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Praticanti avvocato. Rivedere le norme per l’accesso alla professione. Interrogazione

Posted By Donatella On 16 maggio 2012 @ 11:06 In Interrogazioni | 2 Comments

Interrogazione dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, al Ministro della Giustizia e
al Ministro dell’Economia e delle Finanze
Premesso che
in Italia esistono circa 40.000 praticanti avvocato: un esercito di potenziali partite IVA che attendono il superamento dell’esame di abilitazione per introdursi nel mondo del lavoro;
l’esame di abilitazione alla professione forense rappresenta un ostacolo per tutti i giovani praticanti avvocato, tale prova, viene superata annualmente, a livello nazionale, da una percentuale media inferiore al 30%;
l’esame di Stato, si compone di tre prove scritte ed un orale. Se non si superano le prove scritte non si accede all’orale e se anche si riesce a superare le prove scritte, si viene bocciati all’orale, si deve ripetere tutto dall’inizio e rifare gli scritti;
considerato che:
il tempo necessario per permettere alle varie commissioni di correggere gli scritti (oltre 6 mesi) e interrogare chi è riuscito a passare agli orali (altri 3 o 4 mesi), in tutto l’esame di abilitazione dura circa un anno;
ogni anno si abbassa la percentuale di chi riesce a superare l’esame e il criterio di selezione numerico ha ormai da tempo superato quello meritocratico;
rilevato che:
i consigli dell’ordine ogni anno stabiliscono una percentuale di candidati che può ottenere l’abilitazione e, una volta raggiunta tale percentuale, tutti quelli che sono in esubero, a prescindere dalla effettiva preparazione, vengono ritenuti “inidonei” e devono ripetere il percorso dall’inizio;
L’art.8 L. 1578/1933, prevede al comma 5 che “ I praticanti procuratori, dopo un anno dalla iscrizione nel registro di cui al primo comma, sono ammessi, per un periodo non superiore a sei anni, ad esercitare il patrocinio davanti ai tribunali del distretto nel quale è compreso l’ordine circondariale che ha la tenuta del registro suddetto, limitatamente ai procedimenti che, in base alle norme vigenti anteriormente alla data di efficacia del decreto legislativo di attuazione della legge 16 luglio 1997, n. 254, rientravano nelle competenze del pretore. Davanti ai medesimi tribunali e negli stessi limiti, in sede penale, essi possono essere nominati difensori d’ufficio, esercitare le funzioni di pubblico ministero e proporre dichiarazione di impugnazione sia come difensori sia come rappresentanti del pubblico ministero (5/b) […]”.
il praticante avvocato, con determinati limiti di materia e territoriali potrebbe già  dopo un anno di tirocinio aprirsi una Partita IVA e lavorare autonomamente ma è scoraggiato ad entrare nel mondo del lavoro, per via di quel limite temporale di 6 anni;
rilevato inoltre che:
se un praticante avvocato abilitato al patrocinio (c.d. Patrocinatore Legale) si aprisse una partita IVA ed uno studio autonomo, avrebbe una grossa “spada di Damocle” sulla testa: perdere dopo 6 anni la possibilità di patrocinare e conseguentemente ritrovarsi senza lavoro.
Eliminando il limite di 6 anni, si verrebbe a creare una figura intermedia di professionista, il Patrocinatore Legale, che aprirebbe le porte al mondo del lavoro a circa 40.000 giovani, senza contrastare l’art. 33 della Costituzione;
se i 40.000 Patrocinatori Legali che si verrebbero così a creare, versassero allo Stato la media di €. 1.000,00 annue di tasse e/o contributi, l’Italia incasserebbe 40.000.000 di Euro in più, a partire da subito.
per sapere:
- se il Governo concordi con la valutazione secondo cui la limitazione dei sei anni di durata del patrocinio illustrata in premessa  costituisce restrizione all’accesso  ad attività economica  in violazione dei principi costituzionali ed europei invocati dal Decreto-Legge  n. 1  del 2012 , come convertito dalla Legge  n. 27 del 2012;
- se il Governo intenda valutare i benefici di natura sociale ed economica che seguirebbero all’immediata abolizione del limite temporale dei sei anni di durata del Patrocinio o comunque prevedere un graduale superamento di detto limite temporale, ad esempio, prevedendo un suo possibile rinnovo di sei anni in sei anni per coloro che dimostrino di essere in regola dal punto di vista del versamento dei contributo previdenziali e dimostrino di continuare a svolgere la professione forense.
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