Professioni sanitarie. Emendamenti e Ordine del Giorno

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dei senatori Poretti, Bonino, Perduca


Il Senato nell’esaminare i Ddl nn. 1142 e 573 – Professioni sanitarie
Premesso che:
al primo articolo vengono istituiti 5 nuovi ordini professionali:due nuovi:1) l’ordine professionale delle professioni sanitarie della riabilitazione; 2)l’ordine professionale delle professioni tecnico-sanitarie e della prevenzione;tre collegi trasformati in ordini 3) I collegi degli infermieri professionali, degli assistenti sanitari e delle vigilatrici d’infanzia (IPASVI) sono trasformati in ordini professionali delle professioni infermieristiche; 4)I collegi delle ostetriche sono trasformati in ordini professionali delle ostetriche e degli ostetrici; 5)I collegi dei tecnici sanitari di radiologia medica sono trasformati in ordini professionali delle professioni dei tecnici sanitari di radiologia medica).e al secondo articolo 20 nuovi albi, che secondo la previsione dell’articolo 10 possono trasformarsi a loro volta in ordini professionali:1) albo della professione di infermiere;2) albo della professione di infermiere pediatrico e delle vigilatrici d’infanzia.3) albo della professione di fisioterapista;4) albo della professione di logopedista;5) albo della professione di podologo;6) albo della professione di ortottista e assistente di oftalmologia;7) albo della professione di terapista della neuro e psicomotricita` dell’eta` evolutiva;8) albo della professione di tecnico della riabilitazione psichiatrica;9) albo della professione di terapista occupazionale;10) albo della professione di educatore professionale.11) albo della professione di tecnico sanitario di laboratorio biomedico;12) albo della professione sanitaria di tecnico audiometrista;13) albo della professione sanitaria di tecnico audioprotesista;14) albo della professione sanitaria di tecnico ortopedico;15) albo della professione sanitaria di dietista;16) albo della professione sanitaria di tecnico di neurofisiopatologia;17) albo della professione sanitaria di tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare; 18) albo della professione sanitaria di igienista dentale;19) albo della professione di tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro;20) albo della professione di assistente sanitario.

Che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato poco dopo l’approvazione, avvenuta l’11 novembre 2004, da parte del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro della salute, del disegno di legge recante disposizioni in materia di professioni sanitarie non mediche, poi diventato la legge n. 43 del 2006, ha prodotto il seguente parere al Parlamento e al Governo (segnalazione del 2 dicembre 2004): «si rileva che la costituzione di nuovi ordini professionali e dei relativi albi provoca una significativa restrizione della concorrenza, comportando limitazioni all’entrata di nuovi operatori, fatta eccezione per le ipotesi in cui, sussistendo un’asimmetria informativa tra consumatore e professionista, sia necessario, al fine di garantire maggiori benefici per i consumatori, consentire l’accesso a determinate attività solo a quanti possiedono specifici requisiti di qualificazione professionale, prevedendo a tal fine delle forme di selezione all’entrata, quali la formazione scolastica richiesta e il superamento di un esame di abilitazione, nonché un controllo sull’attività svolta dagli operatori.
In assenza di tali presupposti, infatti, la previsione di forme di selezione all’entrata può comportare, sotto il profilo economico, un ingiustificato aumento dei costi dei servizi offerti, senza necessariamente garantire la qualità degli stessi. Ciò premesso, si rileva che, con specifico riguardo alle professioni oggetto del disegno di legge citato, [...] non sembrano sussistere asimmetrie informative tali da giustificare una limitazione della concorrenza attraverso l’imposizione di barriere all’accesso nel relativo mercato. Come già evidenziato nelle precedenti segnalazioni effettuate in proposito dall’Autorità e in particolare nella segnalazione relativa alle professioni sanitarie non mediche, si osserva, infatti, che, sotto il profilo della qualificazione professionale, le esigenze di tutela del consumatore possono essere integralmente soddisfatte con la previsione di un percorso formativo di livello universitario obbligatorio, come peraltro ribadito in materia dalla Commissione europea, da ultimo nellaRelazione sulla concorrenza nei servizi professionali del febbraio 2004, che, seppur non direttamente attinente alle professioni sanitarie, esprime comunque dei principi generali in tema di attività professionali.
In tale occasione, la stessa Commissione, dopo aver stigmatizzato il fatto che nella maggior parte degli Stati membri l’accesso alle professioni sia regolamentato con varie restrizioni di tipo qualitativo, ha rilevato che una limitazione all’accesso al mercato si ripercuote negativamente sulla concorrenza e sulla qualità dei servizi offerti, determinando un significativo aumento dei prezzi a cui, peraltro, non corrisponde sempre una qualità migliore dei servizi offerti. In tale contesto, ad avviso della Commissione, un intervento di regolamentazione dei servizi professionali risulta giustificato dall’esistenza di un’asimmetria informativa tra consumatore e professionista riguardo a quelle attività professionali il cui esercizio rappresenti un valore per la società in generale, comportando, in caso di inadeguatezza dell’offerta, costi sociali molto alti [...] circostanza che non sembrerebbe ricorrere nel caso di specie. [...] L’Autorità ritiene che il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri possa determinare una restrizione della concorrenza e del corretto funzionamento del mercato dei servizi professionali nel settore sanitario non medico»;
la stessa Autorità il 14 aprile 2005, sul disegno di legge per una nuova regolamentazione delle attività di informazione scientifica e per l’istituzione di un albo degli informatori scientifici del farmaco, ha rilevato che «la regolamentazione dei servizi professionali è appropriata solo se soddisfa esigenze di carattere generale e nei casi in cui si ritiene sia possibile sanare distorsioni presenti nel mercato»;
inoltre secondo quanto riportato nelle conclusioni dell’indagine conoscitiva n. 34 sugli ordini professionali  del 2009 l’Autorità auspica, inoltre, che “il legislatore intervenga anche per rimuovere le riserve di attività tutte le volte in cui l’affidamento in esclusiva di una determinata attività non sia giustificato dal perseguimento di un interesse generale la cui tutela non potrebbe essere altrimenti garantita. Nell’ottica di favorire la più ampia liberalizzazione dei servizi professionali anche con riguardo all’accesso delle professioni, è auspicabile che il legislatore preveda, in relazione alle specifiche esigenze di tutela che si manifestano in concreto, l’istituzione di corsi universitari che consentano di conseguire direttamente l’abilitazione all’esercizio della professione. Nella medesima prospettiva il periodo di tirocinio dovrebbe essere proporzionato alle esigenze di apprendimento pratico delle diverse professioni e dovrebbe poter essere svolto, ove ciò si ritenga in concreto possibile, nell’ambito degli stessi corsi di studio.Infine, sarebbe opportuno che gli organi di governo degli ordini non siano più espressione esclusiva degli appartenenti ma siano composti anche da soggetti estranei all’ordine.”
considerato inoltre che:nella manovra economica appena approvata dal Senato, con la legge di conversione del decreto 138/2011, si e’ introdotto il principio di libertà di impresa e di garanzia della concorrenza. Le disposizioni relative all’introduzione di restrizioni all’accesso e all’esercizio delle attività economiche devono essere oggetto di interpretazione restrittiva e al contempo si prevede che gli ordinamenti professionali esistenti debbano garantire che l’esercizio dell’attività risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralità di offerta che garantisca l’effettiva possibilità di scelta degli utenti nell’ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti. Vengono poi elencati i principi ai quali gli ordinamenti professionali dovranno conformarsi entro un anno, in materia di liberalizzazione, di formazione continua, di tirocinio, di deroghe alle tariffe professionali, di obblighi assicurativi a carico del professionista, di organi territoriali con funzione disciplinare, di pubblicità informativa.

impegna il Governoa tener conto delle indicazioni fornite dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, per adeguarsi alle esigenze di modernizzazione imposte a livello legislativo e richieste, da oltre dieci anni, dall’orientamento antitrust nazionale e comunitario.

Emendamenti:
* abrogazione dell’articolo 1(istituisce 5 ordini professionali)
* abrogazione dell’articolo 2(istituisce 20 nuovi albi)
* abrogazione all’articolo 7, del comma 10(l’iscrizione agli albi e ordini di cui alla presente legge costituisce condizione essenziale e obbligatoria per l’esercizio delle relative professioni sanitarie)
* abrogazione dell’articolo 10(permette la trasformazione di un albo in ordine purche’ ci siano 20.000 iscritti all’albo e sia presente con un minimo di 500 operatori in almeno diciotto regioni)

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1 Risposta to “Professioni sanitarie. Emendamenti e Ordine del Giorno”

  1. Tu chiamale, se vuoi, liberalizzazioni - a Quinta 's weblog : un Blog di Stefano Quintarelli Says:

    [...] nuovi ordini professionail e 20 nuovi albi che potranno trasformarsi in ordini.W il libero mercato!Professioni sanitarie. Emendamenti e Ordine del Giorno | SEN. DONATELLA PORETTI. Il Senato nell’esaminare i Ddl nn. 1142 e 573 – Professioni sanitarie Premesso che: al primo [...]

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