Bimbi in carcere con le mamme? Interrogazione

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Interrogazione dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca ai ministri della Giustizia e per le Pari Opportunita’

 

Premesso che:
In occasione delle visite che Radicali Italiani hanno organizzato il giorno di ferragosto in alcuni Istituti Penitenziari, si e’ potuta verificare la presenza di alcune detenute madri e dei loro figli, come quella dei due bambini presenti nel nido di Sollicciano rispettivamente di 6 e 14 mesi;

dai dati emersi dal V Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia, redatto dall’Associazione Antigone e presentato a Roma il 16 luglio 2008, sarebbero 2.385 le donne detenute, di queste 68 sarebbero madri e 70 i bambini di età inferiore ai tre anni reclusi con le mamme, mentre altre 23 donne detenute risultavano in stato di gravidanza. Piu’ in generale sono 800.000 in Europa i bambini figli di genitori detenuti di cui 43.000 sono italiani;

la legge “Misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto tra detenute e figli minori” 40/2001, voluta dall’allora ministro per le Pari Opportunità, Anna Finocchiaro, prospetta una serie di misure volte a evitare la pena detentiva all’interno delle strutture carcerarie alle donne con figli minori di 10 anni (e di conseguenza ai propri bambini sotto i tre anni). Tutte le detenute possono oggi usufruire del provvedimento, anche se hanno compiuto reati gravi, ad alcune condizioni: principalmente che abbiano scontato un terzo della pena e che, nei casi di ergastolo, abbiano scontato almeno 15 anni. Fra le condizioni di ammissione alle misure, in particolare, vi è la non sussistenza di un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti, condizione questa che mal si adatta ad un tipo di reati come quelli connessi all’uso di sostanze stupefacenti e alla prostituzione, che tipicamente presentano un alto tasso di recidiva e di cui sono incriminate la maggior parte delle detenute-madri.
Piu’ in generale purtroppo la normativa è stata largamente disapplicata e presenta dei limiti nell’accesso ai benefici soprattutto per chi è in attesa di giudizio; in particolare, le mamme straniere, non avendo spesso un’abitazione dove scontare gli arresti domiciliari, sono costrette a tenere i bambini nelle strutture di detenzione fino al compimento del terzo anno di età, poi soffrire di un ulteriore trauma che e’ quello della separazione. Bambini innocenti che prima si trovano reclusi e poi in molti casi inviati in un istituto, passando così dall’istituzione totale del carcere a quella dell’istituto, senza la madre.

Considerato che:
i 70 bambini che attualmente vivono con le loro madri all’interno delle strutture carcerarie italiane, figli spesso di donne extracomunitarie, più volte condannate per lo più per reati di non particolare gravità sociale, sono innocenti che scontano la pena inflitta alle loro madri;

l’abitazione da parte di bambini fino ai 3 anni di età dei luoghi di pena è qualcosa che, travalicando qualsivoglia ragionamento giuridico o posizione ideologica, rappresenta solo un’aberrazione da cancellare nel più breve tempo possibile;
In particolare, è consolidato in letteratura l’orientamento che per un adeguato sviluppo psicologico del bambino, il rapporto madre-figlio sia di primaria importanza. Privare un bambino della figura materna, in quanto figlio di una detenuta, costituisce una violenza inaudita, che contraddice espressamente i contenuti della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia.

Considerato che:
nel corso della XV legislatura la II Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, in sede referente, aveva concluso l’esame della proposta di legge recante “Tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori”. La proposta muoveva dalla considerazione del contesto sociale da cui provengono le “detenute tipo”, donne che spesso vivono in contesti sociali degradati ed hanno riportato più di una condanna penale. La proposta tendeva ad attuare un regime che, seppur restrittivo della libertà personale di una madre, sia connotato da una maggiore “clemenza”, prevedendo di realizzare case-famiglia protette.

Per sapere:
- il numero dei bambini detenuti con le loro madri e dove;
- quali Istituti di pena hanno organizzato nidi al loro interno, o convenzionandosi con l’esterno;
- cosa intendano fare i ministri affinché, con urgenza, sia posto rimedio allo scempio dei bambini della prima infanzia che continuano a trascorrere dentro gli istituti di pena italiani il loro tempo più significativo, delicato e costruttivo, per salvaguardare lo sviluppo armonico della loro personalità, anche se sono nati da madri che si sono rese colpevoli di delitti puniti dalla legge con la detenzione.

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2 Risposte to “Bimbi in carcere con le mamme? Interrogazione”

  1. Bambini in carcere: uno scempio a cui porre rimedio. Interrogazione in attesa di un intervento di legge | SEN. DONATELLA PORETTI Says:

    [...] Qui il testo dell’interrogazione Aggiungi fra i preferiti e condividi: sociallist_46085cac_url = ‘http://blog.donatellaporetti.it/?p=225′; sociallist_46085cac_title = ‘Bambini in carcere: uno scempio a cui porre rimedio. Interrogazione in attesa di un intervento di legge’; sociallist_46085cac_text = ”; sociallist_46085cac_tags = ‘carceri. bimbi,nido’; [...]

  2. Bimbi in carcere: bene ministro Alfano, avra’ il nostro sostegno! | SEN. DONATELLA PORETTI Says:

    [...] A questo indirizzo l’interrogazione Aggiungi fra i preferiti e condividi: sociallist_83a7e3dc_url = [...]

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