Istituire codice apposito per la diagnosi e la cura della CCSVI. Mozione

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Premesso che

la sclerosi multipla è una malattia altamente invalidante che colpisce in Italia circa 58mila persone, la insufficienza venosa cerebrospinale cronica (CCSVI) è una condizione clinica che consiste in stenosi congenite o di altra natura che colpiscono le vene giugulari e altre vene del tronco, determinando un alterato deflusso del sangue dal cranio al torace. Inserita fra le malformazioni venose di tipo trunculare, ovvero fra quelle che si sviluppano fra il 30 ed il 50 mese di vita intrauterina. La CCSVI è già stata riconosciuta come condizione clinica e la sua diagnosi, così come potenziali protocolli terapeutici, sono stati descritti anche dal prof. Paolo Zamboni, responsabile del centro malattie vascolari dell’Università di Ferrara, e sono stati inseriti nella “Consensus Conference” mondiale dei chirurghi vascolari e votate dai rappresentanti di 47 paesi, all’unanimità, nel settembre 2009, a Monaco, la CCSVI, secondo autorevoli studi scientifici, risulta spesso associata con la sclerosi multipla, l’angioplastica dilatativa è una procedura consolidata da 25 anni, mininvasiva, con rischi minimi, in diversi paesi sono stati avviati studi clinici per verificare l’efficacia e l’appropriatezza della angioplastica dilatativa nella cura della CCSVI,

considerato che

la correlazione individuata tra le due patologie non poteva non suscitare un comprensibile interesse tra i malati di sclerosi multipla per il possibile beneficio derivante dall’accesso al trattamento di eventuali anomalie nel sistema venoso extracranico, interesse accentuato da passaparola via Internet e poi anche da trasmissioni televisive

considerato altresì che

la teoria dell’associazione tra le due malattie ha prodotto enorme attenzione nella comunità scientifica internazionale e in molti Paesi è già stata avviata la sperimentazione clinica sui malati di sclerosi multipla;

che in Italia ci sono centri pubblici e privati dove viene eseguito l’esame con EcoDoppler per la diagnosi della CCSVI, nonché l’angioplastica dilatativa che cura questa condizione;

che tali operazioni sono state autorizzate dal Ministro della Salute con la circolare del 27/09/2010, indicando anche un codice, generico e non specifico, da utilizzare pe le operazioni: ICD-9-CM Codice 3950 “angioplastica o aterectomia di altro/i vaso/i non coronarico/i”

In tale circolare tuttavia non è stato fornito un codice specifico per la CCSVI, che non è stata inserita nei LEA, ma ha solo concesso di continuare ad operare a quei centri vascolari che lo stanno facendo o vogliono farlo, senza entrare nel merito di come questo intervento sarà fatto né di come e dove sarà eseguita la diagnosi di CCSVI;

che il prof. Zamboni ha sostenuto, anche in sede di audizione pubblica al Senato, che la durata dell’esame e il metodo con cui questo viene realizzato siano parametri necessari affinché l’esito sia affidabile,

che in detta circolare viene più volte indicato uno studio diagnostico della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, FISM, quale studio che dimostrerà la correlazione o non correlazione con la SM, quando il prof. Zamboni stesso è uscito da questo studio denunciandone le gravi carenze,

si impegna il Governo

affinché il Ministero della Salute, anche attraverso l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e il Consiglio Superiore di Sanità, si adoperi nel chiarire come e dove possa essere effettuata la diagnosi, nonché il trattamento, della CCSVI, e in base a quali parametri, anche con la consulenza dello scopritore di questa patologia, il Prof. Zamboni;

ad istituire un codice apposito per la diagnosi e la cura della CCSVI, in modo da consentire la tracciabilità dei dati;

a monitorare la raccolta dati di correlazione tra CCSVI e SM e predisporre controlli adeguati sulla correttezza delle sperimentazioni in atto. Affinché il Css fornisca il parere già richiesto da mesi;

e affinché l’Iss realizzi un censimento e una mappatura di tutti i luoghi e i centri, pubblici e privati, in cui vengono realizzati diagnosi con EcoDoppler e trattamenti con angioplastica, omogeneizzando la raccolta dei dati affinché dalla loro lettura si possa verificare l’efficacia terapeutica della dilatazione venosa mediante angioplastica, sulla base della urgenza e della responsabilità e rigore scientifici che la procedura richiede.

Sen. Marino
Sen. Poretti
Sen. Tomassini
Sen. Rizzi
Sen. Bosone
Sen. Biondelli
Sen. Bassoli
Sen. Chiaromonte
Sen. Scanu
Sen. Perduca

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