Aborto/Niguarda-Milano. Interrogazione perche’ sia garantito il diritto all’uso della legge 194

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La situazione dell’applicazione della legge 194 sull’interruzione di gravidanza e’ sempre peggio. E’ di oggi la notizia che lo scorso 8 luglio all’ospedale Niguarda di Milano un medico anestesista si e’ rifiutato di somministrare un antidolorifico ad una paziente durante un aborto terapeutico appellandosi al proprio diritto all’obiezione di coscienza.

Un episodio isolato? Non proprio. Secondo la relazione sulla legge 194 per il 2007, presentata alle Camere lo scorso aprile, l’obiezione di coscienza e’ aumentata per i ginecologi dal 58,7% al 69,2%; per gli anestesisti, dal 45,7% al 50,4%; per il personale non medico, dal 38,6% al 42,6%.
Nel Sud l’aumento e’ ancora maggiore e in alcune Regioni addirittura i dati raddoppiano. E se questi numeri gia’ sembrano impressionanti, e’ probabile che siano ancora sottostimati. Il caso della Basilicata resta ad oggi un giallo ancora irrisolto, proprio come segnale che la raccolta di questi dati non sia tanto affidabile: nella relazione ministeriale dell’anno 2005 i ginecologi obiettori erano il 41,6%, mentre solo un anno prima, nel 2004, la relazione riferiva di un 92,6%. Nella relazione appena consegnata crescono di poco arrivando al 44,9%, dato da “isola felix” comparato alle altre regioni limitrofe (Campania 82,8, Puglia 79,9, Calabria 73,5%).
Per questo, con il senatore Marco Perduca, ho presentato una interrogazione al ministro del Welfare, per sapere quali provvedimenti intenda prendere per impedire la crescente violazione del diritto delle pazienti a fruire dei servizi previsti dalla legge 194 sull’interruzione di gravidanza

 

Qui il testo dell’interrogazione

 

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