Carcere di Arezzo. Per quali motivi si sono sospese le attività nel carcere?

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Interrogazione dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca al Ministro della Giustizia
premesso che:

il carcere San Benedetto di Arezzo dal mese di luglio del 2010 e’interessato da lavori di ristrutturazione del muro di cinta e della sorveglianza esterna (2 milioni e mezzo di euro assegnati dal 2009) con termine previsto per il prossimo 11 novembre 2011;

l’istituto avrebbe altresi’ necessita’ di importanti lavori interni, con stime che vanno da 2 a 4 milioni di euro, ma per cui non e’ stato ancora previsto ne’ un bando di gara, ne’ tantomeno stanziamenti o previsioni difinanziamenti;

dall’inizio dei lavori fino ai primi di giugno, l’istituto sarebbe rimasto in funzione solamente per la sezione denominata “accettazione”, con una capienza di 10 detenuti (tollerata fino a 19), dove venivano custodite temporaneamente le persone arrestate nel territorio della Provincia di Arezzo fino a convalida e successivo trasferimento o remissione in libertà, oltre a 4 detenuti definitivi lavoranti all’interno dell’istituto e un semilibero;

il personale fino a tale data sarebbe pertanto stato impiegato nei servizi di vigilanza dell’istituto e soprattutto presso il nucleo traduzioni nella Regione Toscana, con un impegno anche di 10 ore di lavoro giornaliere consecutive;

domenica 12 giugno il personale senza alcun preavviso si e’ trovato con un carcere completamento vuoto, con i detenuti trasferiti a Firenze,
Solllicciano;

inspiegabilmente, infatti, sarebbe stata disposta dal Provveditore regionale la temporanea sospensione di tutte le attività amministrative e penitenziarie motivata con l’esigenza di ristrutturazione dei locali interni, mentre non si è a conoscenza di progetti di ulteriori ristrutturazioni finanziati né tanto meno appaltati;

tale atto di sospensione comporterebbe che le persone arrestate nella Provincia di Arezzo debbano essere portate in custodia presso l’istituto di
Firenze, o di Siena o di Perugia, dalle Forze dell’Ordine che eseguono gli arresti. In una condizione gia’ drammatica di sovraffollamento per la
Toscana che vede 4.358 detenuti a fronte di una ricettività massima pari a 3.186 (numeri riferiti all’8 giugno secondo la Uil Penitenziari), 1.200 in
piu’. L’indice di sovraffollamento di Sollicciano è del 95,4% (971 reclusi mentre al massimo ce ne potrebbero stare 497) e di Siena del 62%. Ne
consegue che:

- gli agenti delle Forze dell’Ordine impegnati nel trasporto degli arrestati Fuori provincia (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza), potranno dedicare
minor tempo e risorse all’azione di prevenzione e controllo sul territorio della Provincia di Arezzo;

- il magistrato dovra’ spostarsi o far spostare l’arrestato per la convalida o meno del provvedimento, esattamente come per i familiari e i legali di chi viene arrestato nel territorio della Provincia di Arezzo e detenuto temporaneamente fuori provincia, sono obbligati anch’essi a trasferte per l’assistenza e i colloqui, con relativi oneri di tempo e spese;

il personale amministrativo e di vigilanza dell’istituto, le cui mansioni  risultano temporaneamente sospese, temono che la situazione, della quale non si fanno peraltro una ragione per via del fatto che alcun lavoro di ristrutturazione risulterebbe previsto né sarebbe in atto nei locali interni
dell’istituto, divenga duratura e porti al loro distaccamento presso altri  istituti del territorio toscano, con i conseguenti disagi dovuti al possibile trasferimento;

esisterebbe la possibilità di utilizzare ai fini detentivi presso l’istituto di pena di Arezzo, i locali e le celle ubicate presso la sezione femminile, dichiarata agibile, e indipendente e autonoma rispetto al corpo detentivo maschile, ma non utilizzata, e altre celle situate presso il reparto infermeria, per un totale di circa 30-35 posti;

considerato inoltre che:

il sovraffollamento delle strutture carcerarie, in tutta la penisola e anche nella Regione Toscana, si configura quale grave situazione di disagio e illegalità tale da comportare delle condizioni spesso considerabili inumane e degradanti per i detenuti, le quali sono sanzionabili, come già avvenuto,
dagli organi di giustizia europea e internazionali; realizzano di fatto un aggravio di pena rispetto a quanto comminato dai giudici; rendono
impossibile ogni ipotesi di rieducazione del detenuto prevista dall’art. 27 della Costituzione;

a ciò si unisce una grave carenza di personale addetto alla custodia, alla vigilanza, alla rieducazione e ad altri aspetti essenziali connessi con la
detenzione. Nella Regione Toscana, tra l’altro, risultano mancanti ben nove figure di direttore di istituto di pena da assegnare ad altrettanti
istituti, la qual cosa costringe i direttori in servizio a dover gestire più istituti;

si chiede di sapere:

se al Ministro risulta che i fatti segnalati in premessa siano corrispondenti alla realtà e quali siano le cause della sospensione delle attività nel carcere di Arezzo;

se esistono ulteriori progetti di ristrutturazione finanziati e/o già appaltati che interesseranno l’istituto penale di Arezzo e entro quale data dovranno iniziare i lavori;

se e entro quale data sia previsto il ripristino delle attività di detenzione presso questo istituto;

se non ritiene auspicabile, in considerazione dell’alto tasso di  sovraffollamento che interessa in generale gli istituti di pena italiani,
che il carcere di Arezzo possa al più presto riprendere la sua normale attività e ne sia sfruttata appieno la capienza, e se ha adottato dei provvedimenti perché questo avvenga.

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1 Risposta to “Carcere di Arezzo. Per quali motivi si sono sospese le attività nel carcere?”

  1. Nuova vita per gli istituti penitenziari italiani di Stefano Monti | Tafter Says:

    [...] legga, al proposito della cattiva gestione delle carceri e del loro sovraffollamento, l’interrogazione dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca al Ministro della [...]

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