Analgesia per il parto? Sempre un miraggio in Italia

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Intervento della Senatrice Donatella Poretti, parlamentare Radicale-Partito Democratico  e di Tommaso Ciacca, membro della direzione nazionale dell’associazione Luca Coscioni

I risultati di una indagine nelle ostreticie italiane, pubblicati sull’ultimo numero della rivista “Acta Anaesthesiologica Italica”, confermano quanto già era emerso in precedenti ricerche.
L’analgesia epidurale in travaglio di parto è offerta 24h/24 e senza costi per l’utenza solo nel 16% dei punti nascita. Nel 27% degli ospedali le tecniche analgesiche sono applicate saltuariamente e con limiti organizzativi. Per il resto nessun tipo di parto senza dolore viene garantito alle donne che accedono ai reparti di ostetricia. Inoltre è emersa una certa differenza tra quanto avviene al Nord e il Centro-Sud, dove la percentuale dei punti nascita con servizio di analgesia epidurale 24h/24 è molto inferiore.
Non c’è da rallegrarsi se ci si confronta con gli standard europei.
Le cause sono molteplici. Gli autori dello studio, la Dott.ssa Adriana Paolicchi e il Dott. Alessandro Bardini dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa, hanno individuato in base ai risultati del questionario inviato a tutti i punti nascita italiani, fattori socio-culturali e strutturali (limitate dimensioni delle unità ostetriche). Siamo ancora lontani da una vera umanizzazione del parto e dalla libertà di scelta consapevole.
A fronte di questo vuoto nell’offerta del Sistema Sanitario Nazionale, che ha ricevuto il colpo di grazia dalla cancellazione da parte del governo dei nuovi LEA voluti dall’ex ministro Turco, si conferma per il nostro Paese il primato di parti chirurgici in Europa (nell’indagine si evidenzia che un quarto delle ostetricie italiane prese in esame effettua oltre il 40% di parti cesarei sul totale dei parti espletati).
L ‘associazione Luca Coscioni, i parlamentari radicali, con numerose iniziative, tra cui la presentazione di una recente interrogazione ai ministri competenti [a firma dei senatori Poretti e Perduca(1)], hanno posto e pongono la questione alla attenzione delle maggiori istituzioni ed è necessario e urgente che maggioranza e opposizione recuperino il senso di una politica che parta dalla realtà, dai corpi, in questo caso delle donne, alle quali va garantita la possibilità di scegliere come vivere il proprio parto.

(1) Qui il testo dell’interrogazione

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1 Risposta to “Analgesia per il parto? Sempre un miraggio in Italia”

  1. boi rosalba Says:

    gentile onorevole Poretti; le scrivo nel tentivo di esprimere la mia opinione sul delicato tema della parto analgesia.vorrei inanzi tutto ringrazirla per la possibilità di confronto data da questo blog, che rappresenta la sua volontà di apertura verso altre e differenti visioni della problematica. mi riconosco e capisco il rammarico espresso in quanto scritto(che condivido in toto) dalla mia anonima collega.rappresenta in maniera molto chiara quanto molte di noi ostetriche vivono nella operatività quotidiana. non penso che le contrapposizioni portino da qualche parte, anzi sono convinta che in tutto questo marasma di discussioni su parto analgesia si o no; si celi un tema molto più complesso, quello che attiene alla qualità dei servizi dedicati alla tutela della salute della donna.E’ quindi penso che le donne dovrebbero pacificamente allearsi. negli ultimi tempi ci sono state revisioni molto importanti sulle modalità assistenziali riguardo la gravidanza e la nascita. revisioni che hanno portato alle raccomandazioni OMS del lontano 1985, e a seguire in italia hanno portato al POMI. a noi operatori di sanità pubblica è stato chiesto di cambiare modalità assistenziali, di riconoscere nella donna le competenze che l’accompagnano in quel meraviglioso processo che è diventare madre.molte di noi ci hanno creduto. finalmente sembrava arrivato il momento di organizzare i servizi mettendo in primo piano la persona, la donna, la coppia, migliorando gli aspetti dell’accoglienza e della presa in carico,finalmente potevamo lavorare in piena sintonia con quanto maturato in tanti anni di esperienza senza sotterfugi, senza contrapposizioni in una sanità pubblica che si fà carico della qualità della nascita dei suoi futuri cittadini(sin dai primi momenti della gravidanza o meglio già in epoca preconcezionale) . come lei saprà il 70% delle gravidanze viene seguito da professionisti privati e solo il 30% si rivolge ai consultori e alle strutture pubbliche.non si può a mio parere affrontare il parto come fatto a sè indipendente dal percorso che la donna vive durante la gravidanza.So per certo, si per esperienza personale che professionale che l’offerta di un’ approccio fisiologico è preferito dalle donne ma purtroppo non è sostenuto dalle nostre aziende sanitarie.vorrei offrirle senza presunzione alcuni spunti di riflessione. la medicina risponde a varie problematiche portate dal paziente nella maniera più consona la prescrizione del farmaco non le sembra che alla richiesta di “umanizzare” si risponda nella maniera più semplice e meno impegnativa?
    non le pare che la medicina abbia comesso parecchi danni ai quali stiamo con molta fatica cercando di rimediare vedi allattamento materno?non pensa che chi ha compiti di governo di sanità deve vagliare attentamente alle enfasi poste sulle tecniche che modificano la fisiologia? pensi per es all’abuso di tonsillectomie o appendictomie a anche isterectomie verificatosi nel recente passato. forse ho fatto un grande confusione,
    per dire che io non mi scandalizzo della richiesta di analgesia gratutita; mi meraviglia il fatto che nessuno abbia niente da dire sul fatto che la donna spenda un sacco di soldi durante tutta la gravidanza, (fra visite ecografie,esami spesso completamente inutili).a quando una battaglia per la facilitare l’accesso alle prestazioni ? a presto rosalba

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