Riforme Costituzionali. Intervento

Interventi in aula Stampa Stampa Invia un commento

Intervento in aula della senatrice Radicale Donatella Poretti nel corso della discussione dei disegni di legge di riforma Costituzionale 

PORETTI (PD). Illustrerò in generale gli emendamenti di cui sono cofirmataria, per poi lasciare al senatore Perduca il compito di intervenire nel dettaglio di ciascuno di essi. La fase dell’illustrazione degli emendamenti, in particolar modo all’articolo 1, è molto importante. In fase di dichiarazione di voto di ogni emendamento cercheremo di intervenire per spiegare ancora meglio. In Commissione le forze politiche hanno trovato un accordo sull’articolo 1, articolo su cui si basa la riforma della Costituzione con relativa diminuzione del numero dei parlamentari.

Proprio su questo punto fondamentale noi radicali esprimiamo tutte le nostre perplessità. Abbiamo già cercato in fase di presentazione delle questioni sospensive. Risolleviamo ancora una volta tutti i nostri dubbi e le nostre perplessità, se non appunto contrarietà vere e proprie. Il numero dei parlamentari è e dovrebbe essere un problema secondario, funzionale a quella che sarà la legge elettorale o comunque il sistema di rappresentatività dei cittadini e quindi degli elettori e di conseguenza il numero degli eletti.

Una scelta numerica così casuale, quale l’accordo trovato con il dimezzamento – per fare effetto dal punto di vista mediatico e di riforma per rivendere un risparmio e garantire una maggiore funzionalità delle Assemblee legislative – non trova a tutt’oggi una motivazione, a nostro avviso. È per questo che abbiamo proposto degli emendamenti. Ma anche il senatore Perduca ne illustrerà altri che cercano di collegare il numero dei parlamentari – che può anche non essere fisso in Costituzione – al tipo di rappresentatività che si intende dare.

Ed allora abbiamo proposto di collegare il numero degli eletti al numero degli elettori e quindi a dei collegi territoriali, che possono essere per esempio tra i 90 ed i 100.000 elettori. Abbiamo cercato casomai di intervenire sugli eletti all’estero. Ma credo che di volta in volta, quando si affronteranno gli emendamenti, si parlerà anche della problematica degli eletti all’estero e della necessità tuttora di mantenere in vigore questo sistema rappresentativo di italiani che non vivono in Italia e non invece di italiani che, trovandosi momentaneamente all’estero, continuano ad avere tutte le difficoltà nel votare per le elezioni del loro Paese, di cui subiscono le leggi e non certo altri cittadini che vivono in altri Paesi e che seguono leggi di altri Stati.

Il mio intervento cerca invece di attrarre l’attenzione sul fatto che se non ci interessa collegare il numero degli eletti, la loro elezione e rappresentatività, il loro collegamento con gli elettori. Se questa deve essere semplicemente una mossa demagogica per dire che ci siamo autoridotti numericamente, costiamo meno lasciando aperto il divario tra la cosiddetta società civile e noi, tanto che la definizione di “casta” ormai ci travolge anche nelle cose più impensabili e più insensate; se anche la scelta del numero deve essere casuale, tanto vale davvero affidare al caso anche la possibilità di formazione di una o di entrambe le Camere.

Quale meccanismo potrebbe essere più democratico di quello che consente a tutti di entrare a far parte della Camera dei deputati o del Senato della Repubblica affidando tale possibilità al caso, al sorteggio? Inutile ricordare che la nascita della democrazia risale all’antica Grecia (lo si è studiato fin dalle elementari). I due modelli che all’epoca si affrontarono erano quello di Sparta, oligarchico, basato sulla forza militare, e quello di Atene, la culla della democrazia. Le riforme che cercarono di introdurre e di avviare il modello democratico furono per prime quelle di Solone, che mantenevano comunque un principio oligarchico, e poi quelle di Clistene, il quale nel 508 avanti Cristo avviò la prima vera e propria riforma democratica che proprio nel sorteggio individuava una modalità volta ad allargare la partecipazione politica a tutti i ceti sociali, a chiunque, in modo da spezzare i vecchi privilegi. Pertanto, se prima il potere politico si deteneva per censo, per nascita, per ricchezza, con Clistene solo il sorteggio, quindi solo la scelta lasciata completamente al caso garantiva la più completa imparzialità.

Si tratta peraltro di una modalità utilizzata anche per esercitare altre forme di controllo e, in qualche modo, di governo. Inutile ricordarvi che i membri delle giurie popolari, soprattutto nel modello statunitense di riferimento, vengono sorteggiati. Ma sono anche altre le forme, altri gli interventi che vi fanno riferimento. Del resto, sempre per tornare all’antica Grecia, Aristotele sosteneva che se l’elezione è tipica delle aristocrazie, il sorteggio è invece tipico delle democrazie.

Può sembrarvi provocatorio che proprio nell’Aula del Senato noi presentiamo due emendamenti che vanno in questa direzione: con uno si propone di sorteggiare i componenti di entrambe le Camere, la Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica; con l’altro interveniamo meno provocatoriamente e più puntualmente: perché proprio i membri del Senato della Repubblica non potrebbero essere sorteggiati, prevedendo quindi la partecipazione davvero casuale di tutti i cittadini, di tutte le età, di tutti i sessi, di tutti i colori e di tutte le appartenenze, per cercare di effettuare anche una sorta di monitoraggio e di controllo sull’altra Camera? Che questa non è un’idea blasfema lo dimostra il fatto che mesi e mesi fa è stata proposta prima da Carlo Calenda ne «Il Foglio» e poi ripresa ed approfondita anche da Michele Ainis, costituzionalista più volte citato da alcuni in queste Aule, bacchettato da molti altri. Di certo è un argomento di cui credo possiamo parlare anche seriamente.

Riaffronteremo i nostri interventi di tipo emendativo di volta in volta, ma credo che sarebbe davvero utile, almeno in questa fase, chiederci per quale motivo facciamo questo tipo di intervento nella Costituzione: diminuiamo in maniera casuale il numero dei parlamentari senza porci il problema di come collegare gli stessi agli eletti e di come gli elettori possano avere una qualche forma di controllo e di monitoraggio sui parlamentari, oltre alla possibilità di verificare il lavoro che fanno e di premiarli o non premiarli nel caso si fossero comportati bene o male e avessero dato realmente seguito al proprio mandato elettorale.

Qui il testo degli emendamenti:

Aggiungi fra i preferiti e condividi:

Invia un commento

Devi essere un utente registrato per inviare un commento.

WP Theme & Icons by N.Design Studio
RSS Articoli RSS Commenti Accedi