Emendamenti e Odg al ddl Modifiche al codice civile in materia di potestà genitoriale

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Emendamenti e ordini del giorno al ddl Modifiche al codice civile in materia di potesta’ genitoriale (AS n. 1211 e 1412):
- sulla responsabilita’ genitoriale e per la modifica dell’art. 155 c.c. sull’affido condiviso;
- per i diritti dei figli naturali e la loro uguaglianza con i figli legittimi;
- per i diritti dei figli incestuosi e la loro riconoscibilita’.

*Emendamenti sulla responsabilita’ genitoriale e la modifica dell’articolo 155 c.c. sull’affido condiviso*

Per quanto riguarda il titolo del disegno di legge, avere raggiunto il termine “responsabilità” risponde all’esigenza di adeguare la nostra normativa alle indicazioni della convenzione Bruxelles II (2003), che segnala l’esigenza di abbandonare il termine “potestà” per definire il rapporto tra genitori e figli,sostituendolo con quello di responsabilità genitoriale. È evidente, infatti, che mentre il primo sottolinea i diritti degli adulti, il secondo mette in evidenza i loro doveri nei confronti della prole. E’, anzi, da notare che l’emendamento interviene nel modo più sobrio possibile, evitando di sostituire un termine con l’altro (come sarebbe stato più rigoroso fare), ma limitandosi ad affiancare il secondo al primo, con l’intenzione di restare più aderenti possibile alla formulazione originaria. L’adeguamento, d’altra parte, trova la sua prima ed immediata applicazione con il successivo emendamento al testo, che sottolinea la nuova ottica nella relazione tra figli e genitori, assicurando ai primi il mantenimento di una doppia protezione anche dopo la rottura del legame di coppia.

Si tratta, dunque, per quest’emendamento come per i successivi, della volontà di far entrare i figli nati da coppie non coniugate all’interno di un sistema di tutele non virtuale, non nominalistico, ma rigorosamente formulato allo scopo di offrire effettive e concrete garanzie. È questo il motivo, ad esempio, per il quale il termine “cura” è stato separato dagli altri tre, di cui all’articolo 30 della costituzione. L’assegnazione di compiti di cura a ciascun genitore, infatti, è esattamente la modalità che realizza il cambiamento rispetto al passato, in cui un genitore poteva liberare se stesso da ogni incombenza, accontentandosi di dare del denaro all’altro affinché quest’ultimo provvedesse ad ogni necessità dei figli.

L’ultimo emendamento, infine, approfitta dell’occasione di mettere mano al diritto di famiglia per correggere una evidente e grave stortura dell’attuale formulazione. Il riferimento all’interesse morale e materiale della prole, infatti, ha senso ed è indispensabile proprio quando la norma, riferendosi genericamente ad “altre decisioni” lascia il giudice privo di un criterio che le ispiri. Come è ben noto, non è la prescrizione diretta (come l’affidamento condiviso, definito da specifiche norme di una legge ad hoc) ad avere bisogno di una guida per l’applicazione, ma ciò che residua, che non è esplicitamente normato e che fa riferimento soltanto a principi di carattere del tutto generale.

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*Emendamento titolo 1 *
Nel titolo della legge alla parola “potestà” aggiungere la parola “responsabilità”

*Emendamento 2 *
All’art. 155 c.c., al 1* comma, dopo le parole “…il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi,”
aggiungere le parole:
“investiti di uguali responsabilità nei suoi confronti”

*Emendamento 3 *
All’art. 155 c.c., al 2* comma, al posto delle parole “determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli.”
scrivere le parole:
“determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, e fissa la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, all’istruzione e all’educazione dei figli, assegnando a ciascuno compiti di cura comprensivi della parte economica”

*Emendamento 4 *
All’art. 155 c.c., al 2* comma, sopprimere le parole “adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa”*
e contestualmente dopo le parole “Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole.”
aggiungere le parole “con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa”**

*Il testo diventa: “Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, il giudice che pronuncia la separazione personale dei coniugi  valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati;”
** Questa è la formulazione del vecchio codice, assolutamente logica e sensata.

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Ordine del Giorno per i diritti dei figli naturali

Il Senato
premesso che:
il disegno di legge in discussione intende rivedere e aggiornare il codice civile in materia di equiparazione dei diritti dei figli legittimi e naturali, in particolare sulle competenze dei tribunali e sull’attuale discriminazione tra i figli nati dentro e fuori dal matrimonio.
La riforma del diritto di famiglia del 1975, modificando l’art. 261 del codice civile, ha sancito il principio dell’eguaglianza dei diritti tra figli legittimi e figli naturali, con legge 8 febbraio 2006, n. 54 si riteneva che si fosse risolto gran parte delle questioni teoriche e pratiche che lambiscono la famiglia con un sistema di regolamentazione della competenza giurisdizionale che attirasse, davanti al tribunale ordinario, ogni problema attinente i figli minori: legittimi e naturali.
Tuttavia numerose differenze permangono nel nostro ordinamento, in particolare nella materia ereditaria.
L’art. 537, terzo comma, cod. civ., prevede infatti un anacronistico ed ingiustificato meccanismo dal quale puo’ derivare l’esclusione dei figli naturali dall’eredita’ e la traduzione del loro diritto in un equivalente economico, senza assunzione della qualita’ di erede.
L’art. 565 c.c., a sua volta, non riconosce un rapporto di parentela tra fratelli naturali. Questa norma e’ stata oggetto di dichiarazioni di incostituzionalita’ , ma la Corte Costituzionale, nell’affermare il principio, l’ha modificata solo in parte, sostenendo che compete al legislatore una riforma integrale di essa.
Gia’ nella sentenza del 1979 si legge: “..appare contrastante con il principio di eguaglianza e di pari dignita’ sociale un regime successorio che escluda che i fratelli (o le sorelle) naturali possano succedere ai propri fratelli (o sorelle) naturali”. Cio’ nonostante, il legislatore non e’ intervenuto. Ancora oggi, i parenti c.d. legittimi, fino al sesto grado, prevalgono, nella successione, sui fratelli naturali. L’eguaglianza e la pari dignita’ sociale restano ancora un miraggio. La penalizzazione per i figli naturali, che le differenze legislative determinano, ed il timore che questi possano essere discriminati costituisce un fattore di condizionamento, idoneo ad influenzare i nubendi in generale e le coppie di fatto in particolare a scegliere il matrimonio, che dovrebbe invece costituire, per l’alto profilo degli impegni che con esso si assumono, una decisione assolutamente libera.
Le coppie, infatti, se possono decidere di volere per se’ un regime di minor tutela, molto piu’ difficilmente accettano che i propri figli siano discriminati.
impegna il Governo
ad affermare l’uguaglianza dei diritti dei figli e quindi a rivedere gli articoli del codice civile simbolo della discriminazione tra figli legittimi e naturali.

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Ordine del Giorno per i diritti dei figli incestuosi
Il Senato
premesso che:
il disegno di legge in discussione intende rivedere e aggiornare il codice civile in materia di equiparazione dei diritti dei figli legittimi e naturali, in particolare sulle competenze dei tribunali e sull’attuale discriminazione tra i figli nati dentro e fuori dal matrimonio. Occorre ricordare che il nostro Codice contempla anche un’altra figura di figlio che subisce maggiori discriminazioni che e’ il figlio incestuoso.
Le colpe dei genitori non possono e non devono ricadere sui figli e nonostante la riforma del diritto di famiglia del 1975 abbia teso a superare le differenze tra i figli legittimi, quelli naturali e quelli nati da relazioni adulterine, per i “figli incestuosi” ha mantenuto invece la scelta tradizionale che li esclude dal riconoscimento e dalla dichiarazione giudiziale di paternità e maternità naturali. Dalla condanna sociale e morale di un comportamento dei genitori non possono derivare minori tutele e diritti per i figli, un marchio sociale e una condanna anche nel nome “figli incestuosi”, invece che “genitori incestuosi”, da cancellare.
L’attuale art. 251 del Codice Civile, conformemente al corrispondente articolo del 1942, stabilisce che “i figli nati da persone, tra le quali esiste un vincolo di parentela anche soltanto naturale, in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità in linea retta, non possono essere riconosciuti dai loro genitori”.
La stessa cosa, in forza dell’art. 269, vale per la dichiarazione giudiziale. In conseguenza, le indagini sulla paternità o sulla maternità non sono ammesse (art. 278, primo comma, del codice civile). Questi divieti non operano soltanto in due casi, relativi a situazioni ed eventi che riguardano i rapporti tra genitori, sui quali comunque il figlio nulla può: l’ignoranza in cui quelli, al momento del concepimento, versassero circa il vincolo esistente tra loro (nel caso in cui uno solo dei genitori fosse in buona fede, solo questi può effettuare il riconoscimento; ipotesi cui è assimilato il caso di chi ha subìto violenza sessuale) e, ovviamente, la dichiarata nullità del matrimonio da cui il rapporto di affinità sarebbe derivato.
I figli nati fuori del matrimonio indicati nell’art. 251, primo comma, del codice civile, salvi i limitati casi ora menzionati, sono perciò privati della possibilità di assumere uno status filiationis.
Essi non mancano totalmente di una tutela, essendo loro riconosciuta l’azione nei confronti dei genitori naturali per ottenere il mantenimento, l’istruzione e l’educazione o, se maggiorenni in stato di bisogno, per ottenere gli alimenti (art. 279, primo comma, del codice civile). In conseguenza del divieto di riconoscimento e di dichiarazione, però, nei loro confronti non può operare l’art. 261 del codice civile, secondo il quale il riconoscimento e (per effetto del primo comma dell’art. 277) la dichiarazione comportano da parte del genitore l’assunzione di tutti i doveri e di tutti i diritti che egli ha nei confronti dei figli legittimi, compresa la potestà prevista dall’art. 317-bis; non può operare l’art. 262, secondo il quale il figlio naturale riconosciuto o dichiarato assume il cognome del genitore; non possono operare infine le disposizioni relative alla successione dei figli naturali, che si applicano loro solo quando la filiazione sia stata riconosciuta o giudizialmente dichiarata (art. 573 del codice civile), essendo previsto invece che ai figli naturali aventi diritto al mantenimento, all’istruzione e alla educazione, a norma del ricordato art. 279 del codice civile, spetti un assegno vitalizio (artt. 580 e 594 cod. civ.).
Solo il figlio puo’ chiedere il riconoscimento giudiziale della paternità e della maternità, e grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale (n.50 del 2006) non ci sono piu’ restrizioni. Fino ad allora era in vigore anche l’articolo 274 cc in cui si prevedeva l’autorizzazione del tribunale per il riconoscimento giudiziale, e in caso di diniego al figlio irriconoscibile spettava l’azione di mantenimento cui all’art 279cc per ottenere dai genitori incestuosi un trattamento economico per il suo mantenimento e l’istruzione in adempimento dei doveri ex artt 147 148 cc.
La Corte Costituzionale nella sentenza si e’ richiamata a principi costituzionali e a trattati internazionali per sostenere che il diritto dei figli ad avere una identita’ certa deve essere considerato prevalente, anche rispetto al reato (ex art. 564 cod. pen.) cui si sono resi responsabili i genitori, riconoscendo un pregiudizio per fatti e scelte a loro non attribuibili.
In particolare ricorda: l’art. 30 della Costituzione che prevede come la legge debba assicurare “ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima” e detti “le norme e i limiti per la ricerca della paternità”; gli artt. 2 e 3 della Costituzione per violazione del diritto del figlio all’identità personale –riconosciuto anche dall’art. 8 della Convenzione dell’ONU sui diritti del fanciullo, stipulata a New York il 20 novembre 1989 e ratificata con la legge n. 176 del 1991– privandolo della possibilità di avere un genitore, un nome e una famiglia, sia perché lederebbe il principio di uguaglianza, dato che i figli incestuosi, pur trovandosi nella stessa situazione sostanziale di quelli non incestuosi (non essendo loro addebitabile l’unico elemento di differenziazione, consistente nel rapporto di parentela tra i genitori), sono assoggettati a una disciplina diversa; e l’art. 3 della Convenzione europea sullo stato giuridico dei figli nati fuori del matrimonio, stipulata a Strasburgo il 15 ottobre 1975 (firmata ma non ratificata dall’Italia), prevede che la paternità di qualsiasi figlio nato fuori del matrimonio possa essere accertata o stabilita in via giudiziaria o mediante riconoscimento volontario. Si ricorda inoltre che il divieto di riconoscimento non potrebbe altresi’ essere giustificato per esigenze dei membri della famiglia legittima visto che la riforma del diritto di famiglia introdotta dalla legge 19 maggio 1975, n.151, hanno soppresso i limiti di riconoscibilita’ dei figli adulterini.
Occorre inoltre aggiungere come l’incesto e la relazione in se’ non sia un reato per il nostro codice, rientrando nel capitolo dei reati contro la morale, in particolare dei reati contro la morale della famiglia, e’ la nozione di pubblico scandalo la condizione obiettiva di punibilità. E’ invece grazie alla legge sulla violenza sessuale, ossia quando nel 1996 il reato contro la morale diventa reato contro la persona, che si prevedono le fattispecie di reato e di aggravante nei casi in cui un ascendete, un genitore o un nonno, compie violenza nei confronti di un figlio, con pene aumentate nei casi si tratti di minore.
impegna il Governo:
alla revisione dell’articolo 251 del codice civile per permettere il riconoscimento dei figli incestuosi unici privati della possibilità di assumere uno status filiationis.

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Emendamento 1 per i diritti dei figli incestuosi

l’Art. 251 e’ sostituito dal seguente:
Art. 251 Riconoscimento di figli incestuosi
I figli nati da persone, tra le quali esiste un vincolo di parentela (74) anche soltanto naturale, in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità (78) in linea retta, possono essere riconosciuti (128, 278) dai loro genitori.
E conseguentemente il primo comma dell’articolo 278 del codice civile e’ abrogato.

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Emendamento 2 per i diritti dei figli incestuosi

l’Art. 251 e’ sostituito dal seguente:
Art. 251 Riconoscimento di figli incestuosi
I figli nati da persone, tra le quali esiste un vincolo di parentela (74) anche soltanto naturale, in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità (78) in linea retta, possono essere riconosciuti (128, 278) dai loro genitori.
Il riconoscimento è autorizzato dal giudice, avuto riguardo all’interesse del figlio ed alla necessità di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio.
E conseguentemente il primo comma dell’articolo 278 del codice civile e’ abrogato.

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Emendamento 3 per i diritti dei figli incestuosi

L’articolo 251 del codice civile e’ abrogato. Il primo comma dell’articolo 278 del codice civile e’ abrogato.

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