Finanziamento pubblico ai partiti e movimenti politici. Intervento in Aula

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Intervento in Aula della senatrice Donatella Poretti nel corso della discussione in materia di riduzione dei contributi pubblici in favore dei partiti e dei movimenti politici

PORETTI (PD). Signor Presidente, il disegno di legge che stiamo esaminando è stato approvato dalla Camera dei deputati il 24 maggio 2012. Vi leggo una lettera del 23 maggio 2012, esattamente un giorno prima. Chi la scrive non è un estremista, un radicale o qualcuno che è contro il finanziamento pubblico ai partiti, ma il Presidente della Corte dei conti, che ha inviato una lettera formale al Presidente della Camera dei deputati (il disegno di legge era appunto all’esame di quel ramo del Parlamento).

Ecco quanto scrive il Presidente della Corte dei conti: «Le scrivo in riferimento alle proposte di legge, attualmente all’esame del ramo del Parlamento da lei presieduto in tema di disciplina di contributi pubblici in favore di partiti e movimenti politici. È mia opinione, condivisa da tutta la Corte che ho l’onore di presiedere, che la competenza a svolgere qualsiasi forma di controllo su tale pubblica contribuzione non possa che spettare alla Corte stessa, in ragione della sua posizione costituzionale di organo ausiliario del Parlamento e suprema magistratura nelle materie di contabilità pubblica (…). Conseguentemente, soluzioni diverse, quale pure quella che è stata prospettata di affidare un simile controllo ad un organismo composto dai Presidenti delle tre supreme magistrature, non potrebbe non apparire sospettabile di incostituzionalità. L’ultima ipotesi su cui l’Aula sta lavorando, quella cioè di affidare il suddetto controllo ad una istituenda Commissione composta da cinque magistrati, di cui tre designati dal Presidente di questa Corte, uno dal Presidente della Corte di Cassazione e uno dal Presidente del Consiglio di Stato, rappresenta soltanto una attenuazione del citato vulnus costituzionale, accettabile, se del caso, solo e nella misura in cui il coordinamento di questa Commissione sia attribuito ai rappresentanti di questa Corte (…). Una qualsiasi diversa ipotesi si appaleserebbe irrazionale in quanto non consentirebbe che la direzione dell’organo fosse affidata a un esponente della componente non solo numericamente prevalente, ma, soprattutto, funzionalmente e costituzionalmente competente sulla materia dei controlli erariali. Confido pertanto che il Parlamento sappia orientarsi in senso costituzionalmente corretto, ritenendo che diverse valutazioni potrebbero creare le condizioni per ricorsi di varia natura, anche alla Corte costituzionale, con rischio di difficile applicazione della nuova normativa».

Questa è la lettera del Presidente della Corte dei conti al Presidente della Camera dei deputati. La Camera dei deputati la ignora completamente e il testo arriva al Senato. Si fa subito presente alla Commissione affari costituzionali della necessità quanto meno di audire il Presidente della Corte costituzionale; si concorda su questa necessità; si invita la Corte dei conti a venire in Commissione; l’impegno viene formalmente preso dal Presidente della Commissione affari costituzionali, senatore Vizzini, esattamente una settimana fa in quest’Aula a fine seduta. E che cosa succede? Assolutamente niente.

Nel frattempo, l’unica altra novità è che il 2 luglio si è riunita l’assemblea dei magistrati della Corte dei conti in cui si è deciso di inviare una lettera al Presidente della Corte dei conti nella quale si recepiscono le conclusioni dell’assemblea svoltasi il 2 luglio e si ribadisce che, nel caso la nuova legge che disciplina il finanziamento pubblico ai partiti non recepisca la possibilità che alla Corte dei conti spettino i controlli, come previsto dalla Costituzione, ogni soluzione da questa difforme sarebbe motivo di impugnazione innanzi alla Corte costituzionale.

Di fronte a questa situazione non c’è stata nessuna risposta. Il relatore che ha illustrato questo disegno di legge ha parlato soltanto di uno dei sedici articoli della legge, l’ultimo, ossia la destinazione del risparmio di 91 milioni ai terremotati. Dei quindici articoli precedenti non è stato fatto nessun cenno; anzi, l’unico cenno è stato che forse era il caso di emendarli, di cambiare quei quindici articoli, e che forse questo si farà anche. Ma si farà quando, se non ora che stiamo esaminando il disegno di legge?

Stiamo parlando di una legge che si occupa del finanziamento pubblico ai partiti o di una legge che destina 91 milioni ai terremotati? Mi sembra un po’ come quando si fece il decreto sulle Olimpiadi e si introdusse la normativa Fini-Giovanardi sulle tossicodipendenze: ci si occupava di una cosa, e nel frattempo si faceva una riforma (o, come in questo caso, una controriforma) che in realtà andava a occuparsi di tutt’altra materia.

È questa l’occasione per rivedere un tema tanto delicato come quello del finanziamento pubblico ai partiti. E invece non se ne parla, non si parla dei quindici articoli, ma si fa un ricatto: se non si approva il disegno di legge oggi, ora, nel tempo di un minuto, questi 91 milioni non andranno ai terremotati. Si tratta di un ricatto che rispediamo al mittente. Per primi, abbiamo segnalato la necessità di fare un decreto; abbiamo concordato nel chiedere al Governo l’impegno di elaborare un decreto: a questo punto non si può non parlare della legge sul finanziamento pubblico ai partiti; non esiste che non sia questa l’occasione per entrare nel merito. Ecco perché abbiamo presentato la questione sospensiva QS2 per chiedere di sospendere la discussione in Aula, anche per un gesto di correttezza istituzionale ascoltando il Presidente della Corte dei conti. Quest’ultimo ci dice non solo, come ha fatto il relatore, che forse questa legge è sbagliata e va cambiata, ma anche che è persino incostituzionale. Credo che forse sarebbe il caso di fermarci qui questa mattina. Di questo si occupa la nostra questione sospensiva e per questo vi invitiamo a votarla.

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