Medicinali a base di cannabis. Cosa aspetta il Governo a dar seguito agli impegni assunti in sede parlamentare?

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Interpellanza dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca al Presidente del Consiglio, Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri, e al ministero della Salute

Premesso che:
i principi attivi dei cannabinoidi, sintetici o naturali, sono inseriti ufficialmente tra le sostanze dotate di efficacia terapeutica (tab II-B: il Delta-9-tetraidrocannabinolo, TBC, il Trans-delta-9tetraidrocannabinolo, denominato anche Dronabinol; il Nabilone);
i farmaci a base di cannabinoidi sono da anni impiegati nel mondo nel trattamento dei sintomi di diverse patologie (come per esempio la nausea e il vomito nei pazienti sottoposti a chemioterapia, sindromi dolorose neuropatiche, reumatiche, di origine tumorale e di altra natura, stati di stress post-traumatico, alcuni effetti delle terapie retrovirali nei pazienti affetti da BIV, etc.);
in Italia, pur essendo consentita la prescrizione di terapie che fanno uso di questi farmaci, il loro approvvigionamento da parte dei pazienti è possibile, nei termini previsti dalle leggi, esclusivamente grazie all’importazione dall’estero, attraverso le procedure previste dal decreto ministeriale 11 febbraio 1997 (Importazione di specialità medicinali registrate all’estero);
nel nostro Paese infatti, non esistono in commercio farmaci registrati a base di cannabinoidi, né sintetici né naturali, e non esistono produttori autorizzati di cannabis per scopi medici per mancanza di richiste di autorizzazione alla produzione da parte delle nostre industrie farmaceutiche e per mancanza di richieste di AIC (Autorizzazione all’immissione in commercio) da parte di industrie produttrici straniere;
l’importazione di tali farmaci per il paziente comporta un notevole aggravio di spesa rispetto al vero prezzo del farmaco, cui vanno aggiunti costi di centinaia di euro per ogni singola pratica d’importazione, che va ripetuta dopo due mesi, mentre solo poche Asl forniscono la terapia in regime di day hospital;
si tratta di una strada tortuosa, costosa e burocratica che tende i più a scoraggiarsi o in alcuni casi a indirizzarsi verso il mercato nero dello spaccio della cannabis da una parte, e dell’autoproduzione, reato passibile di condanna anche con reclusione fino a diversi anni, dall’altra;
considerato che:
la soluzione al problema di rendere sempre, immediatamente e a minor costo disponibili i preparati a base di cannabinoidi, potrebbe essere quella di produrre a livello nazionale questa sostanza per scopi medici;
a Rovigo è operativo il Centro di ricerca per le colture industriali, un istituto pubblico autorizzato che da anni è in grado di produrre chilogrammi di cannabis di diverso tipo e con varie combinazioni di cannabinoidi, materiali vegetali che devono essere periodicamente distrutti;
il prodotto vegetale, per essere fruibile dai pazienti, deve essere trasformato in preparazione medicinale e perciò deve essere lavorato da un laboratorio autorizzato, di tipo farmaceutico;
una struttura pubblica che ha la possibilità di fare questa trasformazione è lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, che tra le sue mission porta avanti le attività congiunte di ricerca e formazione, per la produzione anche di medicinali orfani;
lo Stabilimento, seppure tenuto a soddisfare prioritariamente le esigenze sanitarie delle Forze Armate, oltre ad essere autorizzato alla produzione di farmaci, può anche acquistare, impiegare e distribuire sostanze stupefacenti e psicotrope e loro preparazioni;
considerato inoltre che:
il 26 gennaio 2010 nel corso del dibattito per l’approvazione della legge ddl 1771 per garantire l’accesso alle cure palliative e alle terapie del dolore venne accolto e fatto proprio l’ordine del giorno (G202) che portava le firme dei senatori PORETTI, PERDUCA, BONINO, CHIAROMONTE, MARINO IGNAZIO, SAIA, SARO, PARAVIA, VERONESI, LONGO, BIANCO, DONAGGIO, LIVI BACCI, ANTEZZA, BUBBICO, BARBOLINI, MERCATALI, CERUTI, GASBARRI, AMATI, D’AMBROSIO, PEGORER e che prevedeva nel dispositivo l’impegno del Governo “a considerare l’opportunità e la fattibilità, previa valutazione congiunta del Ministero della salute e del Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri, di una produzione in Italia di medicinali a base di cannabis, tramite il centro di ricerca per le colture industriali di Rovigo e lo stabilimento farmaceutico militare di Firenze.”
Si chiede di sapere:
se tale valutazione sulla produzione in Italia di medicinali a base di cannabis sia stata realizzata e come si intenda procedere per dare seguito all’impegno assunto in sede parlamentare.
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