Cani randagi. Impedire deportazione in Calabria

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Interrogazione dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca al Ministro della Salute

premesso che:

nella regione Basilicata gli obbiettivi della normativa nazionale e locale di tutela degli animali d’ affezione e di prevenzione del randagismo sono stati in gran parte disattesi dalle istituzioni preposte, per cui gli animali stessi sembrano spesso divenire un peso di cui liberarsi quanto prima, al minor costo possibile;

emblematica in tal senso è divenuta da tempo la vicenda di 420 cani provenienti dai comuni della comunità montana “Alto Agri” attualmente ospitati presso i canili “Eco” e “Pippo” di Potenza, in regime di convenzione con soddisfacenti risultati per l’equilibrio psicofisico degli animali, e che però sono stati oggetto sul finire dell’ anno 2008 di una gara d’ appalto al massimo ribasso l’ importo assolutamente esiguo per il mantenimento giornaliero pro capite è stato talmente esiguo da non poterne assicurare sotto nessuno aspetto non solo il benessere, ma neppure la salute. Vincitrice dell’appalto è la struttura di Cassano allo Jonio (Cosenza) del “Varca Group”;

per il  13  maggio prossimo è stato predisposto il  trasferimento del  primo “pacchetto” di cani dalla Regione Basilicata alla Regione Calabria;

è da rilevare come nel territorio della comunità montana si trovi il canile del  Comune di Viggiano  costruito in parte con fondi Regionali dalla stessa Comunità, e che pur disponendo di un’autorizzazione sanitaria per 160 posti, ad oggi registra  la presenza di solo due cani;

come rilevato in precedenti atti ispettivi dall’interrogante, la magistratura, nonchè il TAR Puglia, si sono pronunciati contro la “non-congruità rispetto al livello di tutela” in gare analoghe;

lo stesso Servizio Veterinario di Potenza in data 15 maggio 2009 indirizzava al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali un parere contrario al trasferimento di cani randagi in altri rifugi ubicati fuori Regione, anche in considerazione delle “inutili sofferenze” che tale misura infliggerebbe agli animali;

lo stesso Ministero  con nota del 22 luglio 2009, indirizzata  alla Regione Basilicata ed al Servizio Veterinario di Potenza, ribadiva la contrarietà alla pratica del trasferimento di cani in altre località;

i cani oggetto del trasferimento sono  soggetti  in gran parte  anziani ospitati, nei canili da anni, che ben si relazionano con l’ambiente e che hanno raggiunto un giusto equilibrio con esso. Pertanto lo sradicamento provocherebbe loro un grave stress, privandoli di quelle relazioni affettive che hanno connotato profondamente la loro vita da molto tempo;

ad oggi non è ancora noto se la ditta aggiudicataria dell’ appalto, nonchè unica partecipante, sia in possesso di autorizzazioni sanitarie che indichino precisamente, non solo il numero dei box ma anche il numero di cani che può custodire, ed in particolare se si sia verificato il possesso di tutti i requisiti richiesti al momento del bando di gara;

il Consorzio “Canili Basilicata” nella persona del proprio presidente  Giuseppina Maselli ha sporto denuncia querela  avverso la Comunità Montana  per  inosservanza delle leggi vigenti ed irregolarità nell’affidamento della gara;

il personale assunto a tempo indeterminato nei canili della Basilicata e formato attraverso corsi della A.S.P, perderà il posto di lavoro . Si tratta di operatori qualificati il cui numero è considerevole e che andranno ad incrementare le file dei disoccupati lucani;

Si chiede di sapere:

- quali misure urgenti si intenda adottare per impedire l’ imminente deportazione a seguito dell’appalto indetto da parte della Comunità Montana Alto Agri, tenendo conto delle gravi conseguenze che essa comporterebbe sulla salute degli animali, in gran parte anziani, e dunque particolarmente esposti ad un forte stress;

- se sia stato verificato in sede ministeriale il possesso da parte della struttura calabrese di tutte le autorizzazioni alla data della gara, nonché il numero dei cani per cui la struttura stessa sarebbe stata autorizzata;

- quali esiti abbiano fornito gli ultimi sopralluoghi dei NAS, nonché il recente sopralluogo effettuato dal ministero stesso;

- se la struttura calabrese sia dotata di un congruo numero di dipendenti per rispondere alle esigenze non solo alimentari, ma anche relazionali ed etologiche degli animali, e quali siano le loro qualifiche professionali;

- come e con quali organismi di controllo si intenda assicurare l’ osservanza delle prescrizioni sul trasferimento dettate dal medesimo ministero della Salute nel luglio dello scorso anno alle autorità locali competenti;

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