Aborto/Ru486. A quando anche in Italia ed evitare i pericoli di una illegalita’ crescente? Interrogazione

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Da marzo 2007, come riportato dall’Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), il Comitato per le specialita’ medicinali dell’Emea, l’Agenzia europea del farmaco, ha dato il via libera alla pillola abortiva Ru486 (mifepristone) e l’azienda produttrice, la francese “Laboratoires Exelgyn”, grazie alla propria autorizzazione in Francia, con la procedura europea di mutuo riconoscimento ha avviato la richiesta di commercializzazione anche in Italia.Ma dopo il parere favorevole dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) lo scorso febbraio, a cui avrebbero dovuto seguire alcuni passaggi burocratici (ratifica del cda dell’Aifa e negoziazione del prezzo), tutto e’ ancora fermo.

Eppure la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza prevede l’aborto farmacologico, e l’uso di questa pillola abortiva da anni in 21 Paesi dell’Ue, in Usa e in gran parte del mondo, dovrebbe pur significare qualcosa dal punto di vista della sicurezza sanitaria e della certezza scientifica.

Nel contempo in Italia l’opzione dell’aborto farmacologico e’ offerta solo in alcune aziende sanitarie locali, dove questo farmaco si sperimenta attraverso una faticosa, lenta e spesso tardiva procedura di importazione individuale, che crea una evidente disparita’ dei livelli di assistenza offerti alle donne. Un ritardo che sta dando vita a fenomeni ‘fai da te’, con l’acquisto della Ru486 su siti online esteri, come riportato da numerosi media il 12 luglio 2008, o a forme di “turismo sanitario” verso Paesi confinanti come Svizzera, Austria e Francia.

Per questo, insieme al sen. Marco Perduca, ho depositato un’interrogazione al Ministro del Lavoro, Salute e Politiche sociali per sapere a che punto si trova l’iter burocratico per la immissione in commercio in Italia della pillola Ru486, quando si prevede che potra’ essere a disposizione delle strutture sanitarie e cosa intende fare il Governo per garantire al piu’ presto anche alle donne italiane la possibilita’ di scegliere fra aborto chirurgico e farmacologico.

 

Qui il testo dell’interrogazione:

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