Intramoenia. Intervento in Aula

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Intervento in Aula nel corso della conversione del decreto-legge 28 giugno 2012, n. 89, recante proroga di termini in materia sanitaria

PORETTI (PD). Signora Presidente, prima che al Senato sono stata parlamentare alla Camera dei deputati, nella legislatura precedente, e assicuro che il dibattito che stiamo svolgendo questa mattina è iniziato nella scorsa legislatura e siamo di nuovo al punto di partenza. Riguardavo i miei appunti di allora, quando ci si era trovati di fronte la proroga dell’entrata in vigore dell’intra moenia, e potrei tranquillamente rileggerli, credo esattamente come coloro che sono intervenuti prima di me: potevano rileggerli o scriverli ex novo ma il testo e le parole erano esattamente gli stessi.

Si tratta di un principio in teoria valido o comunque che si è deciso di ritenere tale, per cui si è scelto di non rimettere in discussione la legge sull’intra moenia e di abrogarla (scelta che poteva essere) ma di spostarne e prorogarne il termine per l’entrata in vigore.

Poco fa il senatore D’Ambrosio Lettieri ha ricordato addirittura l’anno 1992, possiamo parlare dell’anno 1999, dell’intervento del 2007, con l’allora ministro Livia Turco, o del 2008, all’inizio di questa legislatura, con la proroga più lunga che si era potuta vedere, tanto quasi da arrivare alla fine della legislatura: quindi con tutto il tempo, per il Parlamento, per intervenire nel modificare una legge che evidentemente presenta dei problemi.

Infatti, se dal 1992, cioè da quando si è introdotto il principio, ad oggi ancora non si è vista la sua realizzazione, il provvedimento ha qualche problema.

Dunque, il Parlamento aveva il tempo per intervenire, per modificare o cancellare la legge, per farne un’altra, oppure per farla finalmente entrare in vigore. Non è stato così e ora siamo ancora qui a parlare della proroga.

Questa proroga, però, prevede qualcosa di più. Il provvedimento prorogava il termine di tre mesi: si trattava di una misura veramente irrisoria. Peraltro, il fatto di spostare la scadenza dell’entrata in vigore dal 30 giugno 2012 al 31 ottobre 2012 indicava un eccesso di ottimismo (infatti ho dei dubbi che si sarebbe potuto realizzare in tre mesi ciò che non è accaduto in 20 anni) oppure considerava il tempo per le ferie estive, sapendo che a luglio e ad agosto è difficile trovare un muratore che costruisca l’ambulatorio nell’ospedale dove il medico possa operare. È possibile, però, che il decreto servisse anche per introdurre altre questioni. Mi riferisco a quanto contenuto nei famosi commi 2 e 3 dell’articolo 1, in cui si proroga anche qualcos’altro, cioè gli organismi operanti presso il Ministero della salute, e si rinnovano i componenti ed il presidente del Consiglio superiore di sanità.

Tale provvedimento, nella sua proroga iniziale ad ottobre 2012, ma anche in quella al dicembre 2012 approvata grazie all’intervento della Camera dei deputati, continua a non avere, a nostro avviso, un significato sostenibile. A questo punto, riteniamo che la legge si debba cambiare oppure applicare, evitando però il solito metodo italico, cioè fingendo che il termine non esista: o meglio lo Stato e le istituzioni fanno finta che il termine non esiste perché in realtà i cittadini, quando non pagano una multa o non rispettano un termine dettato dalla legge, devono risponderne; invece per noi che facciamo le leggi e possiamo spostare i termini e le scadenze evidentemente non vale il principio di dover rispettare la legge.

Dunque, come radicali non avremmo avuto alcun entusiasmo nell’approvare questa proroga e stavamo decidendo se la migliore scelta fosse l’astensione, la non partecipazione alla votazione del provvedimento o altro. Poi, però, quel di più, cioè l’aggiunta dei commi seguenti, ci ha posto ulteriormente in difficoltà.

Inoltre, stendo un velo pietoso sul fatto che si utilizzino provvedimenti del genere per inserire altri argomenti. Del resto, lo stesso senatore Rizzi del Gruppo Lega Nord ha sottolineato che forse questo non era il provvedimento e questo non era il Ministro al quale rivolgersi per aprire il capitolo dell’assistenza sanitaria di immigrati regolari o non regolari, che comunque potremmo definire (se su questo siamo tutti d’accordo) persone che hanno bisogno di un’assistenza sanitaria. Ricordo che il nostro Paese ancora prevede il diritto alla salute.

Quindi, ci riserviamo nel prosieguo della discussione sugli emendamenti e sugli ordini del giorno di intervenire e di votare. (Applausi del senatore Perduca).

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