Riforme costituzionali. Intervento in aula

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Intervento in aula della senatrice Donatella Poretti nel corso del dibattito sulle riforme costituzionali

PORETTI (PD). Signor Presidente, vorrei illustrare la proposta di questione sospensiva a prima firma mia e anche di Marco Perduca e della vice presidente Emma Bonino.

Inizio con il sottolineare questa situazione, anche un po’ imbarazzante, in cui si trova l’Aula: l’incardinamento della riforma della nostra Carta costituzionale è avvenuto con la sola relazione di minoranza, in assenza di una relazione di maggioranza. Forse ciò si è verificato perché ieri, con una conferenza stampa, il partito di maggioranza relativa ha nei fatti disconosciuto il testo che arriva oggi in Aula, oppure davvero soltanto per questioni organizzative, ma insomma, è difficile pensare che nessuno sia stato disponibile a fare una relazione di maggioranza di un testo così importante quale appunto la riforma della Costituzione.

In premessa vorrei dire che di una riforma della Costituzione forse davvero ce ne è bisogno; forse sì, sarebbe utile riformarla, ma forse sarebbe stato e sarebbe anche oggi più utile rispettarla quella Costituzione invece di violarla o di non dargli attuazione fin da quando è stata varata. Ora, in questo testo all’esame dell’Aula, che appunto non sappiamo più da chi ci viene proposto, si interviene proponendo una drastica diminuzione del numero dei membri del Parlamento. Si era parlato di dimezzamento, ora si riduce e basta, ed è una diminuzione che potrebbe ulteriormente minare il rapporto tra elettore ed eletto, andando ad ampliare il territorio che ogni singolo parlamentare rappresenta, se ancora si può parlare di rappresentazione di un territorio, vista la legge elettorale ancora in vigore.

Si prevede altresì la riduzione dei membri del Parlamento eletti nelle circoscrizioni estero. Forse lì, più che rivedere il numero, si sarebbe dovuti intervenire con una revisione complessiva della necessità e dell’attuale modalità di elezione dei rappresentanti di circoscrizioni estero. Si poteva probabilmente intervenire – non certo in Costituzione – per agevolare le modalità con cui gli italiani possono votare dall’estero, attraverso ambasciate, consolati o un voto on-line, piuttosto che avere rappresentanti di circoscrizione estero.

Nel testo che giunge all’esame dell’Aula, per quanto concerne il Senato, si prevede anche l’abbassamento dell’età, tanto per l’elettorato attivo quanto per quello passivo. Ben vengano queste innovazioni. Anche qui, però, occorre sottolineare che in tal modo si va ad ampliare il numero di coloro che potranno eleggere i senatori. Quindi una platea più ampia rispetto al numero dei parlamentari da eleggere. Ancora una volta, quindi, si va ad incidere nel rapporto numerico eletto-elettori. Del resto, il numero fissato quando fu varata la Costituzione faceva riferimento ad una popolazione italiana numericamente inferiore a quella attuale.

Queste modifiche costituzionali implicano di fatto una radicale revisione del sistema elettorale con il quale vengono eletti i deputati, i senatori nonché i membri del Parlamento e delle circoscrizioni estere.

Verrebbe da chiedersi in nome di cosa debba essere effettuata questa mera riduzione. In nome del risparmio delle spese del Parlamento? Mi auguro che non sia questa l’unica motivazione. È una sorta di efficientismo burocratico che ci spinge a ridurre il numero dei parlamentari? L’inseguire la piazza o l’antipolitica? È a questo che rispondiamo con la riduzione del numero dei parlamentari? Tranquilli, se vogliamo inseguire l’antipolitica e la piazza non ce la faremo comunque, né con la riduzione né col dimezzamento e forse neanche con la cancellazione di Camera e Senato. In questo modo non si riuscirebbe a sanare la distanza che si è creata tra i cittadini e le istituzioni, occupate da una partitocrazia che, nei fatti, produce ogni giorno un comportamento che amplia e amplierà sempre di più questa distanza.

Ciò che è avvenuto ieri, sia alla Camera che al Senato, con l’elezione dei membri dell’Autorità per le telecomunicazioni e laprivacy, è stato sicuramente uno di quegli atti che contribuisce ad aumentare il divario tra i cittadini e le istituzioni.

Continuiamo pertanto a chiederci a cosa serve la riduzione dei parlamentari. Infatti, se si vuole ricreare un rapporto tra i cittadini e gli elettori non si deve intervenire sul numero ma su qualcos’altro. Occorre comprendere meglio come ricreare questo rapporto fra eletto ed elettori, altrimenti – lo dico provocatoriamente – tanto varrebbe dire che una Camera o entrambe le sorteggiamo tra i cittadini e il rapporto si ricrea di fatto.

In tal modo chiunque può sedere in questi banchi grazie al fato, al destino, al sorteggio invece che attraverso un sistema elettorale che ricrei un rapporto tra l’eletto e gli elettori.

Con la questione sospensiva chiediamo di rimandare il dibattito sulla riforma della Costituzione soprattutto nella parte che riguarda il numero dei parlamentari perché obbligatoriamente si dovrà prima rivedere la legge elettorale.

Del resto proprio in Senato, nella Commissione affari costituzionali, sono incardinate diverse proposte di modifica della legge elettorale, tra cui una a prima firma del senatore Perduca. Non è un segreto che come Radicali continuiamo insistentemente a dire che in questo momento una riforma della legge nel senso maggioritario uninominale sarebbe l’unica che potrebbe ricreare il rapporto tra eletto ed elettore concedendo all’elettore la possibilità di votare un nome e un cognome, controllare la sua attività durante l’arco del suo mandato e, nel caso, sanzionarlo o premiarlo nelle elezioni successive.

Se non ci occupiamo di questo, parlare di una mera riduzione del numero dei parlamentari credo serva a poco, sia dal punto di vista del risparmio (sebbene qualche risparmio si conseguirebbe), sia dal punto di vista dell’efficientismo (tanto varrebbe allora avere cinque o sei parlamentari, uno per Gruppo, che seguano le indicazioni), tanto meno dal punto di vista della rappresentatività democratica e del dare un significato importante all’Aula del Senato. È per questo che chiediamo, in base all’articolo 93 del Regolamento, di rinviare l’esame del provvedimento oggi all’ordine del giorno sulla riforma costituzionale.

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