Ddl Spazi verdi urbani. Emendamenti e ordine del giorno

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Di seguito emendamenti e ordini del giorno a ddl 2472 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”

Emendamento 2.200

All’art.2, al comma 1, lettera c, dopo le parole “gli alberi piantati” aggiungere “e quelli già esistenti”.
Poretti, Perduca

Illustrazione Emendamento: (alberi esistenti)
Il provvedimento riguarda essenzialmente le nuove piantumazioni. Questo va bene, ma ai fini del perseguimento degli obiettivi generali, non può e non devono essere trascurato il censimento, il rispetto e l’adeguata gestione degli alberi esistenti.
Nella pratica corrente, si osserva sovente come i Comuni si applichino (talvolta)per effettuare nuove piantumazioni, ma allo stesso tempo ignorino il patrimonio verde esistente ovvero devastino le alberature esistenti (molto più funzionali rispetto ai servizi ecosistemici esplicati), ad esempio attraverso interventi scorretti di potatura.
Se dunque l’attuale formulazione del testo prevede, all’art. 3 bis, che il censimento sia riferito solo agli alberi piantati, il presente emendamento prevede che il censimento sia esteso agli alberi già esistenti, inclusi quelli nati spontaneamente, che rappresentano un fondamentale patrimonio di dotazione verde delle città.

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Emendamento 2.201

Art.2, al comma 2, la parola “arboricolo” è sostituita con la parola “arboreo”.
Poretti, Perduca

Illustrazione Emendamento: (arboricolo)
L’emendamento intende sostituire la locuzione “bilancio arboricolo”, con quella tecnicamente più corretta di “bilancio arboreo”, per definire la dotazione di verde urbano.

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Emendamento 2.202

All’art.2 dopo il punto 2 è aggiunto il seguente 2bis:
Ai fini della tutela della biodiversità, gli interventi di potatura di alberi e siepi, nonchè gli abbattimenti, non possono essere effettuati durante il periodo della nidificazione dell’avifauna, della riproduzione e della dipendenza dei nati dai genitori, in applicazione della direttiva n.147/09 e della legge n. 157/92, salvo casi di assoluta necessità.
Poretti, Perduca

Illustrazione Emendamento: (potature e nidificazioni)
La crisi della biodiversità è una delle principali emergenze del nostro pianeta e, naturalmente, interessa anche il nostro Paese, che pure è stato a lungo il secondo in Europa per il suo patrimonio di vita animale.
Numerosi e noti sono i fattori che la determinano: deforestazione e distruzione degli habitat, inquinamento, agricoltura intensiva, ecc…
Oggi, anche l’Italia registra una calo preoccupante delle popolazioni naturali, in particolare dell’avifauna.
L’avanzata di asfalto e cemento che ogni anno cancella boschi e campagne è una realtà incontrovertibile e mancano ancora gli strumenti legislativi che hanno portato in altri Paesi europei all’adozione di politiche capaci di salvare il territorio e le sue risorse naturali.
In questo contesto, con una progressiva urbanizzazione, anzi uno sviluppo sempre più forti dei sistemi urbani, occorre curare in modo particolare la capacità di “accoglienza” che le nostre città debbono rivolgere alle altre specie.
Questo può essere fatto attraverso una politica “verde”, che sappia, tra l’altro, tutelare ed arricchire il patrimonio vegetale: alberi ed alberate, siepi, interventi edilizi che permettano ancora la nidificazione di tanti animali senza quella uniformità di costruzioni che negano cavità, anfratti, aperture in cui sia possibile la riproduzione degli uccelli.
Il sistema arboreo è fondamentale; ogni albero rappresenta una fonte di vita, non solo per quanto riguarda la riproduzione ma anche per quanto riguarda le risorse alimentari.
Questo ci dovrebbe sollecitare a curare in modo particolare il nostro patrimonio di alberi.
Tra le azioni positive che possiamo condurre con semplicità c’è indubbiamente l’individuazione dei tempi opportuni per eventuali operazioni di potature e, se necessario, di tagli ed abbattimenti.
Questi devono essere condotti nei periodi di riposo della vegetazione e al di fuori delle fasi biologicamente più importanti e delicate per le popolazioni di uccelli, ma anche di mammiferi come i pipistrelli, animali ormai estremamente rari, purtroppo, nonostante la loro azione positiva nel ciclo della vita.
Anche l’Europa con due direttive, la direttiva uccelli – 79/409/CEE – e la direttiva habitat – 92/43 – ha richiamato gli Stati membri alla necessità di conservazione e tutela degli animali selvatici soprattutto durante la nidificazione, la riproduzione, la dipendenza dei piccoli nati dai genitori; la legge n. 157/92 ha vietato ogni forma di danneggiamento e distruzione dei nidi, delle uova, dei piccoli.
Dunque, eventi traumatici come le potature o gli abbattimenti non possono essere condotti in primavera ed in parte dell’estate, dal momento che diverse specie hanno anche una seconda nidificazione.
Non può sfuggire come non sia solo il fare a pezzi un albero capace di distruggere la possibilità di perpetuare la riproduzione; spesso i nidi sono abbandonati durante la cova anche a causa del disturbo biologico, vale a dire del rumore e della “aggressione” che subiscono gli alberi anche vicini a quello in cui è in corso la nidificazione.
Questo emendamento raccoglie dunque il dettato delle direttive europee, della legge nazionale ed è anche teso ad evitare i contenziosi aspri che spesso si verificano tra cittadini ed associazioni da una parte ed amministratori indifferenti o distratti dall’altra.
La convenzione di Rio sulla biodiversità, che certo tutti conoscono, diviene realtà se siamo capaci di adottare comportamenti quotidiani, anche piccoli, che rendano possibile la convivenza tra la nostra specie e le altre specie, con l’esercizio di un sereno senso di responsabilità.

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Emendamento 3.101

All’articolo 3, comma 1, dopo le parole: “patrimonio arboreo delle città” inserire le seguenti: “e quelle finalizzate ad attrezzare aree da destinare ad attività sportive, alle attività ricreative dei minori, e a spazi liberi per  gli animali domestici”.
Poretti, Perduca

Illustrazione Emendamento: (bambini, cani e sportivi)
I parchi e il verde urbano affinche’ sia sentito come patrimonio della cittadinanza deve essere vissuto. Chi puo’ viverlo piu’ dei bambini con i ritrovi nelle aree attrezzate e ludiche, chi piu’ di chi porta il cane a passeggio a trovare altri cani con cui giocare e correre, chi piu’ di chi utilizza i parchi urbani per correre e fare altre attivita’ sportive puo’ sentirlo come patrimonio cittadino e viverlo in quanto tale. Citare quindi queste attivita’ e’ dare un riconoscimento a chi frequenta il patrimonio verde e al tempo stesso prevedere anche che i parchi e chi li gestisce e amministra riconosca questi protagonisti per attrezzare di conseguenza i parchi. L’esempio delle aree cani e aree bambini e’ un esempio di civilta’ e di convivenza che quando possibile dovrebbe sempre essere realizzato.

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Emendamento 3.102

Alla fine dell’Art.3 aggiungere il seguente comma:
1-bis. Le reti ecologiche ed i corridoi biologici sono tutelati quali strumenti fondamentali per la conservazione della biodiversità, ai sensi delle direttive 409/79  e 147/2009 e successive modifiche (uccelli) e 92/43 (habitat).
Poretti, Perduca

Illustrazione Emendamento: (tutela delle reti ecologiche e dei corridoi biologici)
Anche la conferenza di Nagoia, tenutasi nell’autunno scorso in Giappone, ha voluto richiamare i Paesi  della Terra a far fronte alla crisi della biodiversità, che a causa degli interventi dell’uomo sulla realtà che lo circonda, cancellano ogni giorno habitat e la stessa possibilità di vita per tante specie.
Si prevede che nei prossimi anni si rischi di perdere un quarto dei mammiferi, un terzo dell’avifauna del Pianeta.
Questo bollettino di quella che potremmo definire una guerra alla natura di cui non siamo tutti a volte pienamente consapevoli, richiede delle risposte responsabili e concrete, anche nel nostro Paese.
Ho già avuto modo di accennare alla perdita di biodiversità che l’Italia subisce, una morte quotidiana e silenziosa, gravissima: dovuta in modo particolare alla cancellazione di ecosistemi, che invece politiche più accorte ed obeddienti alle direttive internazionali potrebbero evitare.
Una politica intelligente e praticabile è senza dubbio quella della tutela delle reti ecologiche e dei corridoi biologici, vale a dire quel sistema di aree ancora verdi, ricche di biodiversità animale e vegetale, che sopravvivono nelle nostre città e che devono essere collegate tra di loro per permettere lo spostamento degli animali, il loro incontro, la loro riproduzione.
In poche parole, la sopravvivenza di tante forme di vita.
Infatti, alla connessione, cioè alla messa in rete, si oppone la frammentazione che porta alla estinzione delle popolazioni locali, prigioniere dei loro sempre più ristretti territori.
La funzione delle reti ecologiche e dei corridoi biologici che le pongono in connessione è uno strumento primario che ogni forma di urbanizzazione dovrebbe rispettare ed anzi tutelare; senza voler qui sottolineare come la nostra stessa qualità della vita, la vivibilità delle nostre città, il diritto alla salute, passi attraverso le stesse misure che consentono la sopravvivenza alle altre specie.
Quello all’ambiente è ormai in letteratura giuridica riconosciuto come diritto diffuso ed ha una valenza sociale enorme, come sanno bene i cittadini che nei sistemi urbani più soffocati da asfalto e cemento pagano prezzi altissimi all’inquinamento, al rumore, alle isole di calore, alla mancanza di verde…
Ritengo che questo emendamento sia perfettamente rispondente allo spirito del provvedimento che, partendo dal disegno di legge del Governo, è stato opportunamente dotato dalla Commissione Ambiente di un più ampio e sacrosanto respiro; le modifiche apportate rivelano infatti una esigenza di inquadrare in modo più vasto le realtà urbane e penso che l’approvazione della tutela delle reti ecologiche e dei corridoi biologici sia una misura necessaria e coerente a questo progetto.

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Emendamento 6.0.100

Dopo l’articolo 6 aggiungere
Art. 6-bis. (Disposizioni relative ad arbusti, cespugli e siepi)
Le disposizioni della presente legge sono estese agli arbusti, ai cespugli e alle siepi di interesse ecologico e naturalistico presenti nell’area urbana
Poretti, Perduca

Illustrazione Emendamento: (arbusti, cespugli e siepi)
L’importanza del verde urbano riguarda tanto il contributo che le aree verdi danno e possono dare n termini di fruizione del verde da parte dei cittadini e dunque di vivibilità della città, ma anche il contributo in termini ambientali, ecologici e naturalistici.
Occorrerebbe in effetti un riconoscimento ed una maggiore consapevolezza generale di come il verde urbano si inserisce nel contesto dell’ecosistema urbano, e delle relazioni esistenti con la fauna, ai fini dell’incremento e valorizzazione della biodiversità urbana.
In questo senso, un ruolo fondamentale è certamente svolto dagli alberi. Tuttavia, grande rilevanza è ricoperta anche dagli altri elementi “verdi”, quali i cespugli, le siepi, gli arbusti, che spesso detengono un alto valore naturalistico.
Il presente emendamento intende quindi includere nelle previsioni della legge anche questi altri elementi “verdi”, ovvero gli arbusti, i cespugli e le siepi che siano presenti nell’area urbana e abbiano un interesse ecologico e naturalistico.

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Ordine del Giorno G 1.100

Perduca Poretti

il Senato
Considerato che nel riconoscere il 21 novembre quale «Giornata nazionale degli alberi» col fine di perseguire, attraverso la valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo, l’attuazione del protocollo di Kyoto ratififcato ai sensi della legge 1º giugno 2002, n. 120, nonché le politiche di riduzione delle emissioni, la prevenzione del dissesto idrogeologico e il miglioramento della qualità dell’aria;
considerando che negli anni la mancanza di piani regolatori cittadini ovvero il loro non rispetto ha creato situazioni per le quali migliaia di costruzioni hanno contribuito ad aggravare il dissesto idrogeologico, la pericolosità abitatitva in zone a rischio tellurico o di eruzione vulcanica;
considerato in particolare che gli edifici costruiti prima del 1945, che consideriamo “storici” ai fini della tutela, formati da 30 milioni di vani, cioè la quarta parte del totale; questo patrimonio realizzato in oltre 3.000 anni di storia costituisce l’identità stessa della civiltà italiana ed è da considerare un “bene unico e irriproducibile”. Sebbene fragile, è sopravvissuto agli innumerevoli terremoti che si sono succeduti nella storia, per cui può e deve essere salvaguardato integralmente attraverso due tipi di incentivi;
- la “fiscalità di vantaggio”, o altro tipo di defiscalizzazione, escludendo sopraelevazioni o costruzioni in spazi liberi. Questo non solo per ragioni storico-ambientali e statico-sismiche, ma anche per non aumentare la densità abitativa edilizia; consentendo, peraltro, adeguamenti impiantistici;
- la demolizione e delocalizzazione dell’edilizia postbellica che deturpa tali centri storici (accertabile attraverso pareri della Soprintendenza) consentendo nella nuova ubicazione un incremento volumetrico che può giungere fino al 50% della cubatura precedente. Questo incentivo alla delocalizzazione sarà esteso anche alle aree paesaggistiche protette e a quelle a elevato rischio vulcanico, sismico e idrogeologico, perché non solo le volumetrie non debbono aumentare ma ridursi in quanto inserite in un ambiente vulnerabile;
considerato che gli edifici costruiti dal 1945 a oggi composti da circa 90 milioni di vani, che in 64 anni hanno travolto la città “storica” dilagando sul territorio, sono da distinguere a loro volta in due tipologie; – gli edifici realizzati dal 1945 al 1970, in generale non anti-sismici, composti da circa 47 milioni di vani. Essi sono stati realizzati nell’emergenza postbellica, prima delle leggi antisismiche più severe dagli anni 70 in poi, con impiantistica obsoleta, usando nel cemento armato, ferro ordinario e senza aderenza migliorata, con scarso rispetto delle regole esecutive, oggi di scarso valore economico. Questi limiti risultano dalle demolizioni di tali edifici dove si riscontra spesso che il ferro nel cemento armato è scomparso lasciando polvere di ruggine, per cui il cemento risulta “disarmato”. Tali edifici (esterni ai centri storici) oggi mummificati nei Prg, possono essere rottamati e ricostruiti in sito con un incremento di volume fino al 35% allo scopo di essere adeguati alle norme antisismiche e all’impiantistica di sicurezza e alle energie rinnovabili. Questo principio può consentire di mandare al macero tale “spazzatura edilizia” e trasformarla in “architettura di qualità”. Esso, esteso a scala urbana, permette la trasformazione delle periferie-dormitorio di edilizia pubblica o privata post-belliche, non antisismiche, prive di qualità, attrezzature, servizi e verde, in unità urbane a funzioni integrate, ad autosufficienza energetica; cioè in eco-cities; – gli edifici realizzati dal 1970 in poi, antisismici, comprendenti circa 43 milioni di vani. Questi edifici vanno evidentemente conservati, ma possono essere adeguati all’impiantistica di sicurezza e all’energia rinnovabile, incrementando la loro volumetria fino al 20%, su parere delle Soprintendenze e dopo opportuno check-up sulla loro antisismicità. Va precisato che in questi due casi gli incentivi volumetrici sono consentiti se non ostacolano i diritti di terzi e se non si consumano altre aree verdi, da considerare anche esse “beni unici e irriproducibili”;
considerando che il miglioramento dell’aria passa anche attraverso il decongestionare i centri urbani sovvraffollati di edifici rispetto al reale numero di abitanti reasidenti.
In occasione della celebrazione della Giornata impegna il Governo e le istituzioni scolastiche a curare, in collaborazione con le autorità comunali e regionali e con il Corpo forestale dello Stato, oltre alla messa a dimora in aree pubbliche, individuate d’intesa con ciascun comune, di piantine di specie autoctone, anche messe a disposizione dai vivai forestali regionali, preferibilmente di provenienza locale, con particolare riferimento alle varietà tradizionali dell’ambiente italiano, con modalità definite con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, nell’ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente anche una la promozione di una serie di misure opportune per promuovere le ipotesi circa la rottamazione edilizia citata in premessa come elemento strutturalmente connesso ai fini del disegno di legge che ha come scopo l’incentivare lo sviluppo degli spazi di verde urbano nonché introdurre disposizioni innovative in materia di iniziative di promozione e divulgazione della conoscenza dei temi del patrimonio arboreo e della sostenibilità ambientale.

impegna il Governo:
- a presentare una riforma della legge quadro sulle aree protette, che ridefinisca il sistema delle entrate da destinare  al conseguimento dei fini istitutivi dei parchi e delle riserve statali e regionali, assoggettando la realizzazione delle operazioni di trasformazione urbanistica ed edilizia eseguiti all’interno di ambiti territoriali, che nel loro complesso traggono vantaggi e benefici di diversa natura dalla presenza delle aree protette, a una forma di prelievo speciale, e vincolando il gettito di quest’ultimo al finanziamento di un processo di acquisizione delle aree comprese nei Parchi e nelle Riserve naturali al patrimonio degli stessi enti di gestione, ovvero di un soggetto istituito ad hoc con questo mandato esclusivo, sul modello dell’Agenzia regionale Conservatoria delle coste della Sardegna, di cui alla legge regionale n. 2 del 29 maggio 2007, art. 16, ovvero del Conservatoire de l’espace littoral et des rivages lacustres, introdotto in Francia con la legge 10 luglio 1975 n. 75-602;
-a promuovere, attraverso le opportune Intese con le Regioni, una revisione del sistema degli oneri cui sono soggetti quanti realizzano trasformazioni del territorio che riducono la dotazione di aree libere ovvero non urbanizzate dei comuni, introducendo, a carico dei soggetti richiedenti il titolo  abilitativo l’obbligo di realizzare controprestazioni ecologiche, appropriate alle diverse realtà locali, sulla base delle esperienze di compensazione ecologica sperimentate in Germania, Olanda e Stati Uniti, ovvero vincolando una quota del gettito aggiuntivo connesso all’esecuzione di questi interventi (la maggiore quota di Imposta comunale sugli immobili, degli oneri di urbanizzazione e di imposte erariali prevedibili) al finanziamento di programmi regionali e comunali locali per la messa in sicurezza e la riqualificazione delle aree non urbanizzate, per la pianificazione e la gestione durevole di ambiti di riserva, di corridoi e discontinuità ecologiche, di cui assicurare la presenza all’interno dei sistemi urbani del nostro paese;
-a promuovere, attraverso le opportune Intese con le Regioni, una riforma nel campo del governo del territorio, che imponga ai Comuni e alle Province l’obbligo di adottare sistemi di contabilità ambientale/urbanistica, attraverso i quali dare conto delle prestazioni che questi livelli di governo ogni anno assicurano  in fatto di contenimento ovvero di riduzione delle aree urbanizzate, di gestione e messa in sicurezza delle aree libere (aree agricole, zone comprese in parchi e/o riserve, ambiti a diverso titolo non urbanizzati e non urbanizzabili) e di acquisizione e sistemazione delle aree destinate dalla strumentazione urbanistica vigente a verde pubblico.

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