconosciuti dai loro genitori”. La stessa cosa, in forza dell’art. 269, vale per la dichiarazione giudiziale. In conseguenza, le indagini sulla paternità o sulla maternità non sono ammesse (art. 278, primo comma, del codice civile). Questi divieti non operano soltanto in due casi, relativi a situazioni ed eventi che riguardano i rapporti tra genitori, sui quali comunque il figlio nulla può: l’ignoranza in cui quelli, al momento del concepimento, versassero circa il vincolo esistente tra loro (nel caso in cui uno solo dei genitori fosse in buona fede, solo questi può effettuare il riconoscimento; ipotesi cui è assimilato il caso di chi ha subìto violenza sessuale) e, ovviamente, la dichiarata nullità del matrimonio da cui il rapporto di affinità sarebbe derivato.

I figli nati fuori del matrimonio indicati nell’art. 251, primo comma, del codice civile, salvi i limitati casi ora menzionati, sono perciò privati della possibilità di assumere uno status filiationis.

Essi non mancano totalmente di una tutela, essendo loro riconosciuta l’azione nei confronti dei genitori naturali per ottenere il mantenimento, l’istruzione e l’educazione o, se maggiorenni in stato di bisogno, per ottenere gli alimenti (art. 279, primo comma, del codice civile). In conseguenza del divieto di riconoscimento e di dichiarazione, però, nei loro confronti non può operare l’art. 261 del codice civile, secondo il quale il riconoscimento e (per effetto del primo comma dell’art. 277) la dichiarazione comportano da parte del genitore l’assunzione di tutti i doveri e di tutti i diritti che egli ha nei confronti dei figli legittimi, compresa la potestà prevista dall’art. 317-bis; non può operare l’art. 262, secondo il quale il figlio naturale riconosciuto o dichiarato assume il cognome del genitore; non possono operare infine le disposizioni relative alla successione dei figli naturali, che si applicano loro solo quando la filiazione sia stata riconosciuta o giudizialmente dichiarata (art. 573 del codice civile), essendo previsto invece che ai figli naturali aventi diritto al mantenimento, all’istruzione e alla educazione, a norma del ricordato art. 279 del codice civile, spetti un assegno vitalizio (artt. 580 e 594 cod. civ.).

Solo il figlio puo’ chiedere il riconoscimento giudiziale  della paternità e della maternità, e grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale (n.50 del 2006) non ci sono piu’ restrizioni. Fino ad allora era in vigore anche l’articolo 274 cc in cui si prevedeva l’autorizzazione del tribunale per il riconoscimento giudiziale, e in caso di diniego al figlio irriconoscibile spettava l’azione di mantenimento cui all’art 279cc per ottenere dai genitori incestuosi un trattamento economico per il suo mantenimento e l’istruzione in adempimento dei doveri ex artt 147 148 cc.

La Corte Costituzionale nella sentenza si e’ richiamata a principi costituzionali e a trattati internazionali per sostenere che il diritto dei figli ad avere una identita’ certa deve essere considerato prevalente, anche rispetto al reato (ex art. 564 cod. pen.) cui si sono resi responsabili i genitori, riconoscendo un pregiudizio per fatti e scelte a loro non attribuibili.

In particolare ricorda: l’art. 30 della Costituzione che prevede come la legge debba assicurare “ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima” e detti “le norme e i limiti per la ricerca della paternità”; gli artt. 2 e 3 della Costituzione per violazione del diritto del figlio all’identità personale –riconosciuto anche dall’art. 8 della Convenzione dell’ONU sui diritti del fanciullo, stipulata a New York il 20 novembre 1989 e ratificata con la legge n. 176 del 1991– privandolo della possibilità di avere un genitore, un nome e una famiglia, sia perché lederebbe il principio di uguaglianza, dato che i figli incestuosi, pur trovandosi nella stessa situazione sostanziale di quelli non incestuosi (non essendo loro addebitabile l’unico elemento di differenziazione, consistente nel rapporto di parentela tra i genitori), sono assoggettati a una disciplina diversa; e l’art. 3 della Convenzione europea sullo stato giuridico dei figli nati fuori del matrimonio, stipulata a Strasburgo il 15 ottobre 1975 (firmata ma non ratificata dall’Italia), prevede che la paternità di qualsiasi figlio nato fuori del matrimonio possa essere accertata o stabilita in via giudiziaria o mediante riconoscimento volontario. Si ricorda inoltre che il divieto di riconoscimento non potrebbe altresi’ essere giustificato per esigenze dei membri della famiglia legittima visto che la riforma del diritto di famiglia introdotta dalla legge 19 maggio 1975, n.151, hanno soppresso i limiti di riconoscibilita’ dei figli adulterini.

Occorre inoltre aggiungere come l’incesto e la relazione in se’ non sia un reato per il nostro codice, rientrando nel capitolo dei reati contro la morale, in particolare dei reati contro la morale della famiglia, e’ la nozione di pubblico scandalo la condizione obiettiva di punibilità. E’ invece grazie alla legge sulla violenza sessuale, ossia quando nel 1996 il reato contro la morale diventa reato contro la persona, che si prevedono le fattispecie di reato e di aggravante nei casi in cui un ascendete, un genitore o un nonno, compie violenza nei confronti di un figlio, con pene aumentate nei casi si tratti di minore.

Queste motivazioni a nostro avviso valgono anche per sostenere come non piu’ accettabile l’attuale discriminazione che colpisce i figli incestuosi, unici privati della possibilità di assumere uno status filiationis.

Il presente disegno di legge abrogando l’articolo 251 del codice civile che norma il riconoscimento dei figli incestuosi li equipara a quelli naturali essendo vietato il matrimonio tra consanguinei. Si abroga altresi’ il primo comma dell’articolo 278 che rimandava all’articolo 251 per vietare anche le indagini giudiziali sulla maternita’ e paternita’. 

Disegno di legge

Articolo 1

L’articolo 251 del codice civile e’ abrogato.
Il primo comma dell’articolo 278 del codice civile e’ abrogato.

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4 Risposte to “Riconoscibilita’ dei figli incestuosi. Ddl”

  1. Figli incestuosi o figli di genitori incestuosi? - il sesso e la luna - Donnamoderna.com Says:

    [...] corrompe le relazioni familiari e segna un regresso verso l’animalità. I senatori Donatella Poretti e Marco Perduca hanno presentato nel 2008 una proposta di legge per abrogare le norme che [...]

  2. L'incesto | Il Sesso e L'Amore Says:

    [...] senatori Donatella Poretti e Marco Perduca hanno presentato nel 2008 una proposta di legge per abrogare le norme che [...]

  3. Il Sesso e L'Amore » L’incesto » Il Sesso e L'Amore Says:

    [...] senatori Donatella Poretti e Marco Perduca hanno presentato nel 2008 una proposta di legge per abrogare le norme che [...]

  4. L’incesto Says:

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