Benedetto XVI e divieto di contraccezione. I maestri senza maestria e l’imprudenza diffusa

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Benedetto XVI ha fatto appello a non far uso della contraccezione nei rapporti sessuali, affidandosi solo a metodi “naturali” e a far figli (1). Ogni volta che leggo di un papa o di un altro esponente della religione vaticana che fa appello contro l’uso della contraccezione, non riesco a non stupirmi di cotanta sfrontatezza: ma e’ possibile che chi ha deciso liberamente di non praticare sesso (almeno ufficialmente) debba poi erigersi a maestro verso chi, pur cattolico, ha deciso invece di godere anche di questo aspetto della propria vita e della propria corporalita’? Ok, sono questioni fra cattolici apostolici romani, e non dovrebbero riguardarmi in quanto non professo questa religione. Ma siccome sono consapevole che diversi praticanti la religione di Benedetto XVI hanno dato il voto al partito grazie al quale oggi sono in Senato, e lo hanno dato ben sapendo che in questo partito sulla contraccezione si sostiene essenzialmente il contrario, mi sento colpita da queste affermazioni, quasi in difesa di questi elettori, e non riesco ad esimermi nel cercare di stigmatizzare questa realta’ di maestri senza maestria.
Se penso poi che, come dice la Societa’ Italiana di Ginecologia (Sigo), l’Italia si trova agli ultimi posti in Europa per utilizzo di contraccezione ormonale, dovrei riconoscere che papa Ratzinger stia colpendo nel segno coi suoi appelli…. ma non e’ cosi’, perche’, sempre grazie ai dati Sigo, il non utilizzo della contraccezione non sembra sia legato a scelte religiose ma ad imprudenza diffusa.
Proprio per arginare questa imprudenza, lo scorso 12 settembre ho presentato una mozione in Senato (con altri otto senatori) (2) per
- maggiore informazioni sulla contraccezione, prevedendo anche l’inserimento dell’informazione sessuale tra le materie d’insegnamento a scuola;
- eliminare l’obbligo di ricetta per la pillola del giorno dopo e prevedere la disponibilita’ gratuita per le adolescenti;
- consentire l’effettuazione dell’interruzione volontaria di gravidanza in intramoenia, anche in strutture sanitarie private convenzionate, prevedendo una tariffazione analoga a quella del DRG;
- prevedere una programmazione regionale degli ospedali in cui debbono effettuarsi le IVG, garantendo aggiornamento scientifico e qualificazione professionale del personale;
- prevedere che ogni forma di colloquio per un ulteriore approfondimento con personale estraneo al servizio, volontari o personale obiettore, sia attivato su richiesta della donna o per decisione del medico, ma non sia imposto coattivamente.
- prevedere il rispetto di tempi certi per le strutture che debbono assicurare l’intervento allo scadere dei sette giorni o, in caso di procedura di urgenza, subito come prescrive la legge 194;
- garantire un riequilibrio del personale medico e infermieristico, come per altro previsto all’articolo 9 della legge 194 attraverso la mobilita’ del personale, nell’ambito di livelli minimi e di una programmazione regionale, che preveda almeno il 50% di personale non obiettore. Anche al fine di garantire al personale “non obiettore” di occuparsi forzatamente solo delle IVG;
- prevedere la possibilita’ di ricorso all’aborto farmacologico con la RU486 in maniera omogenea su tutto il territorio garantendo l’immissione in commercio anche in Italia del Mifepristone, nel pieno rispetto dell’art 15 della legge 194.

(1)     qui la notizia
(2)     qui la mozione

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