Delfini. Governo italiano chieda al Giappone di porre fine al loro massacro. Mozione

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Premesso che:

ogni anno i pescatori giapponesi, da settembre a marzo, catturano ed uccidono circa 23.000 piccoli cetacei, tra cui stenelle, tursiopi, grampi, globicefali, pseudorche e focene, in modo brutale e violento, dando luogo al più grande e pianificato massacro nel mondo che si compie soprattutto a Futo, Taiji, presso la penisola di Izu e nell’isola di Iki;i pescatori sostengono che uccidere i delfini rappresenta la modalità migliore per preservare le risorse ittiche al fine di utilizzarle a scopi alimentari umani e per ridurre la competizione nella pesca esercitata dai cetacei, considerati degli animali nocivi da eradicare;

la ragione delle nuove mattanze è motivata anche dalla domanda dei delfinari che richiedono sempre nuovi esemplari da utilizzare nei «programmi di nuoto con i delfini», per rimpiazzare quelli che muoiono per lo stress; 

i «programmi di nuoto con i delfini» e la «terapia assistita con i delfini» sono diventati il nuovo grande business delle strutture di cattività di tutto il mondo. Essi consistono nella presenza in vasca di persone che credono di interagire liberamente con i delfini. In realtà ogni interazione è rigidamente controllata dall’addestratore attraverso la deprivazione alimentare. Tali attività, vietate in Italia, sono costose e non esenti dalla possibilità di trasmissione di malattie dai cetacei all’uomo e viceversa. Inoltre, una recente ricerca scientifica, ha dimostrato che la “terapia assistita con i delfini” non ha alcun esito terapeutico;

la mattanza avviene attraverso la così detta pratica drive fisheries ovvero «pesca guidata». I pescatori si dirigono verso il mare aperto, incrociando le rotte migratorie dei delfini ed una volta avvistato il branco, iniziano a colpire con dei martelli i pali di acciaio posti lateralmente alle loro imbarcazioni. In tal modo creano volontariamente un muro di suoni sottomarino che causa panico e disorientamento nei delfini, i quali, cercando di allontanarsi dai rumori, nuotano nella direzione opposta. Ciò permette ai pescatori di compattare il gruppo e di dirigerlo all’interno di piccoli fiordi o baie, a questo punto, viene impedita la fuga dei delfini con l’utilizzo di reti poste all’imboccatura della baia. I delfini in preda al panico cominciano a «piangere», ad emettere suoni e spesso vengono lasciati in questa condizione per tutta la notte. Il giorno seguente, i pescatori, alla presenza di addestratori e veterinari ,entrano nella baia con una piccola imbarcazione dove iniziano a selezionare i delfini «giusti» da utilizzare nelle strutture di cattività (delfinari, oceanari e acquari), destinati ad essere venduti ed addestrati attraverso metodi violenti e coercitivi, tra cui la deprivazione alimentare e destinati ad essere rinchiusi a vita. I delfini utilizzati a tali scopi sono stati pagati, lo scorso anno, circa 154.000 dollari l’uno;

la mattanza ha poi inizio e le grida e i lamenti delle madri separate dai loro piccoli, scelti per essere utilizzati come «pagliacci» o pseudo taumaturghi nelle strutture di cattività di tutto il mondo, giungono a noi attraverso immagini per le quali non si può non provare rabbia, sdegno e dolore. I delfini terrorizzati vengono portati a riva, percossi e sommariamente smembrati con arpioni e coltelli e successivamente issati a bordo delle barche. Spesso non sono ancora morti, e la morte sopraggiunge dopo interminabili ed atroci minuti, se non addirittura ore;

la carne di delfino viene utilizzata a scopi alimentari umani, nonostante l’agenzia investigativa per l’ambiente (Enviromental Investigation Agency) e numerose ricerche scientifiche abbiano dimostrato che questa, soprattutto in Giappone, è pericolosamente ricca di contaminanti quali: mercurio ed altri metalli pesanti, policlorobifenili, ddt ed altre pericolose sostanze;

studi recenti hanno dimostrato che in alcuni campioni di carne di delfino in vendita sul mercato nipponico, il contenuto di mercurio era mediamente 900 volte al di sopra del limite massimo consentito dalla legge vigente in materia in Giappone;

spesso la carne di delfino viene anche venduta come carne di balena e attualmente, una confezione grande come una saponetta costa circa 2.000 yen, pertanto non puo’ essere considerata come una fonte proteica alla portata di tutti, piuttosto un cibo di lusso;

gli scarti della carne di delfino vengono anche utilizzati come cibo in scatola per animali e come fertilizzante;

nel 2003 l’agenzia per la pesca Nipponica ha autorizzato solo a Taiji il massacro di: 300 globicefali, 300 grampi, 300 pseudorche, 890 tursiopi, 450 stenelle striate, 450 stenelle frontalis. Di fatto, questo tipo di attività è quindi sostenuta e autorizzata dal Governo Giapponese;

il 3 settembre, in tutti i continenti in circa 50 città di tutto il Pianeta, con la partecipazione di circa 80 associazioni, riunite in un network internazionale al quale hanno aderito ricercatori, etologi e cetologi,  si terranno le manifestazioni di protesta per porre fine alle mattanze in Giappone;

in Italia, l’Associazione Animalisti Italiani Onlus che coordina da anni questa campagna internazionale, sarà presente il 3 settembre di fronte all’Ambasciata del  Giappone a Roma per manifestare la volontà di numerosi cittadini italiani che, sottoscrivendo la petizione, hanno condannato le mattanze dei delfini;

impegna il Governo:

a chiedere ufficialmente al Governo del Giappone di porre fine ad una pratica barbara e cruenta come il massacro di migliaia di cetacei ogni anno;

a promuovere immediate iniziative, sia in ambito nazionale che in ambito comunitario, per la condanna di simili atti, considerando che i cetacei, quali specie migratorie, non possono essere considerate di «proprietà» di un singolo Stato e che sono specie protette da numerose normative internazionali, prima fra tutte, la Convenzione Internazionale di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione (CITES), alla quale il Giappone stesso ha aderito nel 1980.

SEN. DONATELLA PORETTI

SEN. MARCO PERDUCA

SEN. FRANCA CHIAROMONTE

SEN. LUIGI VIMERCATI

SEN. MAURO DEL VECCHIO

SEN. SILVANA AMATI

SEN. OSKAR PETERLINI

SEN. ANDREA MARCUCCI

SEN. ENZO CHIGO

SEN. TERESA ARMATO

SEN. MARCO STRADIOTTO

SEN. ADRIANA POLI BORTONE

ALBERTINA SOLIANI

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1 Risposta to “Delfini. Governo italiano chieda al Giappone di porre fine al loro massacro. Mozione”

  1. Delfini. Mellano e Poretti : Dopo la manifestazione contro il massacro dei delfini in Giappone subito depositata la mozione in Senato | SEN. DONATELLA PORETTI Says:

    [...] Qui il testo della mozione [...]

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