Sclerosi multipla. A cosa mira il Ministro della salute con la diffusione del parere del CSS sula ccsvi?

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La CCSVI (Insufficienza venosa cerebro-spinale cronica) sarebbe, secondo gli studi e le metodologie di diagnosi messe a punto dal gabinetto sulle malattie vascolari del Prof. Paolo Zamboni dell’Università di Ferrara, una patologia da ritenere in stretta correlazione con la sclerosi multipla (SM), consistente nel restringimento congenito delle vene che consentono il deflusso di sangue dal cervello nelle quali, per questo motivo, si avrebbero dei ristagni di materiali tossici per il sistema nervoso centrale. Tale ipotesi, per cui il quadro di sintomi neurologici invalidanti dati dalla SM troverebbe agevolmente sollievo attraverso la dilatazione chirurgica delle vene, è già stata riconosciuta e accettata nella comunità scientifica internazionale e in alcuni Paesi sono già avviati dei protocolli terapeutici in questo senso della SM, che in questo modo trova collocazione in un campo diverso da quello delle patologie prettamente neurologiche, campo in cui di tale patologia ancora si ignorano le cause né si sono mai individuate terapie definitivamente efficaci.
In Italia, dove la comunità dei pazienti con SM è venuta a conoscenza di queste metodologie, per cui molti di questi chiedono di venir sottoposti quanto prima ad apposite diagnosi e interventi di trattamento per la CCSVI, il Ministro della Salute ha richiesto un apposito parere al Consiglio Superiore di Sanità (CSS), espresso lo scorso 25 febbraio. Il CSS, però, ancora non ritiene sufficienti gli studi nazionali e internazionali a sostegno delle tesi del Prof. Zamboni, e quindi, auspicando che gli studi in questo campo vadano avanti, per il momento mette in guardia dal riconoscere la CCSVI quale entità nosologica e dall’effettuare apposite diagnosi e trattamenti di questa patologia nei pazienti con SM al di fuori di appositi studi clinici autorizzati da Comitati Etici, chiedendo al contempo che siano messi al riparo i pazienti da “facili entusiasmi” e bloccata ogni iniziativa terapeutica in questo senso dagli scopi prettamente speculativi ed economici.
Il guaio è che “affinché se ne tenga conto nelle connesse attività di studio e assistenza”, il parere del CSS è stato dal Ministro trasmesso agli Assessori regionali alla Sanità, quindi ai direttori dei vari distretti sanitari, lo scorso 4 marzo.
Il risultato per ora è che, in alcuni di quei centri dove già erano condotti protocolli di diagnosi e trattamento della CCSVI in pazienti con SM secondo le metodologie messe a punto dal Prof. Zamboni, per esempio a Carrara, a Catania e a Verona, evidentemente “ci si è messi paura” dei rilievi del CSS, e tali interventi sono stati fermati, nonostante le davvero lunghe liste d’attesa di pazienti con SM che chiedono di potervi accedere e l’eventualità che, in tanti, specialmente nei casi più gravi, nonostante la prudenza del CSS, corrono il rischio in questo modo proprio di cadere vittima di apposite operazioni economiche speculative, o, nella migliore delle ipotesi, a considerare di farsi curare l’eventuale CCSVI all’estero.
Perciò, assieme al collega Sen. Perduca, rivolgiamo un’interrogazione parlamentare al Ministro della Salute per chiedere:
- cosa intenda disporre il Ministro quando, nella circolare citata con la quale trasmette il parere del CSS su CCSVI e SM agli Assessori regionali alla Sanità, indica che di tale parere si “tenga conto nella predisposizione delle connesse attività di studio e assistenza”;

- quanti studi clinici approvati dai Comitati Etici sulla CCSVI e SM siano ad oggi attivati sul territorio nazionale, a chi sono affidati e presso quali strutture, qual è il numero di pazienti preso in esame, e quando se ne prevede il compimento;

- se si ha notizia che sia al vaglio da parte di Assessori regionali alla Sanità, o se sia comunque in previsione, la prossima attivazione di nuovi studi clinici su CCSVI e SM;

- cosa intenda fare il Ministro per promuovere sul territorio la conduzione di ulteriori studi clinici sulla CCSVI e SM e se non ritenga opportuno che sia ampliato il numero complessivo di pazienti presi in esame da tali studi.

Qui il testo dell’interrogazione

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