Manovra economica. Emendamenti e Ordini del giorno al DDL 2228

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Dei senatori Donatella Poretti, Marco Perduca, Emma Bonino

Odg epidurale

Il Senato

Premesso che:

- la manovra economica prevede dei tagli alle Regioni e ai ministeri lineari, che rischiano di colpire servizi e non sprechi, senza mettere le basi per riforme strutturali e di lunga durata;

- il diritto della partoriente di scegliere un’anestesia efficace rientra tra quelli garantiti a titolo gratuito ed e’ stato inserito nei Lea (livelli essenziali di assistenza) solo dal 2008;

- l’accesso a questa tecnica da parte delle partorienti, secondo alcune stime, e’ garantito solo dal 16% degli ospedali. E sono poche le Regioni che hanno reso operativa questa indicazione anche a causa di ristrettezze economiche. Eppure, rilevano gli anestesisti, nelle strutture che offrono questo servizio, in modo gratuito e continuativo, in media il 90% delle partorienti ne fa richiesta;

- se un parto senza dolore e’ dunque un diritto garantito, di fatto la sua attuazione varia da Regione a Regione. Tra le piu’ virtuose ci sono la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna. La Lombardia, per esempio, stanzia 5 milioni di euro all’anno distribuiti a tutti i punti nascita mediante integrazione del DRG del parto vaginale al fine di promuovere l’analgesia in travaglio, aumentandone di fatto le richieste dall’8% del 2005 al 16% del 2007. Il Veneto, con un meccanismo distributivo analogo, solo nello scorso anno,
ha stanziato fondi per 1 milione di euro. L’Emilia Romagna ha invece emesso delle linee guida per avere un punto nascita che offra l’analgesia epidurale in ogni Provincia;

- per avere una copertura nazionale di questa prestazione, sostengono gli anestesisti, occorre che le Regioni investano fondi per organizzare nelle strutture dedicate un servizio attivo 24 ore su 24 per il quale servono almeno 6 professionisti.

Considerato che:
- in Paesi quali la Gran Bretagna e la Francia le tecniche di anestesia epidurale sono utilizzate dal 70% delle partorienti, dal 90% negli Usa. In Italia gli unici dati risalgono al 2001 con un rapporto Istat in cui viene fornito anche un interessante profilo sociologico delle donne che fanno ricorso al parto senza dolore, dal quale si rileva che “Complessivamente il 63,3% delle partorienti non e’ stato sottoposto a nessun tipo di anestesia. [...] Soltanto per l’11,2% dei parti spontanei e’ stata fatta l’anestesia; il 7,2% locale, il 3,7% epidurale”;

- l’Italia ha il primato del parto cesareo, il ricorso ad esso e’ pratica troppo frequente e rischia di divenire l’unica alternativa al dolore del parto naturale. Il ricorso al cesareo e’ superiore al 35% contro una media europea del 17% circa, oltre il doppio della quota massima del 15-20% raccomandata nel 1985 dall’OMS.

Impegna il Governo:
di concerto con le Regioni, a monitorare la diffusione e a promuovere il diritto al parto naturale e senza dolore.

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Odg farmaci generici

L’8,9% dei tagli della manovra in esame (pari a 1,4 miliardi) e’ determinato dalla riduzione della spesa per il personale della sanita’, per quella farmaceutica e per la revisione delle norme sull’invalidita’.
In particolare dal taglio sulla spesa farmaceutica sono previsti 600 milioni sia per l’anno 2011 che per l’anno 2012. Una percentuale importante arrivera’ da una riduzione dei profitti per grossisti e per farmacisti attraverso uno sconto obbligatorio previsto nell’art.11. Sui farmaci generici la norma prevede fino alla fine del 2010 una riduzione generalizzata dei prezzi del 12,5%. Poi, dall’anno prossimo, lo Stato non rimborserà piu’ tutti i generici che si trovano nella fascia “A”, quelli che sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale, ma solo quattro prodotti per ciascun principio attivo. Per scegliere i quattro rimborsabili, l’Agenzia italiana per il farmaco dovra’ fare delle selezioni competitive in base al criterio del costo minore a parita’ di dosaggio. Una vera e propria gara al ribasso, e lo Stato rimborsera’ per quel medesimo principio attivo solo il prezzo piu’ basso, lasciando a carico degli assistiti la differenza. Una misura che produrra’ concorrenza nel pre
 zzo nell’immediato, ma a scapito poi della tensione concorrenziale negli anni dopo: i quattro prodotti una volta installati nel mercato si troveranno in una condizione di trust di fatto, una sorta di oligopolio da cui accordarsi facilmente sui prezzi da far lievitare.

Lo sconto obbligatorio previsto dalla manovra colpira’ particolarmente i farmaci generici ed equivalenti, invece che incentivarli e promuoverli. Molte misure potrebbero essere promosse e incentivate: invertire la prassi delle ricette privilegiando il principio attivo invece che la marca, scontrini intelligenti da cui si possa fare un raffronto sui prezzi, vendita farmaci sfusi e online, ecc..

Con un parere emesso il 7 maggio 2009 l’Autorita’ garante per la concorrenza e il mercato proponeva al Parlamento e al Governo un nuovo sistema di remunerazione della distribuzione dei farmaci erogati a carico del Ssn: riconoscere al farmacista una retribuzione a forfait per ogni servizio di vendita di ciascun medicinale, indipendentemente dal suo prezzo, sistema che introdurrebbe un elemento di forte regressivita’ del margine di guadagno rispetto al prezzo del prodotto, incentivando in tal senso la vendita dei farmaci a minor prezzo.
Con questa proposta non solo si avrebbero benefici per le tasche dei cittadini, ma anche per le casse dello Stato.

Il parere recitava: “L’Autorità, pertanto, per far fronte alle problematiche evidenziate, ritiene necessaria l’adozione di un diverso criterio di remunerazione della componente distributiva, con riferimento alla distribuzione dei farmaci erogati dal SSN, in grado di porre il distributore finale in una condizione di relativa neutralità rispetto alla scelta del farmaco da consigliare al paziente, se non addirittura di rendere maggiormente conveniente la vendita del farmaco più economico.
Verrebbe in tal modo garantita, sulla base di una logica economica oltre che etica e giuridica, l’imparzialità del farmacista nel fornire informazioni al consumatore circa la disponibilità, ed il relativo prezzo, dei medicinali equivalenti, mettendo il consumatore in condizioni di scegliere su tale base e su quella delle indicazioni terapeutiche fornite dal proprio medico.
A tale proposito, l’Autorità ribadisce pertanto l’opportunità, come già auspicato in altre occasioni55 [Cfr. AS 421, già citata.], di riconoscere al farmacista una retribuzione a forfait per ogni servizio di vendita di ciascun medicinale, indipendentemente dal suo prezzo, sistema che introdurrebbe un elemento di forte regressività del margine di guadagno rispetto al prezzo del prodotto, incentivando in tal senso la vendita dei farmaci a minor prezzo. L’introduzione di una sorta di “fee for service”, peraltro, sganciando la remunerazione dal valore dei farmaci distribuiti ed eventualmente anche dalla dimensione e dal numero delle confezioni fornite in ciascun atto di vendita, renderebbe neutrale la scelta circa le confezioni da consegnare, assicurando in tal modo, in assenza di precise indicazioni mediche, la consegna del quantitativo di farmaco che maggiormente si avvicina all’effettivo fabbisogno terapeutico.
Il sistema di remunerazione a forfait, d’altro canto, sia pure in alcuni casi associato ad un moderato aggancio al prezzo del prodotto commercializzato, viene già utilizzato con successo da altri paesi europei, quali Regno Unito, Germania, Francia e, oltre un certa soglia di prezzo, Spagna. In tali paesi, peraltro, il livello di diffusione dei farmaci generici è nettamente superiore rispetto a quello italiano.
Si osserva, infine, che il valore della “fee for service” potrebbe essere calcolato in modo da non erodere la marginalità complessiva della componente distributiva del settore, limitandosi invece a definire una diversa e più appropriata distribuzione dei guadagni sui diversi servizi resi dal farmacista, piuttosto che sul valore dei prodotti venduti.
Un’ulteriore componente della remunerazione dei farmacisti, anch’essa sganciata dal valore dei prodotti commercializzati, potrebbe essere inoltre introdotta per incentivare l’efficienza nello svolgimento delle ulteriori attività di “servizio pubblico” svolte da tali operatori, quali, ad esempio, i servizi offerti in collegamento con il SSN (prenotazioni visite ospedaliere, pagamento del ticket, ecc.). In tal senso, potrebbero essere in qualche modo stimati e rimborsati, sul modello inglese, i costi sostenuti per l’erogazione di tali servizi, in termini di capitale fisico ed umano destinati a tale scopo.
Un elemento di ulteriore problematicità nel funzionamento dell’attuale normativa volta a regolare la remunerazione della componente distributiva del settore risiede nel carattere sostanzialmente non vincolante delle percentuali di margine fissate, che vengono di fatto utilizzate solo quale valore di riferimento minimo nella contrattazione tra le parti.”.

Si impegna il Governo:

- ad adottare un diverso criterio di remunerazione della componente distributiva, con riferimento alla distribuzione dei farmaci erogati dal SSN, in grado di porre il distributore finale in una condizione di relativa neutralità rispetto alla scelta del farmaco da consigliare al paziente, se non addirittura di rendere maggiormente conveniente la vendita del farmaco più economico.

- a verificare la fattibilita’ della proposta dell’Antitrust di riconoscere al farmacista una retribuzione a forfait per ogni servizio di vendita di ciascun medicinale, indipendentemente dal suo prezzo.

tecnici o informatici”, cioè un’ampia gamma di prodotti. In questo caso si stima che non meno di 30.000 persone ogni anno fruiscano dell’IVA agevolata. Nonostante gli obblighi documentali siano piuttosto serratati (obbligo di presentazione di specifica prescrizione autorizzativa), viene segnalata una diffusa disapplicazione delle disposizioni che comporta un evidente danno per l’erario. L’intento del comma proposto risiede sia nel tentativo di recupero delle agevolazioni indebitamente applicate, sia la dissuasione di ulteriori forme di evasione fiscale.

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Odg ed emendamento per istituire un fondo per ragazzi maggiorenni che escono dalle case famiglia per proseguire percorso scolastico o avviare attivita’ (costo 10 mln coperto nell’emendamento)

premesso che:

il disagio dei minori e degli adolescenti allontanati dalla famiglia resta, nella nostra società, non solo irrisolto, ma in gran parte ignorato e la critica situazione economica rischia di ribaltarsi violentemente sulle nuove generazioni e di creare nei prossimi anni importanti mutamenti socio-economici;
oggi il numero dei bambini che crescono in famiglie con gravi difficoltà economiche è molto alto e la percentuale dei ragazzi provenienti dai ceti inferiori che riescono a laurearsi è tra le più basse d’Europa;
l’Italia è al terzultimo posto nella classifica dei paesi Ocse per la povertà infantile, la percentuale dei bambini poveri nel nostro paese è vicina al 20 %;
nel 2009 in sei Regioni il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni è risultato superiore al 30%: in Sardegna è al 44,7%, in Sicilia al 38,5%, in Basilicata al 38,3%, in Campania al 38,1%, in Puglia al 32,6%, in
Calabria al 31,8% e nel Lazio al 30,6%;
ipotizzando una classifica negativa di possibilità di ingresso nel mercato del lavoro i più penalizzati, in termini di opportunità, sono i giovani fuori dalla famiglia furori dal sistema di protezione all’infanzia;
questi giovani sono discriminati due volte: sul piano affettivo e sul piano delle opportunità di accesso al mercato del lavoro, perché troppo spesso non hanno la possibilità di portare a termine il proprio percorso scolastico;
i ragazzi e le ragazze di età prossima alla maggiore età, con importanti esigenze di supporto, ospitati nei presidi residenziali, in affido o perché in condizione di allontanamento forzato dalla famiglia sono intorno ai 15.000.

considerato che:
attualmente, per quanto concerne le risorse dedicate alla famiglia e ai giovani, il decreto-legge n. 223/2006, convertito dalla legge n. 248 del 2006 ha istituito presso la Presidenza del consiglio dei ministri, rispettivamente, il Fondo per le politiche della famiglia e il Fondo per le politiche giovanili;
il Fondo per le politiche giovanili è istituito al fine di promuovere il diritto dei giovani alla formazione culturale e professionale e all’inserimento nella vita sociale, anche attraverso interventi volti ad agevolare la realizzazione del diritto dei giovani all’abitazione, nonché a facilitare l’accesso al credito per l’acquisto e l’utilizzo di beni e servizi, ed è destinato a finanziare le azioni ed i progetti di rilevante interesse nazionale, nonché le azioni ed i progetti destinati al territorio, individuati di intesa con le regioni e gli enti locali. La dotazione finanziaria per le politiche di incentivazione e sostegno alla gioventù per il 2010 è pari a circa 94 milioni di euro;
il fondo di garanzia per erogare finanziamenti di medio termine, a soggetti svantaggiati di età prossima alla maggiore età non appesantisce in modo significativo il bilancio dello Stato e degli enti locali; a tal fine si propone di erogarlo facendo anche ricorso al volontariato e di finanziarlo in misura contenuta: 10 milioni di euro all’anno;
lo scopo e` quello di mettere a disposizione uno strumento di inclusione economica e sociale attraverso il quale i più giovani e i più deboli possano trovare, in tempi certi, un reale sostegno per diventare cittadini attivi e integrati;
per fornire il servizio e`auspicabile stipulare accordi con associazioni e istituti di credito i quali potranno anche integrare e migliorare le condizioni di erogazione e di distribuzione del finanziamento;
per le ragioni sopra esposte si auspica una approvazione della presente, il cui contributo per la salvaguardia dei minori appare evidente.

impegna il governo:
a costituire un fondo di garanzia per erogare finanziamenti di medio termine, a soggetti svantaggiati ( quali: già dichiarati in stato di adottabilità dal tribunale; in stato di affidamento ad una famiglia; in stato di inserimento in una comunità di tipo familiare o, in ogni caso, in un istituto di assistenza pubblico o privato) di età prossima alla maggiore età per consentire loro: il completamento dei corsi di studio; l’avviamento di attività economiche; il perseguimento di forme di autonomia abitativa.

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Odg asili nido

Il Senato

premesso che:

la crisi finanziaria internazionale e la conseguente contrazione del mercato del lavoro rischiano di colpire particolarmente le donne che in Italia già devono superare diverse difficoltà nella ricerca e nel mantenimento del lavoro. Il nostro Paese è in evidente ritardo rispetto agli obiettivi stabiliti dalla Strategia di Lisbona dove si fissano obiettivi per l’occupazione femminile legandoli a servizi come gli asili nido;

l’ Unione europea ha chiesto più volte agli Stati membri di raggiungere l’obiettivo di Lisbona di 33 posti di asilo nido ogni 100 bambini di dai 0-3 anni ( 33%) entro la fine del 2010;

in Italia la copertura media del servizio è di circa il  12,7%, percentuale che si abbassa addirittura all’1% in alcune regioni del Mezzogiorno, contro il 60% della Danimarca, il 40% dell’ Irlanda ed il 29% della Francia;

esistono inoltre servizi alternativi come le “tages mutter ,   che offrono il proprio servizio solitamente in casa propria. La “tages mutter”, pur lavorando in casa propria, è in stabile collegamento con un ente no- profit che la sostiene e la supporta nel lavoro. Tale ente garantisce, nei confronti delle famiglie utenti e dell’ente pubblico, il mantenimento degli standard qualitativi previsti, sia dal punto di vista ambientale che educativo. Il servizio di assistenti materne o “tages mutter” è attivo da tempo in gran parte d’Europa, specialmente nei paesi dell’Europa centrale , nell’area scandinava, e in Alto Adige da sempre all’avanguardia nei servizi sociali.

impegna il Governo:

ad utilizzare una parte delle entrate previste dall’innalzamento dell’età pensionabile delle donne a favore delle madri  in linea con  quanto previsto dal trattato di Lisbona;

a promuovere con ogni strumento utile iniziative come quelle sopra esposte che riguardano forme alternative agli asili nido pubblici come le tages mutter o con aiuti alle famiglie tramite voucher, anche attraverso campagne di informazione sociale e interessando la Conferenza Stato Regioni;

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Ordine del giorno 8 per mille

La manovra economica prevede tagli lineari, riduzioni di spese e soppressioni di enti nell’ottica di un risparmio e di una razionalizzazione delle spese.

Con la legge n. 222 del 20 maggio 1985 “Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi”, e in particolare gli articoli 47, 48 e 49, si istituisce il meccanismo dell’otto per mille dell’Irpef. La ripartizione tra le istituzioni beneficiarie avviene in proporzione alle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. In caso di scelte non espresse, la destinazione si stabilisce proporzionalmente alle scelte espresse e secondo gli accordi sottoscritti con le Confessioni religiose.
Sulla base delle scelte effettuate dai contribuenti nella dichiarazione dei redditi, una quota pari all’otto per mille del gettito IRPEF è a diretta gestione statale.

In particolare l’articolo 47, secondo comma, dispone che, a decorrere dall’anno finanziario 1990, una quota pari all’otto per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, è destinata, in parte, a scopi di interesse sociale e di carattere umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa Cattolica. Al terzo comma si istituisce il meccanismo della ripartizione delle quote non espresse che vengono ridistribuite proporzionalmente in base alle scelte espresse. Al successivo articolo 49 si prevede che: “Al termine di ogni triennio successivo al 1989, una apposita commissione paritetica, nominata dall’autorità governativa e dalla Conferenza episcopale italiana, procede alla revisione dell’importo deducibile di cui all’articolo 46 e alla valutazione del gettito della quota IRPEF di cui all’articolo 47, al fine di predisporre eventuali modifiche.”.

Dal 1985 si sono realizzate Intese anche con altre confessioni religiose che si ripartiscono insieme allo Stato la quota dell’otto per mille dell’Irpef, altre sono al vaglio. Attualmente sono sei: 1) Chiesa cattolica; 2) Chiesa evangelica valdese – Unione delle chiese metodiste e valdesi (Valdesi); 3) Unione delle comunita’ ebraiche italiane (UCEI); 4) Chiesa evangelica luterana in Italia (Luterani); 5) Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno (Avventisti); 6) Assemblee di Dio in Italia (ADI).

I contribuenti che annualmente in sede di dichiarazione dei redditi esprimono la loro preferenza sono circa il 40 per cento del totale.

Un esempio pratico. Nel 2008 l’ammontare dell’otto per mille è stato di euro 948.583.048,73. Le scelte espresse sono state pari al 41,83% del totale dei contribuenti.
Dato il meccanismo attuale dettato dal terzo comma dell’art. 47, tutta la cifra a disposizione è stata distribuita in due battute: prima il 41,83% (pari a euro 396.792.289,28) a tutti i beneficiari secondo l’indice di gradimento dei firmatari, e poi il restante 58,17% (pari a euro 551.790.759,45), sempre secondo l’indice di gradimento dei firmatari, ma questa volta solo a coloro che hanno accettato la quota non espressa (tutti meno le ADI e i Valdesi).
Se venisse rivista la formula del terzo comma dell’articolo 47, la ripartizione delle scelte non espresse, lo Stato avrebbe reintroitato quei quasi 552 milioni di euro (il 51,87% pari alle preferenze non espresse).

 Impegna il Governo:

- a pubblicizzare i lavori della commissione paritetica istituita dall’art. 49, i componenti e le eventuali proposte di modifiche che sono state presentate;

- per quanto di sua competenza, e tramite i componenti di nomina governativa, a verificare l’opportunita’ della revisione del meccanismo della ripartizione delle scelte non espresse.

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Emendamento assegno invalidita’

1) Emendamento: all’articolo 10 Abrogare il comma 1.

Relazione:

Il primo emendamento propone l’abrogazione del primo comma dell’articolo 10 del Decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78. In realtà il comma non è efficace né rispetto al contenimento dei costi, né riguardo al contrasto delle “false invalidità”. Come evidenziato dalla Relazione tecnica al Decreto, l’innalzamento della percentuale di invalidità dal 74% al 85% quale soglia per accedere all’assegno mensile di assistenza riservato agli invalidi parziali, comporterebbe un limitato risparmio di 10 milioni di euro per il primo anno, 30 milioni per il secondo, e 40 milioni per il terzo. Peraltro inciderebbe sulla categoria di invalidi civili per i quali già sono previsti requisiti particolarmente stringenti: iscrizione alle liste di collocamento e un limite reddituale particolarmente basso: 4.408,95 euro annui.
Infine, l’elevazione di quella percentuale comporterebbe l’esclusione di persone affette da significative patologie per le quali la normativa di riferimento – in particolare il Decreto del Ministero della Sanità del 5 febbraio 1992 – prevede una percentuale di invalidità inferiore al 85%. A titolo di esempio: psicosi ossessiva, sindrome schizofrenica cronica con disturbi del comportamento e delle relazioni sociali e limitata conservazione delle capacità intellettuali, sindrome delirante cronica, sindrome depressiva endogena grave, perdita totale della lingua, laringectomia totale, laringectomia totale con tracheostomia definitiva (…).
2) Emendamento: all’articolo 10, dopo il comma 1 inserire il seguente comma:
1 bis . Dal 1 gennaio 2011 avverso i verbali di accertamento delle minorazioni civili, dell’handicap di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 104 e della disabilità ai sensi della legge 19 marzo 1999, n. 68, è ammesso ricorso amministrativo entro 60 giorni dalla notifica dei relativi verbali, presso l’INPS territorialmente competente. Con uno o più decreti, da emanare entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministero dell’economica e con il Ministero della salute, sentito il parere della Conferenza Stato – Regioni, stabilisce le modalità operative per l’applicazione del presente comma.

Relazione:

Il comma 1 bis proposto è significativo sotto il profilo del contenimento dei costi. Dal 2005 non era più ammesso il ricorso amministrativo, abrogato perché (allora) del tutto inefficace. Questo ha tuttavia prodotto un fortissimo contenzioso giurisdizionale che ha portato attualmente a circa 350mila cause pendenti in materia di invalidità civile con un giro d’affari di oltre 2 miliardi. Lo stesso giro d’affari produce contenzioso anche in presenza di elementi che ne sconsiglierebbero l’avvio. Per quanto, in questi anni, INPS, in forza di specifiche disposizioni, abbia potenziato e qualificato la sua presenza in giudizio, in un numero significativo di cause lo Stato soccombe con tutto ciò che comporta in termini di costi. Il comma 1 septies, quindi, formula la reintroduzione del ricorso amministrativo da presentare all’INPS che per questo genere di procedure è già ampiamente organizzato con i suoi Comitati provinciali. Sarà, comunque compito del Ministero dell’economia, di con
 certo con quello della salute e quello del lavoro, definire le modalità operative dei nuovi procedimenti, sentendo anche la Conferenza Stato-Regioni in un ottica di coinvolgimento delle stesse nelle procedure di ricorso. L’affidamento all’INPS di questa competenza consente poi di razionalizzare e rafforzare l’eventuale successiva gestione del contenzioso giurisdizionale, ma soprattutto ridurre drasticamente il ricorso in giudizio con i costi di cui si è detto e con gli evidenti oneri per la giustizia civile.
3)Emendamento all’articolo 10, dopo il comma 4 aggiungere i seguenti commi:
4 bis – Con decreto del ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti termini e modalità di attuazione del piano straordinario di cui al comma precedente, avuto riguardo, in particolare, alla definizione di criteri selettivi in ragione dell’incidenza territoriale dei beneficiari di prestazioni rispetto alla popolazione residente nonchè alle sinergie con le diverse banche dati presenti nell’ambito delle amministrazioni pubbliche, tra le quali quelle con l’amministrazione finanziaria e la motorizzazione civile.
4 ter – Il medesimo decreto fissa, altresì, le modalità di verifica dei requisiti sanitari che hanno dato titolo al riconoscimento di invalidità civile, cecità civile, sordità prelinguale e dello stato di handicap di cui  all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nei dipendenti della Pubblica Amministrazione assunti in forza delle disposizioni vigenti in materia di collocamento al lavoro degli invalidi civili, sordi prelinguali e non vedenti, a prescindere dalla loro titolarità di provvidenze economiche erogate al titolo della minorazione civile.
Fissa, infine, le modalità di comunicazione degli esiti delle relative visite di controllo che rilevino l’insussistenza parziale o totale dei requisiti che hanno dato luogo al riconoscimento dello stato invalidante e/o dell’handicap, all’Amministrazione di cui la persona è dipendente.

Relazione:

La ridefinizione dei criteri selettivi e delle modalità di svolgimento del piano di verifica previsto dal comma 4, consente di migliorare, sulla scorta dell’esperienza acquisita dopo l’analogo piano approvato nel 2008, le indicazioni contenute nel decreto del Ministero del lavoro 29 gennaio 2009 e di prevedere ulteriori elementi di controllo e monitoraggio.
Merita ricordare che i controlli effettuati in attuazione dell’art. 80 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133, hanno investito solo gli invalidi titolari di provvidenze economiche, ma non gli invalidi che non percepiscono pensione o indennità. Se, ad un lato, la norma ha un senso rispetto al contenimento di una spesa impropria, dall’altro non colpisce il fenomeno delle “false invalidità” che fruiscono di benefici relativi all’assegnazione del posto di lavoro, all’opportunità di fruire di contributi figurativi utili al pensionamento (due mesi ogni anno lavorato ai sensi della legge 23 dicembre 2000 n. 388, articolo 80, comma 3) oltre ai noti permessi lavorativi previsti all’articolo 33 della legge 104/1992), alle esenzioni dal pagamento dei ticket sanitari e alle agevolazioni fiscali.
L’emendamento, quindi, prevede che il piano straordinario di verifica venga effettuato anche nei confronti di invalidi che non percepiscono prestazioni economiche al titolo della minorazione, ma che siano dipendenti della Pubblica Amministrazione.
Oltre al risparmio in termini di prestazioni indirette o che gravano sul comparto previdenziale, il  monitoraggio che ne consegue consente di disporre di dati rispetto l’efficacia e all’appropriatezza dei meccanismi di collocamento al lavoro nel comparto pubblico.
4) Emendamento all’articolo 10, dopo il comma 5 aggiungere il seguente comma:
6 – La programmazione dei controlli fiscali dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza deve assicurare una vigilanza sistematica, basata su specifiche analisi di rischio, relativamente alla corretta applicazione delle agevolazioni relative all’Imposta sul Valore Aggiunto previste dall’articolo 8 comma 3 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e successive modificazioni, dall’articolo 50, comma 1, della legge 21 novembre 2000, n. 342, dall’articolo 30, comma 7 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e dall’art. 2, comma 9, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30.
Nella programmazione dei controlli fiscali vengono pianificate almeno 10.000 verifiche, per gli anni 2011 e 2012, relative ad altrettanti benefici concessi a partire dal 1° gennaio 2005.

Relazione:

Dal 1997 al 2000 sono state approvate disposizioni che prevedono agevolazioni fiscali sui veicoli destinati al trasporto e alla guida delle persone con disabilità (motoria, intellettiva e sensoriale). Il beneficio più  significativo consiste nell’applicazione dell’aliquota IVA agevolata al momento dell’acquisto a fronte della presentazione di documentazione comprovante la disabilità con precise connotazioni tipologiche o di gravità. Si stima che annualmente accedano a tale beneficio non meno di 15.000 contribuenti, ma anche che l’elusione in tale ambito sia di notevole entità anche a causa dei limitati controlli effettuati nella fase di prima applicazione delle norme agevolative.
Ugualmente, il Legislatore nel 1997 ha previsto analoghe agevolazioni per l’acquisto di “sussidi

EMENDAMENTO

Dopo l’articolo 51 aggiungere il seguente:

Art. 51-bis

1.E’ istituito presso lo stato di previsione del ministero del lavoro un fondo di garanzia per il sostegno economico di soggetti in stato di abbandono, che s’intendono dichiarati in stato di adottabilità dal Tribunale, oppure, in caso di affidamento ad una famiglia, oppure in stato di inserimento in una comunità di tipo familiare.

2.Il fondo si pone i seguenti obbiettivi : la prosecuzione degli studi e dei percorsi professionali, l’ acquisto o affitto della prima casa, l’avvio di attività d’impresa.

3. Con decreto ministeriale saranno stabiliti i criteri e le modalità per la concessione della garanzia statale.  

4.La dotazione del fondo è pari a 10 milioni di euro l’anno a decorrere dal 2011.

A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, con decreto del Ministero dell’economia e delle Finanze, sono aumentate le aliquote di cui all’allegato I del T.U. delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, relative ai tabacchi lavorati, al fine di assicurare maggiori entrate in misura non inferiore a 10 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2011.
emendamento legalizzazione e tassazione prostituzione (stimata in 80 mln euro all’anno)

EMENDAMENTO

Dopo l’articolo 38 inserire il seguente: 

 Art. 38-bis
L’attività della prostituzione è lecita, e i redditi derivanti da tale attività sono soggetti all’imposta sul reddito delle persone fisiche di cui al T.U del D.P.R. 917/1986. Restano ferme le disposizioni in materia penale.

Poretti, Perduca, Bonino

EMENDAMENTO

Art. 7
(soppressione e incorporazioni di enti ed organismi Pubblici)
aggiungere in fine il seguente comma:
-”E’ soppresso il regio decreto-legge n. 436 del 15 marzo 1927, convertito nella legge n. 510 del 19 febbraio 1928, intitolato “Disciplina dei contratti di compravendita degli autoveicoli ed istituzione del pubblico registro automobilistico presso le sedi dell’Automobile club d’Italia”

Relazione:

Il decreto legisl. 30 aprile 1992 n. 285 “Nuovo codice della strada”, all’art. 226, stabilisce che presso il Dipartimento per i trasporti terrestri del Ministero dei Trasporti e’ istituito l’Archivio nazionale dei veicoli (Anv) contenente i dati relativi alle caratteristiche di costruzione e di identificazione, all’emanazione della carta di circolazione e del certificato di proprieta’, a tutte le successive vicende tecniche e giuridiche del veicolo, ad ogni eventuale incidente incorso, per ogni veicolo a motore immatricolato. L’Anv può certificare, a richiesta e a spese dell’utente che ne abbia qualificato interesse, i dati di cui e’ titolare.
Lo stesso ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteoli ad una nostra interrogazione ammetteva come si trattasse di un ente inutile e di una duplicazione delle banche dati relative all’intestazione dei veicoli (Archivio nazionale veicoli e Pubblico registro automobilistico-PRA) e che non sussistevano peraltro impedimenti di natura tecnico-amministrativa per eliminare il Pra. “Non v’è dubbio, infatti, che la coesistenza dei due archivi costituisce un inutile appesantimento delle procedure di immatricolazione e di trasferimento della proprietà dei veicoli e che la stessa comporta anche maggiori oneri a carico dei cittadini. Si tenga conto, infatti, che i dati contenuti dall’Archivio nazionale dei veicoli hanno complessivamente una portata ben più ampia rispetto a quelli risultanti dal PRA; il predetto Archivio, difatti, concerne non solo tutti i dati tecnici relativi ai veicoli ma anche i dati anagrafici dei relativi intestatari in quanto responsabili della circolazion
 e. Sul piano strettamente operativo, il Ministero già gestisce in tal senso l’emissione dei documenti di circolazione inerenti ai veicoli che, sulla base delle disposizioni vigenti, sono esentati dall’obbligo di iscrizione nel PRA (ciclomotori, macchine agricole, macchine operatrici e rimorchi al di sotto delle 3,5 tonnellate).”

EMENDAMENTO

All’art.9, il comma 5 è sostituito dal seguente:

5.L’articolo 3, comma 102, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, come modificato dall’articolo 66, comma 7, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 è sostituito dal seguente:
«Per il quadriennio 2010-2013, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 523 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possono procedere, per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 50 per cento di quella relativa al personale cessato nell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascun anno, il 50 per cento delle unità cessate nell’anno precedente».

Relazione:

*[Per gli anni dal 2010 al 2013 il turn over sarà del 50% anziché del 20%]*

EMENDAMENTO

All’art.9, dopo il comma 5 è aggiunto il comma 5-bis:

All’art.2, comma 8-quater della Legge 26 febbraio 2010, n. 25 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative”, sono soppresse le seguenti parole: “Alle amministrazioni che non abbiano adempiuto a quanto previsto dal comma 8-bis entro il 30 giugno 2010 è fatto comunque divieto, a decorrere dalla predetta data, di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto”;

Relazione:

[abrogando questa frase si vuole separare le procedure di assunzioni dei vincitori di concorso dall’ulteriore taglio di organico del 10% previsto dall’ultimo DL “mille proroghe”, non si capisce perché le due cose devono essere collegate]

EMENDAMENTO

ART 9  – Contenimento della spesa in materia di impiego pubblico
Testo dell’emendamento
All’art. 9, comma 9
Le parole  “entro il limite del 20 per cento” vanno  sostituite con le parole “ entro il limite del 50 per cento”

Relazione:

Il Comma 9 nel modificare l’art 66 comma 14, del decreto  legge n.  112/2008  ha previsto che “ Per l’anno 2010 gli enti di ricerca  possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di  mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nei limiti  di cui all’articolo 1, comma 643, della legge 27 dicembre 2006, n.  296. Per il triennio 2011-2013 gli enti di ricerca possono procedere,  per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle procedure di  mobilità, ad assunzioni di personale con rapporto di lavoro a tempo  indeterminato entro il limite dell’80 per cento delle proprie entrate  correnti complessive, come risultanti dal bilancio consuntivo  dell’anno precedente, purché entro il limite del 20 per cento delle  risorse relative alla cessazione dei rapporti di lavoro a tempo  indeterminato intervenute nell’anno precedente. La predetta facoltà  assunzionale è fissata nella misura del 50 per cento per l’anno 2014 e  del 100 per cento a decorrere da
 ll’anno 2015. Questa disposizione nell’assoggettare anche gli enti di ricerca alla  disciplina prevista per le amministrazioni di cui art.1 comma 523,  della legge 296/2006 ha imposto un duplice vincolo assunzionale:  quello dell’80% delle proprie entrate correnti (già esistente) e  quello del 20% del turnover  per l’intero triennio 2011-2013.
Ciò rappresenta una forte penalizzazione delle risorse umane degli  Enti di Ricerca; infatti occorre tener presente che il numero degli  addetti alla ricerca in Italia è sottodimensionato agli indici  internazionali ( 3,3 ‰ occupati rispetto alla media europea del 6 ‰) e  la presenza di un così  ridotto numero di ricercatori penalizza, tra  l’altro, anche l’accesso ai fondi europei.
Pertanto sarebbe auspicabile che per gli Enti di ricerca la quota del  20 per cento delle risorse relative alla cessazione dei rapporti di  lavoro a tempo indeterminato intervenute nell’anno precedente fosse  innalzata al 50 per cento così come previsto per le università.
In Italia il numero dei ricercatori è sottodimensionato (3,3‰ rispetto  alla media europea del 6‰). Ciò comporta la mancata assegnazione di  risorse europee perché l’Italia è costretta a competere con altri  Paesi che hanno almeno il doppio dei ricercatori.

EMENDAMENTO

Art. 6 – Riduzione dei costi degli apparati amministrativi

All’art. 6, comma 12 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 dopo “spesa effettuata per lo svolgimento di compiti ispettivi” va inserito:
“il presente comma non si applica, altresì, alla spesa che non risulti a carico dei bilanci di funzionamento degli enti pubblici di ricerca”

Sempre all’art. 6, comma 12 dopo l’espressione “la predetta disposizione non si applica alle missioni internazionali di pace “ va inserita l’espressione:
“nè ai servizi all’estero di cui alla Legge 26 febbraio 1987, n. 49”.

Relazione:

Il proposto emendamento scaturisce dall’esigenza di salvaguardare gli obblighi derivanti dalla partecipazione degli enti a progetti di ricerca nazionali, comunitari e internazionali ed è finalizzato, altresì, alla tutela del personale che svolge attività di cooperazione con i paesi in via di sviluppo, disciplinate dalla Legge 26 febbraio 1987, n. 49.
Per le missioni all’estero: non ci sarà nessun ricercatore o funzionario pubblico che potrà andare in missione perché la norma nel decreto abolisce la diaria.
I progetti della cooperazione, per esempio, verrebbero menomati e ciò non comporterebbe tra l’altro risparmio di risorse poiché se al posto del dipendente pubblico verrà mandato un privato questi verrebbe a percepire il trattamento di missione completo della diaria.

EMENDAMENTO

Art. 6 – Riduzione dei costi degli apparati amministrativi

All’art. 6 comma 13 del DL 31/05/2010 n. 78 dopo “non superiore al 50%  della spesa sostenuta nell’anno 2009” va inserito:
“con esclusione degli enti di ricerca, per le materie tecniche”
Relazione Tecnica
Il proposto emendamento scaturisce dall’esigenza di salvaguardare l’attività di formazione per la quale ciascuna istituzione molto spesso attinge risorse da istituzioni esterne quali Regioni, Ministeri, ecc.

EMENDAMENTO

Soppressione Tia

“all’art. 14 sopprimere il comma 33″
Relazione
La sentenza della corte costituzionale del 2009 ha chiarito la natura tributaria della vecchia TIA (Tassa Igiene Ambientale), dando luogo cosi’ alla  rimborsbilita’ dell’iva pagata ingiustamente dai contribuenti. La Corte ha giustificando la scelta con ampie motivazioni in diritto e con l’individuazione di parametri con cui poter discernere un corrispettivo da un tributo. Di certo, ha specificato, non basta chiamare “corripettivo” un tributo mascherato perche’ muti natura giuridica e diventi, a piacere del legislatore, appunto corrispettivo (rectius “corrispettivo e dunque iva”). Nonostante cio’ troviamo oggi a discutere della norma contenuta in merito alla nuova TIA (Tassa integrata ambientale), con cui il Governo dichiara che la tassa, che al vaglio dei parametri indicati dalla Corte e’ uguale alla precedente, in realta’ tassa non e’.
Perche’? Per continuare a tassare doppiamente (prima con la TiA e poi con l’IVA sulla TIA)? La Corte ha chiarito che non si puo’ fare, checche’ ne voglia il legislatore. Per questo si chiede la soppressione del comma 33.

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