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Parto senza dolore. Promuovere anestesia epidurale. Odg

Posted By Vincenzo On 16 giugno 2010 @ 13:23 In Ordini del giorno | 1 Comment

Ordine del giorno dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca

Il Senato

Premesso che:

- la manovra economica prevede dei tagli alle Regioni e ai ministeri lineari, che rischiano di colpire servizi e non sprechi, senza mettere le basi per riforme strutturali e di lunga durata;

- il diritto della partoriente di scegliere un’anestesia efficace rientra tra quelli garantiti a titolo gratuito ed e’ stato inserito nei Lea (livelli essenziali di assistenza) solo dal 2008;

- l’accesso a questa tecnica da parte delle partorienti, secondo alcune stime, e’ garantito solo dal 16% degli ospedali. E sono poche le Regioni che hanno reso
operativa questa indicazione anche a causa di ristrettezze economiche. Eppure, rilevano gli anestesisti, nelle strutture che offrono questo servizio, in modo gratuito e continuativo, in media il 90% delle partorienti ne fa richiesta;

- se un parto senza dolore e’ dunque un diritto garantito, di fatto la sua attuazione varia da Regione a Regione. Tra le piu’ virtuose ci sono la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna. La Lombardia, per esempio, stanzia 5 milioni di euro all’anno distribuiti a tutti i punti nascita mediante integrazione del DRG del parto vaginale al fine di promuovere l’analgesia in travaglio, aumentandone di fatto le richieste dall’8% del 2005 al 16% del 2007. Il Veneto, con un meccanismo distributivo analogo, solo nello scorso anno,
ha stanziato fondi per 1 milione di euro. L’Emilia Romagna ha invece emesso delle linee guida per avere un punto nascita che offra l’analgesia epidurale in ogni Provincia;

- per avere una copertura nazionale di questa prestazione, sostengono gli anestesisti, occorre che le Regioni investano fondi per organizzare nelle strutture dedicate un servizio attivo 24 ore su 24 per il quale servono almeno 6 professionisti.

Considerato che:
- in Paesi quali la Gran Bretagna e la Francia le tecniche di anestesia epidurale sono utilizzate dal 70% delle partorienti, dal 90% negli Usa. In Italia gli unici dati risalgono al 2001 con un rapporto Istat in cui viene fornito anche un interessante profilo sociologico delle donne che fanno ricorso al parto senza dolore, dal quale si rileva che “Complessivamente il 63,3% delle partorienti non e’ stato sottoposto a nessun tipo di anestesia. [...] Soltanto per l’11,2% dei parti spontanei e’ stata fatta l’anestesia; il 7,2% locale, il 3,7% epidurale”;

- l’Italia ha il primato del parto cesareo, il ricorso ad esso e’ pratica troppo frequente e rischia di divenire l’unica alternativa al dolore del parto naturale. Il ricorso al cesareo e’ superiore al 35% contro una media europea del 17% circa, oltre il doppio della quota massima del 15-20% raccomandata nel 1985 dall’OMS.

Impegna il Governo:
di concerto con le Regioni, a monitorare la diffusione e a promuovere il diritto al parto naturale e senza dolore.

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