Riforme Costituzionali. Intervento in Aula

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Intervento della senatrice Donatella Poretti nel corso della discussione dei disegni di legge costituzionale 

PORETTI (PD). Signor Presidente, l’ironia della sorte vuole che l’articolo 5 reciti: «L’articolo 69 della Costituzione e sostituito dal seguente: “Art. 69. – I membri del Parlamento hanno il dovere di partecipare ai lavori delle Camere, anche nelle Commissioni, e ricevono un’indennità stabilita dalla legge”».

Parlo di ironia perché, evidentemente, chi in Commissione ha lavorato per arrivare a questo testo poi, forse per il susseguirsi degli eventi, ha deciso di abbandonare anche questa parte; evidentemente, il senso del dovere è venuto meno ai sostenitori di questa riforma della Costituzione.

In quest’Aula ora siamo una ventina. Certamente non possono essere mossi rimproveri a noi radicali che, fin dall’inizio, abbiamo cercato di sottolineare che non è così che si fa una riforma della Costituzione, che non è così che si risponde alla richiesta della piazza di dimezzare il numero dei parlamentari e il relativo stipendio, o di eliminarci, addirittura. Evidentemente, questo non è il modo più adeguato per rispondere alla necessità di riaprire un collegamento tra le istituzioni e la cosiddetta società civile; rapporto che evidentemente si continua a sfilacciare, ma per ben altri motivi: non perché sono troppi i parlamentari o perché troppo pagati, ma piuttosto per il lavoro che non viene fatto o, peggio ancora, per quello che viene fatto.

Fin dall’inizio, dunque, abbiamo sollevato la questione che, se si doveva riallacciare il rapporto con la società civile, forse si doveva iniziare dalla legge elettorale, che avrebbe dovuto ricreare il collegamento tra eletti ed elettori.

La riforma elettorale ora è di nuovo un argomento all’ordine del giorno dei giornali, ma anche da quel dibattito ancora non si sa come se ne uscirà. Certamente, se se ne uscirà in qualche modo sarà solo per le convenienze dei partiti che potranno decidere le preferenze o altro, non certo per ripristinare un collegamento tra eletti ed elettori.

L’ironia della sorte era quella che ci faceva discutere di questo articolo 5, e avevamo addirittura presentato emendamenti, ad esempio, per cercare di raccordare e proporzionare l’indennità ai lavori cui i singoli parlamentari avrebbero potuto destinare il loro tempo, seguendo l’attività delle Commissioni e dell’Aula. Ma, come dicevo, la sorte lascia decisamente quest’Aula vuota. Un’Aula che ha visto questa riforma della Costituzione andare «ad organetto», con i tempi che si dilatavano e restringevano, ancora una volta secondo solo ed esclusivamente esigenze mediatiche.

Poc’anzi è stato rimproverato che ora si andrà di fretta. Ma forse qualcuno non si è ricordato di non essersi scandalizzato quando a presiedere quest’Aula era il presidente Schifani e veniva dato neanche un minuto per illustrare gli emendamenti che parlavano del dimezzamento del numero dei senatori e dei parlamentari. Veniva dato un minuto semplicemente perché c’erano i tempi dei telegiornali che stringevano e, altrimenti, la notizia non usciva in tempo per dire che il Senato aveva dimezzato i parlamentari.

Ora che i telegiornali non ci seguono, siamo qui in venti e possiamo parlarci tranquillamente. Sappiamo benissimo, come è emerso ieri e oggi ancor di più, che questa riforma evidentemente a nessuno interessa più di tanto e sappiamo bene che, come finale del libro giallo, essa non andrà da nessuna parte.

Sinceramente, non siamo sadici né masochisti. Poiché inutilmente illustreremmo degli emendamenti in questa fase, rimanderemo il nostro lavoro di parlamentari, ossia l’illustrare le ragioni che ci hanno indotto a presentare questi emendamenti, alla sede delle dichiarazioni di voto, quando, immaginiamo domani,la seduta sarà forse un pochino più frequentata – perché si voterà, e quindi c’è anche la diaria di mezzo – e ci sarà anche una platea che, forse, se vorrà, ascolterà le ragioni che ci hanno spinto a presentare gli emendamenti radicali a questa riforma della Costituzione.

 

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