Cannabis terapeutica: acquisto, possesso, coltivazione, uso, trasferimento e trasporto. Ddl 132

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d’iniziativa dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca

Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge è elaborato in collaborazione con l’Associazione per i diritti degli utenti e consumatori (Aduc).La proibizione della cannabis vale per tutti i cittadini, inclusi coloro che sono gravemente malati e che spesso soffrono in maniera insopportabile. Eppure sono numerosissimi gli studi e le sperimentazioni cliniche che dimostrano alcune importanti proprietà terapeutiche della cannabis. Fra queste vi è l’efficace azione terapeutica del dolore – in particolar modo di quello neuropatico – la nausea, il glaucoma, i disordini neuromotori. Inoltre la cannabis stimola l’appetito, specialmente nei pazienti affetti da HIV (AIDS), e demenza. Secondo studi recenti, la cannabis ha proprietà inibitorie per alcuni tipi di tumori.
    Sono moltissime le organizzazioni internazionali della salute che hanno espresso parere favorevole alla legalizzazione della cannabis per uso medico, sotto controllo del medico curante, e per la ricerca e sperimentazione clinica della cannabis. Secondo una indagine della Harvard University del 1991, il 44 per cento dei medici oncologi americani ha consigliato almeno una volta ai propri pazienti l’uso della cannabis per alleviare il dolore ed i sintomi derivanti da terapie antitumorali quali la chemioterapia.
    Sono moltissime anche le commissioni governative, create al fine di indagare le proprietà terapeutiche della cannabis e formulare raccomandazioni in merito, che hanno espresso parere favorevole all’uso medico della cannabis. Tra queste l’Istituto di medicina degli Stati Uniti, la Task Force nazionale australiana sulla cannabis, l’Isitituto nazionale della salute degli Stati Uniti, la Commissione della scienza e della tecnologia della Camera dei Lord della Gran Bretagna, l’Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti.
    La lista è lunga, e cresce ogni giorno, come è possibile verificare con una semplice ricerca negli archivi telematici della Biblioteca nazionale di medicina degli Stati Uniti (PubMed).
    Per questo è necessario introdurre da subito, fra i farmaci che già sono provvisti di autorizzazione al commercio, anche i derivati sintetici della cannabis, oggi disponibili nella gran parte dei Paesi europei. Ma questo non è sufficiente. Secondo molte sperimentazioni cliniche e le testimonianze di moltissimi pazienti, uno dei problemi dei derivati sintetici della cannabis riguarda il metodo di somministrazione, che non è in grado di dare all’organismo la quantità sufficiente di cannabinoidi per alleviare efficacemente il dolore. Contrariamente al consumo di cannabis in forma naturale, ad esempio, la cannabis in pillole (Marinol) impiega da 1 a 4 ore per fare effetto. Inoltre, contrariamente alla coltivazione e all’acquisto di cannabis utilizzabile in forma naturale, la forma sintetica è costosissima per l’utente e per il sistema sanitario, ad esclusivo beneficio delle case farmaceutiche che la producono.
    Tutto questo premesso, il presente disegno di legge si pone i seguenti obiettivi:
        1. La possibilità per persone affette da alcune gravi patologie di accedere sia alla cannabis in forma naturale, sia ai farmaci derivati da estratti di cannabis, sempre e comunque sotto controllo medico e previa autorizzazione dell’azienda sanitaria locale;
        2. Stimolare la ricerca e la sperimentazione clinica della cannabis, dando la possibilità al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, ai centri di ricerca autorizzati e alle università di accedere alla cannabis.
    Questa, onorevoli colleghi, non è una iniziativa legislativa che mira a legalizzare la cannabis; si vuole semplicemente dare corpo alla libertà di ricerca medica, alla libertà terapeutica, e all’esercizio pieno della libera professione medica. Chi violerà questa legge o ne farà uso per fini diversi da quelli medici e di ricerca, sarà sempre e comunque soggetto alle sanzioni amministrative e penali previste nel testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.

    All’articolo 1 si definiscono le condizioni cliniche per le quali il paziente può ottenere l’autorizzazione alla coltivazione o all’acquisto di cannabis. Si specifica altresì la quantità massima di cannabis che il paziente autorizzato può detenere. Si introduce la figura del coltivatore autorizzato, il quale potrà coltivare e fornire cannabis utilizzabile solo ed esclusivamente all’azienda sanitaria locale. Sia il paziente sia il coltivatore autorizzato dovranno coltivare e conservare la cannabis in luoghi sicuri, ovvero in luoghi dove l’accesso è impedito a chiunque non sia autorizzato. È stato necessario infine introdurre anche la figura del «fornitore autorizzato», ovvero colui a cui il paziente incapace di muoversi delega l’acquisto di cannabis. Sia il fornitore sia il coltivatore non devono mai essere stati condannati per reati legati al traffico di droga.
    All’articolo 2 si stabiliscono le procedure per la richiesta ed il rilascio dell’autorizzazione all’uso medico della cannabis per il paziente con condizione clinica debilitante.
    All’articolo 3 si stabiliscono le procedure per la richiesta ed il rilascio dell’autorizzazione per l’intermediario.
    All’articolo 4 si stabiliscono le procedure relative alla richiesta ed al rilascio dell’autorizzazione a divenire coltivatore autorizzato di cannabis. Tale coltivatore, oltre a coltivare e conservare la cannabis in un luogo chiuso e sicuro, dovrà tenere un dettagliato registro sulle piante e la cannabis utilizzabile in suo possesso.
    All’articolo 5 si prevedono le sanzioni per la violazione delle norme della legge e si prevedono cause di non punibilità per la violazione di altre specifiche norme in vigore. Nei commi da 1 a 3, si esplicita la non punibilità o sanzionabilità per i pazienti, i coltivatori e gli intermediari autorizzati ai sensi del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990. Al comma 5 si stabilisce che qualora il coltivatore violi le norme sull’obbligo di tenuta del registro di cui all’articolo 4, comma 4, è irrogata una sanzione pecuniaria. Se tale violazione è ripetuta tre volte nell’arco di cinque anni, l’autorizzazione alla coltivazione viene definitivamente revocata. Se invece il coltivatore commette la violazione al fine di cedere o di vendere cannabis a persone non autorizzate, si applicano le pene previste dal citato testo unico.
    L’articolo 6 prevede che entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge, il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali adotti, con proprio decreto, il relativo regolamento di attuazione.

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1. (Definizioni)

    1. Ai fini della presente legge, si applicano le definizioni stabilite dal presente articolo.
    2. Per «condizione clinica debilitante» si intende:
        a) lo stato terminale di pazienti affetti da cancro o da sindrome da immunodeficienza;
        b) la situazione di pazienti affetti da cancro, sindrome da immunodeficienza, virus da immunodeficienza, sclerosi multipla, o glaucoma, a condizione che:
            1) la malattia o il trattamento di essa provochi sintomi severi, persistenti e non trattabili;
            2) nel corso dell’evoluzione della malattia siano state attuate tutte le procedure diagnostiche previste dai relativi protocolli medici e tali procedure non abbiano condotto a un significativo alleviamento dei sintomi;
        c) le condizioni cliche diverse da quelle di cui alla lettera a) e b), individuate con apposito decreto dal Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali.
    3. Per «limite al possesso» si intende la quantità di cannabis posseduta dal paziente, che non può comunque superare tre piante di cannabis coltivate e 100 grammi di cannabis utilizzabile.
    4. Per «coltivatore autorizzato» si intende una persona di almeno diciotto anni di età e senza precedenti di condanna per reati legati al traffico di droga, a cui sia stata rilasciata dall’azienda sanitaria sociale l’autorizzazione all’acquisto, alla coltivazione, al trasporto, al trasferimento, e alla vendita di cannabis.
    5. Per «paziente autorizzato» si intende una persona a cui sia stata rilasciata dall’azienda sanitaria locale l’autorizzazione all’uso medico di cannabis a causa delle sue condizioni cliniche debilitanti.
    6. Per «intermediario autorizzato» si intende una persona di almeno diciotto anni di età senza precedenti di condanne per reati legati al traffico di droga, delegata dal paziente autorizzato al prelievo ed al trasporto di cannabis dall’ASL al domicilio del paziente stesso.
    7. Per «luogo sicuro» si intende un edificio o spazio chiuso il cui accesso è permesso solo ai coltivatori, agli intermediari e pazienti autorizzati.
    8. Per «cannabis utilizzabile» si intendono le foglie ed i fiori secchi di cannabis, nonché ogni mistura o preparazione a base di cannabis, escluso i semi, gli steli, e le radici della pianta.
    9. Per «uso medico» si intendono l’acquisto, il possesso, la coltivazione in luogo sicuro, l’uso ed il trasporto della cannabis o della attrezzatura necessaria alla sua somministrazione ad uso terapeutico per i pazienti autorizzati in condizioni cliniche debilitanti.

Art. 2. (Pazienti autorizzati, requisiti e procedure)

    1. Ai fini del riconoscimento quale paziente autorizzato all’uso medico di cannabis, il paziente in condizione clinica debilitante diagnosticata dal medico curante deve presentare la domanda presso l’azienda sanitaria locale competente per territorio. Se il paziente è minore di diciotto anni di età, la domanda deve essere firmata dai genitori o dal tutore legale. Il paziente deve allegare alla domanda i dati contenuti nella propria cartella clinica o, comunque, tutta la documentazione sanitaria concernente la malattia e la relativa sintomatologia.
    2. L’azienda sanitaria locale decide sulla domanda di autorizzazione entro e non oltre trenta giorni dalla data di presentazione della stessa. Se la domanda è accettata, l’azienda sanitaria locale rilascia l’autorizzazione all’uso medico di cannabis, valida su tutto il territorio nazionale.
    3. È istituita presso ciascuna azienda sanitaria locale una commissione per il riesame della domanda di autorizzazione all’uso medico di cannabis, composta da tre medici, di cui almeno uno specialista in cure palliative. La commissione è nominata dal dirigente dell’azienda sanitaria locale.
    4. Se l’azienda sanitaria locale respinge la domanda di autorizzazione del paziente, lo stesso può presentare ricorso presso la commissione per il riesame di cui al comma 3 entro sette giorni dalla data della notifica del rigetto. La commissione decide, a maggioranza dei suoi membri, entro e non oltre quindici giorni dalla data di presentazione del ricorso.
    5. I membri della commissione per il riesame di cui al comma 3 rimangono in carica tre anni. Nel caso in cui un membro debba essere sostituito per qualsiasi motivo, il, sostituto rimane in carica fino al termine, naturale della nomina del membro al quale è subentrato.

Art. 3. (Intermediari autorizzati, requisiti e procedure)

    1. Il paziente autorizzato che per motivi di salute, documentati dal medico curante, è impossibilitato a recarsi presso l’azienda sanitaria locale per ritirare la cannabis ad esso destinata può presentare alla medesima azienda una richiesta perché gli sia riconosciuto il diritto di avvalersi di un intermediario, indicando Il nominativo e i dati anagrafi ci del soggetto prescelto.
    2. Contestualmente o successivamente alla richiesta del paziente presentata ai sensi del comma 1, il soggetto individuato quale possibile intermediario presente all’azienda sanitaria locale la relativa richiesta di autorizzazione nonché il certificato del casellario giudiziario e dei carichi pendenti.
    3. L’azienda sanitaria locale procede alla valutazione della richiesta presentata ai sensi dei commi 1 e 2 e decide in merito al rilascio dell’autorizzazione entro quindici giorni dalla data di presentazione dei certificati di cui al citato comma 2.
    4. Il paziente autorizzato può in qualunque momento decidere di non avvalersi del suo intermediario autorizzato o indicare un nuovo nominativo secondo le procedure stabilite dai commi 1 e 2.

Art. 4. (Coltivatori autorizzati. Requisiti e procedure)

    1. La domanda per il riconoscimento quale coltivatore autorizzato di cannabis deve essere presentata dall’azienda sanitaria locale competente per territorio. L’azienda decide sulla domanda entro e non oltre sessanta giorni dalla data di presentazione della stessa e previo esame della documentazione di cui al comma 3. 
    2. L’autorizzazione di cui al comma 1 riporta il numero massimo di piante di cannabis coltivabili e la quantità massima di cannabis utilizzabile per il coltivatore al quale è rilasciata.
    3. Alla domanda di autorizzazione presentata ai sensi del comma 1 devono essere allegati:
        a) il certificato del casellario giudiziario e dei carichi pendenti;
        b) la documentazione comprovante che i luoghi destinati alla coltivazione e alla conservazione della cannabis sono luoghi sicuri.
    4. Il coltivatore autorizzato può vendere la cannabis da lui prodotta esclusivamente alle aziende sanitarie locali, che provvedono a destinarla ai pazienti autorizzati.

Art. 5. (Effetti delle autorizzazioni)

    1. I soggetti in possesso delle autorizzazioni previste dagli articoli 2, 3 e 4 non sono punibili, per le sole condotte ivi previste, ai sensi degli articoli 73, 74, 75 e 75-bis del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni.
    2. Nessun medico può essere punito penalmente, o fatto oggetto di azione disciplinare da parte del competente Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri a causa della sua azione ai fini del rilascio dell’autorizzazione per uso medico di cannabis in conformità a quanto previsto dalla presente legge, ad eccezione del caso in cui dichiari il falso riguardo all’attestazione delle condizioni cliniche debilitanti del paziente.
    3. Nessuno è punibile ai sensi degli articoli 73, 75 e 75-bis del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, per il fatto di assistere un paziente autorizzato ad assumere cannabis per uso medico in conformità alle disposizioni della presente legge.
    4. La violazione delle disposizioni delll’articolo 4, comma 4, non è punibile ai sensi degli articoli 73, 75 e 75-bis del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, a meno che tale violazione sia stata commessa ai fini della cessione o della vendita a persone non autorizzate ai sensi della presente legge.
    5. Il coltivatore autorizzato che viola le disposizioni di cui all’articolo 4, commi 4 e 5 è punibile con una sanzione pecuniaria da 5000 a 15.000 euro. Se tale violazione è ripetuta tre volte nell’arco di cinque anni, si procede al ritiro definitivo dell’autorizzazione.
    6. Ai procedimenti amministrativi di cui alla presente legge si applicano le disposizioni della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni.

Art. 6. (Disposizioni di attuazione ed integrazione)

    1. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, con proprio decreto, stabilisce:
        a) i termini, le forme e le modalità attraverso i quali le aziende sanitarie locali rilasciano l’autorizzazione all’uso terapeutico di cannabis a pazienti, intermediari e coltivatori autorizzati;
        b) i criteri di sicurezza a cui devono attenersi i pazienti, gli intermediari ed i coltivatori autorizzati per la coltivazione, la conservazione ed il trasporto di cannabis;
        c) i termini, le forme e le modalità attraverso i quali le aziende sanitarie locali acquistano, conservano e distribuiscono cannabis ai pazienti autorizzati e ai loro intermediari autorizzati;
        d) i termini, le forme e le modalità attraverso cui destinare la cannabis alle università e ai centri di ricerca autorizzati per lo studio e la sperimentazione clinica della cannabis e dei suoi derivati;
        e) i termini, le forme e le modalità attraverso cui effettuare controlli sull’attività dei coltivatori autorizzati;
        f) le modalità con le quali i medici di medicina generale sono tenuti a fornire informazioni ai soggetti in condizione cliniche debilitanti relativamente all’uso medico della cannabis;
        g) l’inserimento nella tabella II, sezione B, allegata al citato testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 de 1990, dopo la sostanza Delorazepam, della seguente sostanza: denominazione comune: delta-8-tetraidrocannabinolo (THC).

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3 Risposte to “Cannabis terapeutica: acquisto, possesso, coltivazione, uso, trasferimento e trasporto. Ddl 132”

  1. DonEspo Says:

    Salve, entro quando verrà deciso se il presente disegno diventerà legge oppure no? (non mi intendo di queste cose)
    E poi vorrei avere un’altra informazione: nel caso passasse, ci sarebbe la possibilità di fare una cura a base di cannabinoidi per l’asma cronica? Il Ventolin non mi fa più effetto, e non mi va di passare a medicinali più potenti. Ho letto che la cannabis è un broncodilatatore naturale e mi sono incuriosito.
    Aspetto novità.
    Grazie.

  2. Panda Says:

    Gentile onorevole, ho letto attentamente il disegno di legge da Lei presentato. Ho da farle alcuni appunti ‘tecnici’ e procedurali.

    1) i derivati sintetici della cannabis fanno male
    2) La cannabis sativa sativa è un farmaco valido per molte altre malattie non solo per quelle con ‘gravi patologie’. E’ utile contro l’insonnia, l’ansia, la depressione, ad esempio.
    3) Non si può mettere un limite alla quantità detenuta a fini terapeutici. La Corte Suprema Californiana ha già bocciato questa impostazione. Se una persona la usa per curarsi non può stare sempre a ‘gestirla’. Deve averla sempre disponibile e in quantità.
    4) Il limite di 3 piante e 100 grammi è ridicolo. Il ciclo della fioritura dura minimo 2 mesi a cui vanno aggiunti 1 mese per l’essiccazione e 1 mese per la crescita vegetativa. Totale 4 mesi. 100 grammi in 4 mesi è equivalente a meno di un grammo al giorno (25 g al mese). Il numero di 3 piante poi è assurdo. Con tre piante un malato non ci fa assolutamente nulla. Va subito abbattuto questo limite.
    5) ‘Cannabis utilizzabile’ non riguarda le foglie (!) bensì solo i fiori.

    Grazie per l’attenzione.

    ps. se serve un super esperto sulla materia sono a disposizione.

  3. giorgia.gallarati Says:

    E’dal 1998 che ho la SCLEROSI MULTIPLA mi riempiono di farmaci di ogni tipo che hano molti più effetti collaterali di una canna di Maria ma qui in italia se volessi curarmi con la cannabis dovrei sempre avere a che fare con degli spacciatori,spendere cifre esorbitanti e infrangere la legge. Vi rendete conto che molti farmaci creano Ansia e depressioni oltre a altre gravi effetti collaterali più gravi ancora e se fumo della cannabis ho 10 volte l’effetto di un normale immunosoppressore o antidolorifico e cura anche i continui attacchi di panico causati dagli stesasi farmaci. Devo trasferirmi in america per avere una vita normale o fare la delinquente!?!? Dov’è la giustizia? Non ce la lasciate usare solo per favorire le case farmaceutiche che con i malati come me si fanno miliardi. Ci sono farmaci che pago 10 euro e non fanno nulla . E’ una vergogna!!! Noi malasti non vogliamo drogarci per divertimento ma solo per stare meglio vi elenco i farmaci che in una giornata posso eliminare grazia alla cannabis:
    1 VALIUM 5 EURO CIRCA
    1 ZOLOFT
    2 ANTIDOLORIFICI VARI 7 EURO O PIù
    2 TIPI DI MIORLLASSANTI FORTI PER DOLORI MUSCOLARI
    ECCC….
    E’ una vergogna ognuno di questi farmaci potrebbe essere sostituito con la cannabis ma questa è l’italia !!!!!!!!!

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