Al Senato la leggina salva effetti del decreto salvaliste!

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Di seguito i miei interventi nel corso del dibattito generale e per dichiarazione di voto al ddl 2111 in aula al Senato martedi’ 20 aprile 2010.

PORETTI (PD). Signor Presidente, non ho citazioni da fare come il senatore Ceccanti, però, forse, posso citare una serie di elementi e di fatti, avvenuti nel corso dell’ultima campagna elettorale regionale, che ne hanno determinato lo svolgimento nella completa illegalità, di cui le istituzioni sono state parte. Con il decreto-legge precedente non si interveniva per ripristinare le condizioni di legalità e non lo si fa neanche oggi con questo disegno di legge.
I fatti sono i seguenti: in primo luogo, lo sciopero della fame e della sete di Emma Bonino che, a pochi giorni dalla data di consegna delle liste, testimoniava l’impossibilità di raccogliere e consegnare le firme legalmente. Le istituzioni della Repubblica si sono rese responsabili di una serie senza precedenti di omissioni e violazioni di obblighi di legge che hanno negato ai cittadini il godimento dei diritti civili costituzionalmente garantiti. Il Ministero dell’interno non ha impartito, alle oltre 200.000 persone cui la legge affida la funzione di autenticare le firme, le disposizioni necessarie per esercitare utilmente il loro potere e dovere di farlo. Comuni, Province, tribunali e procure non hanno predisposto e organizzato un adeguato servizio pubblico di autenticazione. La RAI, violando quanto previsto dalla legge e dal Regolamento della Commissione parlamentare di vigilanza, ha trasmesso le informazioni relative alle procedure elettorali e le modalità per sottoscrivere le liste dei candidati solo negli ultimi sei giorni utili e in orari di bassissimo ascolto.
Inoltre, nelle passate elezioni regionali, sei Regioni hanno modificato la propria legge elettorale a meno di un anno dal voto: la Calabria (legge regionale n. 4 del 6 febbraio 2010), la Basilicata (legge regionale n. 3 del 19 gennaio 2010, modificata il 4 febbraio), l’Umbria (legge regionale n. 4 del 4 gennaio 2010), la Toscana (legge regionale n. 50 del 5 agosto 2009), il Piemonte (legge regionale n. 21 del 29 luglio 2009) e la Campania (legge regionale n. 4 del 27 marzo 2009). Vi ricordo che il Consiglio d’Europa ha raccomandato a tutti gli Stati che fanno parte dell’Unione europea che le leggi elettorali non possono essere modificate nell’anno precedente le votazioni. La Corte europea dei diritti dell’uomo, un anno fa, ha condannato un Paese per modifiche fatte a due mesi dalle elezioni. Noi ci troviamo in condizioni perfino peggiori.
Allora, colleghi, oggi possiamo trovare motivazioni per votare a favore di questo disegno di legge come se si trattasse di un intervento necessario per rispettare la volontà popolare, ma di quale volontà popolare si possa parlare nelle condizioni in cui ci siamo venuti a trovare e nelle quali si sono svolte le ultime elezioni regionali, è una domanda che resta certamente aperta. Le condizioni, infatti, erano di assoluta illegalità. Abbiamo cercato di documentarlo in ogni modo, anche con atti e ricorsi che sono tutt’oggi in fase di esame. Il «conoscere per deliberare» è sicuramente venuto meno in una campagna elettorale che ha visto la RAI nel completo silenzio. Le pari condizioni di partenza, che dovrebbero essere ovviamente il minimo indispensabile per assicurare delle elezioni democratiche in cui candidati e liste si possano confrontare, non ci sono state. Si potrebbe parlare di volontà popolare, quindi di votazioni democratiche, se davvero ci fossero state le condizioni per poterla esprimere. In realtà, le votazioni si sono tenute in condizioni di illegalità e un provvedimento che era stato creato per sanare la posizione di una lista è stato efficace per altre liste ma sicuramente non ha sanato l’illegalità diffusa alla quale accenniamo nel nostro ordine del giorno.
Il senatore Ceccanti, poco fa, parlava di un decreto che cambiava le norme; noi, invece, di una legge che cristallizza quel cambiamento. Il decreto non interveniva sull’illegalità e non lo fa neppure questa legge. Dunque, chiedo al Governo di accogliere l’ordine del giorno G100.

[......]

PORETTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
PORETTI (PD). Signor Presidente, credo che oggi pomeriggio stiamo dando un esempio palese di quello che noi Radicali denunciamo essere il regime partitocratico, l’illegalità, la mancanza dello Stato di diritto. In pochi minuti l’Aula, in poche ore (quattro) tutto il Senato licenziano un provvedimento che ha iniziato il suo iter in questo ramo del Parlamento alle ore 14 e che alle ore 18 viene approvato con un consenso forte, bipartisan, che lo sostiene. Si perde decisamente di vista l’interesse generale degli elettori, dei cittadini e degli italiani e si va a privilegiare quello particolare, partitocratico.
Prima abbiamo sentito l’elenco delle Regioni interessate: in alcune ha vinto la maggioranza, in altre l’opposizione. Pregherei tutti i senatori di non guardare il provvedimento considerando quali Regioni sono interessate e chi ha vinto in quelle Regioni, ma considerando chi perde con questo voto e con questa legge. Sicuramente ci perde lo Stato di diritto.
Per questi motivi, voterò contro il disegno di legge.

ODG 100
PORETTI, PERDUCA
V. testo 2
Il Senato, in sede di discussione del disegno di legge n. 2111,
premesso che:
storicamente, la prescrizione normativa che impone il sostegno di firme per la valida presentazione di una lista alla competizione elettorale è prevista per le forze politiche che non abbiano di già alcun comprovato radicamento istituzionale o una rappresentanza parlamentare;
le forze non rappresentate avevano, invece, la necessità di comprovare una sia pur minima forma di rappresentanza e radicamento nella società, ottenuta con il meccanismo della sottoscrizione delle liste con il deterrente di forti cauzioni da incamerare nel caso di non raggiungimento di risultati elettorali apprezzabili;
i nuovi partiti dovevano raccogliere le firme per dimostrare una capacità di presenza non occasionale nella vita politico-istituzionale, per dimostrare di non voler costituire un mero elemento di disturbo della competizione elettorale. In un sistema elettorale stabile la ratio era infatti ben definita;
attualmente, invece, la situazione politica e sociale è modificata sino al punto che, è possibile definirla destabilizzata e destabilizzante a causa dei numerosi, imprevedibili e ripetuti cambiamenti avvenuti nel regime partitocratico, che ne trasformano continuamente la propria forma ed identità;
la raccolta delle firme sia divenuta oggi uno strumento nelle mani dei partiti dominanti ai danni di quelli più piccoli al fine di impedire qualsiasi evoluzione del sistema;
a fronte delle 160.000 sottoscrizioni, autenticate e certificate, complessivamente necessarie per presentare le liste di candidati alle elezioni regionali, è praticamente impossibile raccogliere legalmente le firme per una forza politica priva di consiglieri comunali e provinciali, specie se la generalità dei cittadini elettori non siano stati informati del loro diritto di promuovere e sostenere la presentazione di liste e candidature;
il meccanismo descritto non è più in grado di funzionare, anche perché utilizzato per fini diversi da quelli originari. Il procedimento della sottoscrizione delle liste, nato per il soddisfacimento di logiche diverse da quelle che animano attualmente il sistema politico, viene manifestamente utilizzato per fini estranei e opposti a quelli storicamente, anche in dottrina, riconosciuti legittimi;
considerato che:
durante la fase preelettorale di presentazione delle liste di candidati, le istituzioni della Repubblica si sono rese responsabili di una serie senza precedenti di omissioni e di violazioni di obblighi di legge che hanno negato ai cittadini il godimento dei diritti civili costituzionalmente garantiti. Il Ministero dell’interno, infatti, non ha impartito alle oltre 200.000 persone cui la legge affida la funzione di autenticare le firme le disposizioni necessarie per esercitare utilmente il loro potere-dovere di farlo; Comuni, Province, Tribunali e Procure non hanno predisposto ed organizzato un adeguato servizio pubblico di autenticazione;
la Rai, violando quanto previsto dalla legge e dal Regolamento della Commissione parlamentare di vigilanza, ha trasmesso le informazioni relative alle procedure elettorali e le modalità per sottoscrivere le liste di candidati solo negli ultimi sei giorni ed in orari di bassissimo ascolto;
nelle passate elezioni regionali di marzo 2010, in sei regioni le leggi elettorali sono state novellate a meno di un anno dal voto, nello specifico le seguenti: Calabria, legge regionale n. 4 del 6 febbraio 2010; Basilicata, legge regionale n. 3 del 19 gennaio 2010, modificata il 4 febbraio; Umbria, legge regionale n. 2 del 4 gennaio 2010; Toscana, legge regionale n. 50 del 5 agosto 2009; Piemonte, legge regionale n. 21 del 29 luglio 2009; Campania, legge regionale n. 4 del 27 marzo 2009 e in molte di queste regioni, sino a meno di un mese dal termine per il deposito delle liste, è stato impossibile raccogliere le firme a causa di una gravissima incertezza sulle regole e sugli adempimenti necessari;
il Consiglio d’Europa ha raccomandato a tutti gli Stati che fanno parte dell’Unione europea, che le leggi elettorali, non possono essere modificate nell’anno che precede le votazioni;
tutta la legislazione in materia di presentazione delle liste elettorali e di regolamentazione della campagna elettorale, esige, norme certe, che i cittadini debbano poter conoscere agevolmente e alle quali possano attingere per partecipare al procedimento democratico della presentazione delle liste,
impegna il Governo a proporre modifiche legislative finalizzate a garantire regolarità e certezza nelle procedure elettorali, anche relativamente alla raccolta delle sottoscrizioni previste dalla normativa vigente.
G100 (testo 2)
PORETTI, PERDUCA
Non posto in votazione (*)
Il Senato, in sede di discussione del disegno di legge n. 2111,
impegna il Governo a proporre modifiche legislative finalizzate a garantire regolarità e certezza nelle procedure elettorali, anche relativamente alla raccolta delle sottoscrizioni previste dalla normativa vigente.
________________
(*) Accolto dal Governo

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