Puglia/Ru486. Garantire aborto farmacologico alle donne della Regione

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Interrogazione dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca al Ministro della salute

Premesso che:

secondo quanto riportano “Il Corriere del Mezzogiorno” del 15 luglio 2010 e “La Stampa” del 16 luglio 2010, a Bari, fino a quando il professor Nicola Blasi, unico ginecologo non obiettore di coscienza, non tornerà dalle ferie, non sarà possibile ricorrere alla somministrazione della pillola abortiva. Inoltre, il numero verde per l’assistenza alle donne che hanno deciso di interrompere la gravidanza con la pillola Ru486 «non è momentaneamente raggiungibile» perché «momentaneamente disattivato»;

l’ospedale ha dichiarato che sarebbe corso ai ripari, essendoci, infatti, due ginecologi disponibili che al momento sono distaccati altrove, ma che potrebbero dedicarsi a questo tipo di terapia. Tuttavia, al momento risulta impossibile prenotarsi ed interrompere gravidanze indesiderate con il metodo considerato comunemente meno invasivo dell’aborto chirurgico;

la Puglia era stata la prima Regione italiana ad avviare, nell’aprile 2010, la somministrazione della Ru486 dopo una sperimentazione durata quattro anni. Da allora sono state cinquanta le donne che hanno fatto ricorso all’aborto farmacologico;

quando il provvedimento fu attuato erano state avanzate anche delle promesse: «Ma oggi l’unico aiuto che ci è stato dato – ricorda il professor Blasi – è stata un’infermiera, che gestisce la lista d’attesa e risponde alle domande delle donne che vogliono saperne di più». Nonostante le riunioni con l’assessore regionale alla salute, Tommaso Fiore, e i 32 medici non obiettori di tutta la Puglia per definire una linea comune di intervento in caso di aborto farmacologico, la costituzione di un ambulatorio dedicato all’aborto chimico, nel quale avrebbe dovuto trovare posto l’esigua équipe (lui e la sua assistente) guidata da Blasi, non è stato mai inaugurato. È rimasto una promessa non mantenuta, così come resta ancora nei cassetti dell’assessorato regionale alla sanità l’idea che il Policlinico di Bari non fosse l’unico centro di tutta la Puglia in cui poter praticare l’interruzione della gravidanza con la pillola abortiva;

eppure Tommaso Fiore era stato perentorio: «D’ora in avanti – annunciò – avere sempre nella disponibilità delle farmacie degli ospedali la pillola abortiva non sarà una opzione, ma un obbligo. A decidere non sarà la politica, non saranno i medici, bensì sempre la donna»;

subito dopo l’avvio ufficiale del protocollo sanitario nell’aprile 2010, si disse che almeno un ospedale della provincia avrebbe dovuto attrezzarsi per supportare l’attività gestita dal Policlinico. Questa sarebbe stata una valida alternativa per smaltire la lista d’attesa che in alcuni periodi è stata notevole. Invece, il più grande ospedale pugliese resta l’unico presidio sanitario al quale potersi rivolgere per interrompere farmacologicamente una gravidanza;

questo è accaduto in tutti questi mesi: infatti, al Policlinico barese sono arrivate donne da tutto il Mezzogiorno. Dell’altro ospedale pronto ad affiancarlo in questa attività, non si ha traccia. Inoltre, per trenta giorni, nessuna traccia neppure di assistenza medica e psicologica alle donne che hanno scelto la pillola Ru 486,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione di inefficienza e di disagio ai danni delle donne che hanno deciso di ricorrere alla somministrazione della pillola abortiva;

per quali ragioni le promesse adottate in ambito regionale pugliese non siano ancora state rispettate e portate a compimento;

se e quali provvedimenti intenda adottare per sostenere le richieste dei medici non obiettori di coscienza che necessitano di strutture e del personale adeguati per svolgere al meglio la loro professione, garantendo un servizio efficiente ai cittadini.

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