Diffamazione. Intervento in Aula

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Intervento in Aula della senatrice Donatella Poretti in materia di diffamazione a mezzo di stampa

PORETTI (PD). Signor Presidente, è un dibattito singolare questo. Intanto è un dibattito che nel pomeriggio proseguirà guardando gli emendamenti. Ricordo a tutti che la discussione generale e che vi è ancora tempo per presentare gli emendamenti. Quindi, non sappiamo in realtà nemmeno che cosa andremo a votare oggi pomeriggio. Ma questa fretta che prima ha coinvolto la Commissione giustizia e che ora sta coinvolgendo l’Aula e chi ci fa utilizzare, spesso forse a sproposito, come punto di partenza, la libertà di informare, il diritto di cronaca che in realtà si mischia alla possibilità invece di diffamare e prevedere la possibilità appunto per un diffamatore di proseguire e di continuare in condotte diffamatore, ed in questo caso, a mezzo stampa non soltanto lede l’onore, la reputazione del diffamato ma anche il diritto di avere una corretta informazione da parte di tutti gli altri cittadini.

Questo provvedimento nasce dalla necessità di affrontare un caso cui il diffamatore, il direttore di un giornale, e il diffamato, un magistrato, sono persone note. Ed è magari per questo che si è arrivati ad avere una decisione che prevede – caso rarissimo – la pena carceraria.

Questo provvedimento avviene in un contesto in cui permane interamente la flagranza criminale della Repubblica italiana di fronte alla propria legalità costituzionale ed agli obblighi internazionali che riconosciamo come diritto superiore, avendo l’Italia ratificato tutti gli strumenti internazionali in materia di diritti umani. Una flagranza denunciata pressoché quotidianamente dalla Corte europea dei diritti umani, che il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ritiene minare al cuore la mera nozione dello stato di diritto nel nostro continente.

Questo provvedimento ci è stato imposto anche per evitare, proprio in questo contesto, l’imbarazzo da parte del garante della legalità costituzionale, di una grazia per qualcuno scomodo.

Infine, questo provvedimento avviene in un contesto in cui la stampa italiana, in mano a pochi editori, dei quali nessuno puro – ha lanciato la solita campagna a favore appunto – come prima ho detto – della libertà di stampa senza neanche per un momento soffermarsi sui diritti e la tutela dei diffamati. In nessuna delle dotte disquisizioni che hanno occupato la stampa nazionale in questi giorni viene data neanche marginalmente la parola ad un diffamato, ignoto, quello costretto da sempre ad un vero e proprio calvario che nella maggior parte dei casi lo vede essere condannato senza possibilità di rettifica e lo annienta civilmente, socialmente ed anche politicamente.

Come radicali, nel 1999, grazie al suo lavoro, Giuseppe Micheletta scrisse un libro dal titolo «Italia: il calvario dei diffamati. Un’indagine sulla mancata tutela penale dell’onore e della reputazione». La prefazione fu affidata a Giovanni Leone. Ebbene, in questo libretto che se volete vi metto a disposizione c’è appunto proprio una indagine sul calvario dei diffamati, sulla mancata tutela penale dell’onore e della reputazione.

Vi leggo soltanto due righe. I Padri costituenti consideravano l’onore e la reputazione dei diritti fondamentali della persona. La scienza medica oggi ha accertato che le lesioni recate alla reputazione sono ferite non di rado anche letali, inferte alla vita stessa dell’individuo. Tuttavia, la giurisdizione ha annientato la tutela della reputazione, vanificando i tentativi del legislatore e spesso della Cassazione di promuoverla e di assicurarla.

Quello che era scritto nel 1999 è tutt’oggi valido nel 2012 e allora forse come legislatori avremmo dovuto occuparci di quello, invece che di un caso singolo e di un singolo diffamatore. Quanto in queste ore, prima in sede deliberante e poi con questo iter rapidissimo, ha interessato prima la Commissione giustizia e ora l’Assemblea non ha minimamente posto al centro del dibattito politico neanche i tempi della giustizia, che ci relegano tra gli ultimi all’interno degli Stati membri del Consiglio d’Europa. Insieme al collega Perduca avevamo fatto un excursus sulla situazione della giustizia civile e penale, ma sono dati a tutti noi noti che lascio agli atti semplicemente per confermarli ed è inutile che ve li rilegga in questa sede. Non ci si è posti neanche il problema che la diffamazione è il contrario della libertà di stampa e spesso è asservimento ad agende politiche più o meno palesi o dichiarate.

Per tutti questi motivi, come radicali, favorevoli – inutile ripetervelo forse, ma forse sì – alle depenalizzazioni e alla decarcerizzazione, in prospettiva e in un bel dibattito teorico che potremmo anche affrontare, contrari anche all’istituto del carcere; favorevoli da sempre e non a chiacchiere alle pene alternative (basti pensare a quanto sta portando avanti in queste ore con un’iniziativa legislativa la deputata Rita Bernardini in Commissione giustizia alla Camera), come radicali ci resta la convinzione che per il responsabile di diffamazione a mezzo stampa possano essere prevedibili anche pene che includano il carcere. Le responsabilità individuali di rovinare la vita, l’onorabilità e la reputazione di una persona sono gravissime e non possono essere paragonate a un furto con strappo o ad altre misure in cui si può non prevedere il carcere come pena finale.

Certo, le multe previste sono importanti, le cifre previste sono significative, la rettifica viene confermata come centrale per ristabilire la verità, quasi che prima non lo fosse. Il problema, però, è un altro ed è la totale incertezza dei tempi che caratterizzano il sistema italiano e che farà sì che con questa legge noi andiamo solo a salvare dal carcere – peraltro non certo – il direttore di un giornale che durante tutti i lavori parlamentari ha, tra l’altro, offeso tutti noi e che ieri sera a reti unificate dava dell’infame al magistrato, quindi prosegue tranquillamente. A questo servirà la legge e non verrà alleviato di un giorno il calvario dei diffamati che restano anch’essi vittime della peste dell’antidemocrazia italiana (Applausi dal Gruppo PD).

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