Pena di morte. L’Italia aiuta l’Iran? Interrogazione

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Interrogazione dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca ai ministri della Difesa e degli Affari Esteri

Premesso che:

- l’Italia ha conquistato la leadership mondiale contro la pena di morte. Gia’ dal 1948, la Costituzione italiana ha abolito definitivamente la pena di morte per tutti i reati comuni e militari commessi in tempo di pace. Nel 1994, e’ stata anche abolita la pena di morte dal Codice penale militare di guerra. Nel 2007 e’ stato infine modificato l’articolo 27 della Costituzione laddove prevedeva che la pena di morte potesse essere comminata secondo le leggi militari di guerra. Oggi, l’articolo 27 della Costituzione recita:
“La responsabilità penale è personale.
L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non è ammessa la pena di morte.”
Proprio in virtu’ di questo articolo, l’Italia non puo’ in alcun caso concedere l’estradizione per l’estero nel caso in cui il reato sia punibile con la pena di morte secondo le leggi dello Stato richiedente.

- la pena di morte e’ considerata dall’Onu una pratica che viola i diritti umani. Il 18 dicembre 2007, infatti, la 62ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato con 104 voti a favore, 54 contrari e 29 astensioni una Risoluzione che chiede agli Stati membri di “stabilire una moratoria delle esecuzioni, in vista dell’abolizione della pena di morte.”
Con questa Risoluzione, voluta e presentata dall’Italia insieme ad altri 86 Paesi rappresentativi di tutti i continenti, le Nazioni Unite hanno stabilito per la prima volta il principio fondamentale che la pena di morte attiene alle questioni del rispetto dei diritti umani e il suo superamento ne rappresenta un importante progresso.

- secondo il Rapporto 2008 di Nessuno tocchi Caino sulla pena di morte nel mondo, l’Iran e’ il secondo Paese per numero di esecuzioni capitali:
“Anche nel 2007, l’Iran si è piazzato al secondo posto quanto a numero di esecuzioni, dopo la Cina. Almeno 355 persone sono state messe a morte, un terzo in più rispetto al 2006 quando le esecuzioni erano state almeno 215. E l’escalation non sembra destinata a diminuire tenuto conto che, al 30 giugno, le esecuzioni nel 2008 erano già almeno 127.
I dati reali sulle esecuzioni potrebbero essere ancora più alti, perché le autorità non forniscono statistiche ufficiali e i numeri riportati sono relativi alle sole notizie pubblicate dai giornali iraniani o direttamente fornite da organizzazioni umanitarie, che evidentemente non riportano tutte le esecuzioni.
Condanne alla lapidazione sono state eseguite anche nel 2007, contrariamente a quanto assicurato nel novembre 2006 dal Ministro della Giustizia iraniano Jamal Karimi-Rad, che aveva ribadito che l’Iran non effettua lapidazioni. Il 5 luglio 2007, un uomo è stato lapidato dopo essere stato condannato a morte per adulterio e aver trascorso 11 anni in carcere.
Nel corso del 2007, in Iran sono stati giustiziati 4 donne e almeno 7 persone minori di diciotto anni al tempo del crimine, un fatto quest’ultimo che pone il Paese in aperta violazione della Convenzione sui Diritti del Fanciullo che pure ha ratificato. Al 1° luglio, almeno altri 3 minorenni sono stati giustiziati in Iran nel 2008.
Anche nel 2007 e nei primi mesi del 2008 sono continuate le esecuzioni di massa.
Tra il 15 luglio e il 2 agosto 2007, 38 persone sono state giustiziate in 9 diverse città iraniane, 16 in pubblico e 12 esecuzioni sono state trasmesse in televisione. Tra queste quelle avvenute il 1° agosto 2007, relative a sette uomini impiccati sulla pubblica piazza a Mashad, nell’est del Paese, per rapina, atti di banditismo, sequestro di persona, violenza carnale e ‘atti contro la moralità’. Fonti iraniane in esilio hanno detto che alcuni tra i 16 impiccati in pubblico, etichettati come “i più famosi Hooligans di Teheran,” sono in realtà stati giustiziati perché omosessuali.
Il 5 settembre 2007, le autorità iraniane hanno impiccato in una sola giornata 21 persone.
L’Iran ha salutato il 2008 con 23 impiccagioni compiute nei primi dieci giorni del nuovo anno.
Il solo 20 febbraio 2008, dieci persone sono state impiccate per rapina a mano armata e omicidio.
Secondo le stesse autorità, molte esecuzioni in Iran sono relative a reati di droga, ma è opinione di osservatori sui diritti umani che molti giustiziati per reati comuni, in particolare per droga, possano essere in realtà oppositori politici.”

- secondo Amnesty International, gia’ 187 persone sono state giustiziate nel 2008. Nel 2007, solo la Cina ha superato l’Iran per numero di esecuzioni. Ma la popolazione dell’Iran e’ 18 volte inferiore a quella cinese.

- lo scorso 27 luglio, sono stati giustiziate a Teheran ben trenta persone contemporaneamente, di cui venti per reati connessi allo spaccio e traffico di droga. Trenta impiccagioni rappresentano il numero maggiore di esecuzioni in un giorno negli ultimi anni in Iran. Le esecuzioni di gruppo sono frequenti nella repubblica islamica, ma in genere riguardano al massimo una ventina di persone. Amnesty International ha denunciato che i nomi di soli dieci condannati a morte e’ stato reso noto, mentre non e’ stato fornito alcun dettaglio sui processi, che in varie occasioni sono stati sommari.

- l’Unione Europea ha condannato l’esecuzione di massa, definendola un “affronto alla dignita’ umana”. “L’Unione Europea condanna nei termini piu’ duri le 29 esecuzioni che hanno avuto luogo nel carcere di Evin, in Iran, domenica 27 luglio”. L’Ue “considera che l’azione del regime iraniano di inscenare queste esecuzione e di metterle al centro dell’attenzione dei media sia un affronto alla dignita’ umana”. L’Unione Europa “resta convinta che la pena capitale non possa essere la base di una politica equa ed efficace di perseguimento del crimine. L’effetto dissuasivo di questa pena non e’ stato mai provato e qualsiasi errore giudiziario e’ irreversibile”. “L’Unione Europea e’ molto preoccupata per l’incremento del ricorso alla pena capitale in Iran negli ultimi mesi. Essa esorta le autorita’ iraniane a porre fine alle sentenze capitale e alle esecuzioni, a stabilire una moratoria con l’obiettivo di abolire la pena capitale in accordo con la risoluzione adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2007, e a rispettare gli standard internazionale sui diritti umani per tutti gli iraniani”.

- il proibizionismo sulla droga, come spiega il rapporto 2008 di Nessuno tocchi Caino, “ha dato un contributo notevole alla pratica della pena di morte anche nel 2007 e nei primi sei mesi del 2008. Nel nome della “guerra alla droga” e in base a leggi sempre più restrittive, sono state effettuate esecuzioni in Arabia Saudita, Cina, Kuwait, Indonesia, Iran, Corea del Nord, Singapore e Vietnam. Condanne a morte sono state pronunciate, anche se non eseguite, in Algeria, Bangladesh, Emirati Arabi Uniti, Malesia, Pakistan, Qatar, Siria, Sri Lanka e Thailandia.
Delle 166 esecuzioni del 2007 in Arabia Saudita, 50 sono state effettuate per reati di droga. Al 30 giugno, le persone decapitate nel 2008 per reati di droga erano almeno 22. [...]
L’unica impiccagione che risulta nel 2007 in Kuwait, è avvenuta per traffico di droga.
Le due esecuzioni effettuate in Indonesia nei primi sei mesi del 2008, sono avvenute per traffico di droga. [...]
Dei 355 giustiziati in Iran nel 2007, almeno 138 persone, tra cui un minorenne, erano state condannate per traffico di droga.
Dei 13 giustiziati in Corea del Nord nel 2007, almeno 5 erano stati condannati per traffico di droga.
Singapore è ritenuto essere uno dei Paesi con la più alta percentuale di esecuzioni rispetto alla popolazione. Secondo dati resi noti nel gennaio 2007, più di 420 persone sono state giustiziate dal 1991, la maggior parte per reati di droga. Le uniche due esecuzioni registrate a Singapore nel 2007 sono state effettuate per traffico di droga.”

e visto che:

- durante un servizio andato in onda su Rai 1 il 31 luglio 2008 nel corso della trasmissione televisiva “Superquark” dedicato all’addestramento dei cani antidroga e delle unita’ cinofile, un ufficiale della Guardia di Finanza ha dichiarato che attualmente l’Italia sta addestrando unita’ cinofile antidroga della Repubblica islamica dell’Iran.

- il cane antidroga e’ strumento utilizzato nell’individuazione del possesso e dello smercio di sostanze stupefacenti, reato punito con la pena di morte in Iran. Se ne deduce che lo Stato italiano sta attualmente fornendo un prezioso strumento di individuazione e formazione di prove utilizzate per l’impiccagione di centinaia di cittadini iraniani.

per sapere:

- se il Governo ritenga compatibile con l’articolo 27 della Costituzione e con la moratoria internazionale contro la pena di morte, la fornitura di strumenti essenziali per l’individuazione di reati perseguiti con la pena di morte in Iran;
- quali sono i Paesi a cui le forze dell’ordine italiane hanno fornito strumenti atti all’individuazione di reati perseguiti con la pena di morte, come l’addestramento di unita’ cinofile antidroga;
- se il Governo non ritenga opportuno fornire copia dell’accordo firmato con Teheran.

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1 Risposta to “Pena di morte. L’Italia aiuta l’Iran? Interrogazione”

  1. Pena di morte. L’Italia aiuta l’Iran a condannare i propri cittadini al patibolo. Interrogazione | SEN. DONATELLA PORETTI Says:

    [...] Qui il testo dell’interrogazione  [...]

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