Fecondazione assistita e conseguenze della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sull’eterologa. Mozione

Mozioni Stampa Stampa Invia un commento

Il Senato,

premesso che:

con la sentenza 1 aprile 2009 n. 151 la Corte costituzionale ha caducato il divieto di cui al comma 2 dell’articolo 14 della legge 19 febbraio 2004, n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita) – secondo cui era esclusa ogni possibilità di creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, e comunque superiore a tre – evidenziando che “la giurisprudenza costituzionale ha ripetutamente posto l’accento sui limiti che alla discrezionalità legislativa pongono le acquisizioni scientifiche e sperimentali, che sono in continua evoluzione e sulle quali si fonda l’arte medica”;

le raggiunte conclusioni circa l’incostituzionalità così dichiarata – per contrasto con l’art. 3 Cost., riguardato sotto il duplice profilo del principio di ragionevolezza e di quello di uguaglianza, in quanto il legislatore riserva il medesimo trattamento a situazioni dissimili;

nonché con l’art. 32 Cost., per il pregiudizio alla salute della donna – introducono «una deroga al principio generale di divieto di crioconservazione di cui al comma 1 dell’art. 14, quale logica conseguenza della caducazione, nei limiti indicati, del comma 2», che determina la necessità del ricorso alla tecnica di congelamento con riguardo agli embrioni prodotti, ma non impiantati per scelta medica. In tal senso si è espressa con ordinanza 8 marzo 2010 n. 97 la medesima Corte costituzionale, la quale non è mai stata chiamata a pronunciarsi sull’ammissibilità dell’indagine clinica diagnostica sull’embrione (indagine espressamente prevista all’articolo 13 comma 2, su richiesta della coppia, come confermato dalle sentenze 22.09.2007 del tribunale di Cagliari e 17.12.2007 del Tribunale di Firenze);

in tema di rapporto tra principio di uguaglianza e procreazione medicalmente assistita si apre ora un nuovo fronte, a seguito della pronuncia che in data 1° aprile 2010 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso – in accoglimento dei ricorsi S. H. ed altri contro l’Austria – per la violazione degli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) a carico dello Stato austriaco, in ragione della discriminazione tra coppie operata da norme di legge che proibiscono il ricorso alla donazione di gameti per la fertilizzazione in vitro;

la Conferenza convocata ad Interlaken dalla presidenza del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, ha approvato, con la dichiarazione finale del 19 febbraio 2010, un piano d’azione che tra l’altro richiede agli Stati parte di impegnarsi a: “tener conto degli sviluppi della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, segnatamente allo scopo di considerare le conseguenze che si impongono a seguito di una sentenza che accerti una violazione convenzionale da parte di un diverso Stato parte, allorché il loro ordinamento giuridico sollevi il medesimo problema di principio” (§ B, n. 4 lett. c);

in sede di Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa il 10 e 24 marzo 2010 vi è stata piena adesione – anche del Governo italiano – al piano d’azione di Interlaken, tanto da costituire un apposito gruppo di lavoro intergovernativo per monitorarne il seguito;

l’articolo 4 della legge n. 40 del 2004 vieta il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, con ciò prestandosi al medesimo problema di principio per il quale la Corte di Strasburgo ha riconosciuto l’inadempimento convenzionale austriaco;

considerato che:

la Corte costituzionale, con le sentenze n. 348 e n. 349 del 2007, ha rilevato che l’art. 117, primo comma, Cost., ed in particolare l’espressione “obblighi internazionali” in esso contenuta, si riferisce alle norme internazionali convenzionali anche diverse da quelle comprese nella previsione degli artt. 10 e 11 Cost.;

la conseguenza è che il contrasto di una norma nazionale con una norma convenzionale, in particolare della CEDU, si traduce in una violazione dell’art. 117, primo comma, Cost.. La Corte costituzionale ha, inoltre, precisato nelle predette pronunce che al giudice nazionale, in quanto giudice comune della Convenzione, spetta il compito di applicare le relative norme, nell’interpretazione offertane dalla Corte di Strasburgo, alla quale questa competenza è stata espressamente attribuita dagli Stati contraenti.

Nel caso in cui si profili un contrasto tra una norma interna e una norma della Convenzione europea, il giudice nazionale comune deve, pertanto, procedere ad una interpretazione della prima conforme a quella convenzionale, fino a dove ciò sia consentito dal testo delle disposizioni a confronto e avvalendosi di tutti i normali strumenti di ermeneutica giuridica. Solo quando ritiene che non sia possibile comporre il contrasto in via interpretativa, il giudice comune deve sollevare la questione di costituzionalità, con riferimento al parametro dell’art. 117, primo comma, Cost., ovvero anche dell’art. 10, primo comma, Cost., ove si tratti di una norma convenzionale ricognitiva di una norma del diritto internazionale generalmente riconosciuta. La clausola del necessario rispetto dei vincoli derivanti dagli obblighi internazionali, dettata dall’art. 117, primo comma, Cost., attraverso un meccanismo di rinvio mobile del diritto interno alle norme internazionali pattizie di volta in volta rilevanti, impone infatti il controllo di costituzionalità, qualora il giudice comune ritenga lo strumento dell’interpretazione insufficiente ad eliminare il contrasto.

Sollevata la questione di legittimità costituzionale, spetta alla Corte costituzionale il compito anzitutto di verificare che il contrasto sussista e che sia effettivamente insanabile attraverso una interpretazione plausibile, anche sistematica, della norma interna rispetto alla norma convenzionale, nella lettura datane dalla Corte di Strasburgo. La Corte dovrà anche, ovviamente, verificare che il contrasto sia determinato da un tasso di tutela della norma nazionale inferiore a quello garantito dalla norma CEDU, dal momento che la diversa ipotesi è considerata espressamente compatibile dalla stessa Convenzione europea all’art. 53. In caso di contrasto, dovrà essere dichiarata l’illegittimità costituzionale della disposizione interna per violazione dell’art. 117, primo comma, Cost., in relazione alla invocata norma della CEDU.

Ritenuto che l’ordinamento giuridico italiano, sul punto del divieto di fecondazione eterologa, versi nella situazione delineata dalla Corte costituzionale quando affermò che “è precluso di sindacare l’interpretazione della Convenzione europea fornita dalla Corte di Strasburgo, cui tale funzione è stata attribuita dal nostro Paese senza apporre riserve” e che “l’apprezzamento della giurisprudenza europea consolidatasi sulla norma conferente va operato in modo da rispettare la sostanza di quella giurisprudenza, secondo un criterio già adottato dal giudice comune e dalla Corte europea” (Corte costituzionale, sentenza n. 311 del 2009);

impegna il Governo:

a fronte del prevedibile afflusso di questioni di legittimità costituzionale dopo la citata sentenza della Corte di Strasburgo, a non dar corso ad alcun intervento della Presidenza del consiglio a difesa dell’articolo 4 comma 3 della legge n. 40 del 2004 dinanzi alla Corte costituzionale, onorando l’impegno assunto a Strasburgo dallo Stato italiano il 10 e 24 marzo 2010 in ordine al piano d’azione di Interlaken.

Sen. Donatella Poretti
Sen. Emma Bonino
Sen. Marco Perduca
Sen. Franca Chiaromonte
Sen. Marilena Adamo
Sen. Silvana Amati
Sen.Colomba Mongiello
Sen. Magda Negri
Sen. Roberto Di Giovan Paolo

Aggiungi fra i preferiti e condividi:

1 Risposta to “Fecondazione assistita e conseguenze della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sull’eterologa. Mozione”

  1. Fecondazione, una mozione al Senato “Consentire l’eterologa anche in Italia” - Repubblica Salute Says:

    [...] radicale Donatella Poretti, segretaria della commissione Igiene e Sanità, ha presentato una mozione al Senato contro il divieto di avere figli usufruendo del seme di un donatore o dell'ovocita di una [...]

Invia un commento

Devi essere un utente registrato per inviare un commento.

WP Theme & Icons by N.Design Studio
RSS Articoli RSS Commenti Accedi