Rsa (residenze sanitarie assistenziali): cosa fanno i Comuni per non pagare! Interrogazione

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Secondo la vigente normativa, la spesa relativa al pagamento delle rette di permanenza nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA) per soggetti con handicap permanente grave o ultra- sessantacinquenni non autosufficienti, e’ ripartita per il 50% a carico del S.S.N. (Servizio Sanitario Nazionale) e per il restante 50% a carico dei Comuni, con l’eventuale compartecipazione dell’utente secondo i regolamenti regionali o comunali. Questo, come piu’ volte segnalato dall’Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), non succede quasi mai! Numerose famiglie che devono far soggiornare un proprio congiunto in una RSA, sono costrette a pagare l’intera spesa richiesta o a vedersi negato il rimborso di quanto indebitamente pagato.
La questione e’ normativamente intricata: la legge 328/2000 prevede che i Comuni possano chiedere un contributo percentuale secondo i parametri ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) riferiti alla “situazione economica del solo assistito”. In realta’ assistiamo ad una violazione continua e prolungata di questa legge 328/2000. I Comuni richiedono il pagamento dell’intero 50% della retta, che per legge dovrebbe essere da loro pagata, giustificandosi con i motivi piu’ assurdi, come l’assenza dei regolamenti comunali finalizzati ad individuare la situazione economica dell’assistito o la mancata adozione di un d.p.c.m. (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri) finalizzato ad “evidenziare la situazione economica del solo assistito” (qui si sfiora il paradosso giuridico: l’inerzia della Presidenza del Consiglio dei Ministri comporterebbe la disapplicazione di una legge ordinaria). Ma non basta: in caso di insufficienza del reddito dell’assistito, viene chiesto ai congiunti di quest’ultimo il pagamento di parte o dell’intera retta sulla base della legge 1580 del 1931 – Nuove norme per la rivalsa delle spese di spedalita’ e manicomiali… legge abrogata da norma uguale e contraria che espressamente esclude tale possibilita’.
Per far luce su questa vicenda e permettere a tutti coloro che usufruiscono delle strutture RSA di avere i giusti rimborsi, insieme al collega Marco Perduca, abbiamo depositato un’interrogazione rivolta al Ministro del lavoro, salute e politiche sociale, per sapere quali provvedimenti di indirizzo e controllo intenda adottare al fine di garantire l’esatta applicazione della vigente normativa e la cessazione di queste prassi illegittime.

Qui il testo dell’interrogazione  

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