Cordone ombelicale. Troppe banche e male organizzate per donazioni che si disincentivano. Interrogazione

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Interrogazione dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca al Ministro della Salute

Premesso che:
- dalle notizie circolate nelle ultime settimane si apprende come nel 2009 le richieste di donazione altruistica arrivate alle banche pubbliche italiane sono state 11 mila, di cui solo il 27% e’ stato stoccato perche’ rispondeva ai criteri di qualita’ richiesti.

Considerato che:
- a tutt’oggi, nonostante la presenza in Italia di ben 18 banche pubbliche per la donazione (su circa 180 presenti nel mondo) risulta difficile donare il cordone ombelicale per la scarsità dei punti di raccolta, per le limitazioni di orario o di giorni in cui è possibile accedere alla donazione, per le caratteristiche sempre più selettive, imposte dalle banche pubbliche ai campioni da conservare;
- ogni anno crescono le autorizzazioni all’esportazione rilasciate dal Ministero della Salute, nonostante il Centro Nazionale Trapianti si adoperi per informare le persone della sostanziale inutilità di tale pratica. Dalle notizie circolate nelle ultime settimane si apprende come nel 2009 le richieste pervenute al Centro Nazionale Trapianti per l’esportazione di cordoni ombelicali in banche private straniere sono state circa 14 mila essendo vietata la conservazione autologa in Italia, tanto da far lievitare a 40 mila i cittadini italiani che negli ultimi anni hanno inviato il cordone all’estero;
- rispetto ai dati 2008 sui cordoni donati nelle biobanche pubbliche, forniti dallo stesso ministero in una risposta ad una interrogazione dello scorso anno, erano state 3167 le unita’ stoccate nelle banche pubbliche. La percentuale tra i bambini nati oscilla dall’1,3% della Lombardia (2 banche con 934 unita’), seguita dallo 0,92% di Campania e Liguria (1 banca ciascuna), fino a scendere allo 0,28% del Lazio (3 banche con 145 unita’ donate, tutte a Roma: Tor Vergata 58; Umberto I 75; Gemelli 12) e lo 0,16% della Sicilia (1 banca con 75 unita’). Dati come quelli del Lazio mostrano come il numero delle banche presenti nel territorio non comporti una maggiore raccolta.

Si chiede di sapere:
- come sono stati spesi i 10 milioni di euro stanziati per il potenziamento della donazione e per la realizzazione della rete di biobanche, e in particolare se si ritiene di diminuire il numero di centri di banche pubbliche, razionalizzando il numero, e in alcune Regioni (come il Lazio) se ha senso mantenerne piu’ di una;

- come si intende aumentare i centri di raccolta e l’orario in cui è possibile effettuare la donazione, e come si intende operare per aumentare, oltre al numero di campioni, le tipologie di fenotipi dei campioni raccolti per raggiungere il numero di 90 mila unita’ auspicato;

- come sono organizzate le banche pubbliche, personale, dirigenti e struttura operativa e come si raccordano con tutti i punti nascita delle rispettive regioni, e i relativi costi;

- quanti campioni sono stati conservati per la donazione nel corso dal 2009 per ciascuna banca pubblica, quante richieste di donazione sono state rifiutate da banche pubbliche e quali sono i motivi per il rifiuto a conservare campioni di sangue cordonale donati dalle donne italiane;

- quante siano state le richieste e quante quelle soddisfatte di conservazione per uso autologo o dedicato alle banche pubbliche per patologie in atto o per famiglie a rischio di patologia curabile con le cellule staminali del cordone ombelicale;

- quante sono state le richieste di autorizzazione alla conservazione autologa in biobanche private pervenute al Centro Nazionale Trapianti e quante le autorizzazioni rilasciate dal Ministero della Salute all’esportazione.

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