Riforme Costituzionali. Intervento in aula sull’articolo 2

Interventi in aula Stampa Stampa Invia un commento

Intervento in aula della senatrice Radicale Donatella Poretti nel corso della discussione dei disegni di legge di riforma Costituzionale

PORETTI (PD). Signora Presidente, intervengo per illustrare l’emendamento 2.200, a prima firma Perduca ma seguono anche la mia firma e quella della senatrice Bonino, che chiede semplicemente la soppressione dell’articolo 2.

Con l’occasione ricordo che come radicali poco fa ci siamo espressi per l’accantonamento dell’articolo 1; del resto avevamo presentato un emendamento per la soppressione dell’articolo 1. Abbiamo presentato delle questioni sospensive sull’intero testo; ci siamo espressi sia nelle riunioni di Gruppo, sia con comunicati stampa, sia negli interventi che abbiamo fatto finora e che faremo anche in seguito contro il testo che abbiamo all’esame dell’Aula. Di conseguenza, utilizzando anche tutte le occasioni offerte dal Regolamento, faremo in modo che qualsiasi voto su questo testo e su questi articoli possa essere, se non un voto di tipo contrario, quanto meno posticipato, anche perché nel prendere tempo si chiariscono anche le ragioni o le non ragioni che hanno portato l’Aula del Senato a discutere appunto della riforma della Costituzione.

Dal dibattito che si è svolto poco fa sull’accantonamento dell’intero articolo o soltanto di alcuni articoli, è emerso più chiaramente che di un accordo al ribasso si era trattato, di un accordo di poca cosa e semplicemente solo per la riduzione del numero dei parlamentari. Poi c’è poco da stupirsi se quegli accordi saltano, perché possono anche prevalere altri tipi di interessi.

È un bel problema politico sicuramente per il Partito Democratico e, in caso, per il Popolo della Libertà e per la Lega su come ritrovarsi su altre questioni e anche per altri interessi che non è detto che riguardino proprio la riforma della Costituzione italiana e il numero della sua composizione. Mi sembra che appunto si stia discutendo di una questione che poi alla fine davvero interessa poco; forse ai fini di questa discussione gli obiettivi sono ben altri e non riguardano gli articoli che stiamo discutendo. Per esempio, l’articolo 2, così come approvato dalla Commissione, parla solo ed esclusivamente di ridurre il numero dei senatori e quindi interviene sull’articolo 57 della Costituzione dove si prevede appunto che il numero di senatori eletti sia di 254, quattro dei quali eletti nella circoscrizione estero; poi va ad intervenire appunto sul numero dei senatori eletti nelle Regioni. Questo è quello che propone l’articolo 2 approvato dalla Commissione.

Di ben altro parlano gli emendamenti che sono stati presentati, in particolar modo sulla possibilità che il Senato sia un Senato federale, che sia un Senato delle autonomie, insomma di altro si parla negli emendamenti. Per quanto ci riguarda, se l’unico obiettivo di questa riforma della Costituzione era quello di ridurre il numero dei parlamentari e quindi anche dei senatori, siamo per la soppressione dell’articolo 2. Se poi anzi volete riaprire un dibattito su come accantonare l’articolo 2, vi seguiremo anche su quella strada.

Ma la mera riduzione numerica si continua a non capire a cosa serva, soprattutto con numeri che sono dettati dal caso. In altri interventi è stato detto che potremmo perfino giocarceli a lotto o alla cabala, tanto sono scollegati.

Serve ridurre i numero dei senatori per risparmiare? Riduciamo lo stipendio e le spese e conseguiamo il risparmio. Anzi, già che ci siamo, cogliamo l’occasione per chiedere di sapere quando esamineremo in Aula il bilancio del Senato che potrebbe rappresentare davvero l’occasione per parlare di riduzione delle spese.

Se ci stiamo muovendo in questo senso solo per risparmiare ed inseguire le segnalazioni di eccessivo costo delle istituzioni, allora parliamo di altro. Se l’obiettivo è avere un Senato più efficiente, non so se con 254 senatori (più 4 nominati nel collegio Estero) si possa raggiungere davvero l’obiettivo. Non so perché con l’attuale numero si può essere meno efficienti. Forse, si potrebbe essere più efficienti con 10, 12 senatori, si farebbe ancora prima, o forse è meglio un numero dispari come il 13 per complicare ulteriormente le cose.

Se invece vogliamo parlare di come vogliamo che il Senato sia eletto bisogna entrare nel merito degli emendamenti. C’è chi propone di eleggerlo attraverso i consiglieri comunali, chi attraverso le Regioni, chi con il suffragio universale, ma di questo si parla negli emendamenti e non nell’articolo perché nell’articolo non interessa assolutamente sapere che cosa succederà al Senato, se non che saranno meno i senatori. Ecco perché continuiamo a riproporvi il solito reframe.

Se vogliamo collegare il numero dei senatori agli elettori, non tanto per una questione numerica ma per assicurare la rappresentatività, allora bisogna rimettere in discussione altro, ad esempio, la legge elettorale, ferma in Commissione nonostante sulla materia siano stati presentati molti disegni di legge. Questa materia appare e scompare dalle pagine dei giornali e in altri luoghi, ma non appare in quello istituzionalmente deputato a prendere la decisione.

Altro argomento è quello relativo alla forma giuridica che vogliamo dare ai partiti nel dare piena attuazione all’articolo 49 della Costituzione: vogliamo stabilire che i partiti politici che rappresentano i cittadini ai quali i partiti chiedono il voto elettorale abbiano delle regole di democrazia interna, vogliamo discutere di come si finanziano questi partita, se si finanziano con soldi pubblici, se si finanzia la politica e, caso mai, anche il rimborso elettorale?

Ma allora, se si parla di rimborsi elettorali si deve parlare di presentazione di note spese, di motivare e documentare le spese stesse e non di finanziamenti forfettari. Si potrebbe parlare anche di finanziamenti privati, di rimborsi alla politica da mettere a disposizione di tutti, non soltanto dei partiti che hanno rappresentanti eletti in queste Aule. È questo l’argomento che ci dovrebbe appassionare. Il numero, ovviamente, dovrebbe essere collegato ad altro.

Colgo l’occasione per una specificazione. Insieme al senatore Perduca avevo apposto la firma all’emendamento 1.204, a prima firma del senatore Musso, senza accorgermi che esso riguardava l’elezione della Camera dei deputati. Invece, l’emendamento 2.206 concerne l’elezione del Senato della Repubblica e quindi colgo l’occasione per aggiungere la mia firma e quella del senatore Perduca al suddetto emendamento che, per certi versi, non fissa in maniera rigida il numero dei senatori ma introduce la possibilità, per chi si reca comunque al seggio elettorale votando scheda bianca o scheda nulla, di vedere contato il suo voto.

Credo si tratti di un’innovazione importante per cui chiediamo di aggiungere la nostra firma. Del resto, anche il nostro emendamento sul sorteggio dei componenti del Senato andava tecnicamente abbinato all’articolo 2. Non ha importanza se è stato un disguido o un errore. Ho illustrato quell’emendamento come una provocazione, ma a volte nelle provocazioni e nelle idee un po’ folli si nascondono delle buone ragioni finalizzate a comprendere, ad esempio, cosa si intenda fare delle nostre istituzioni. Se vogliamo semplicemente svilirle e gettarle in pasto a numeri casuali, che caso sia e che i numeri si sorteggino.

Qui il testo degli emendamenti

Aggiungi fra i preferiti e condividi:

Invia un commento

Devi essere un utente registrato per inviare un commento.

WP Theme & Icons by N.Design Studio
RSS Articoli RSS Commenti Accedi