Droghe. Utilizzare oppio afgano per produrre morfina

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Interrogazione dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca

- Al Presidente del Consiglio dei ministri

Premesso che:

la sezione di cronaca di Torino del quotidiano “La Stampa” del 12 gennaio 2010 riporta un articolo di Massimo Numa dal titolo “Una molecola killer ha ucciso 27 eroinomani – La scoperta dopo gli esami della Scientifica”;

il pezzo suddetto riporta la notizia che i laboratori della Polizia scientifica hanno individuato uno stupefacente oppioide particolare, denominato “6-Mam”, di provenienza afgana, che avrebbe provocato la morte di 27 cittadini tossicodipendenti, in provincia di Torino, nell’estate del 2009;

il pezzo suddetto riporta anche le seguenti dichiarazioni del prof. Giovanni Serpelloni, direttore del Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri: «Alcuni cadaveri sono stati trovati con ancora le siringhe conficcate nelle braccia. Una morte fulminea. Il tempo di assimilazione della molecola è di pochi secondi, molto più veloce dell’eroina (…) Allora, non fu perso un solo istante. Decidemmo di istituire il livello di massima allerta 24 ore dopo avere ricevuto, dagli organismi locali, i dati sul numero e sulle circostanze dei decessi. Ma il caso Torino è stato unico in Italia, in quel periodo, e ci ha consentito di studiare a fondo ogni dettaglio di questa vera e propria strage». Rispetto al perché è stato immessa sul mercato criminale uno stupefacente così letale, Serpelloni dichiara: “Impossibile ricostruire questo tipo di scenari, noi possiamo solo accertare il tipo di sostanza utilizzata, le caratteristiche chimiche, le aree di provenienza. E cercare di evitare, in futuro, con la prevenzione, una catena di morti di queste dimensioni spaventose”;

considerato che:

il decreto 23 gennaio 2009 del Sottosegretario di Stato alle Politiche per la Famiglia, per il Contrasto alle Tossicodipendenze e Servizio Civile (Decreto organizzazione interna della struttura di missione “Dipartimento per le politiche antidroga”), e in particolare, l’art. 2, comma 6 (Funzioni del Dipartimento per le politiche antidroga), così recita: “Il Dipartimento, mediante sistemi di allerta precoce e il coordinamento delle altre amministrazioni centrali coinvolte, provvede alla sorveglianza epidemiologica, delle caratteristiche delle sostanze stupefacenti circolanti, dei comportamenti di abuso e dei fenomeni droga correlati, per l’evidenziazione precoce dei rischi e delle possibili conseguenze rilevanti per la salute della popolazione”.

per sapere:

- quale sia la finalità del “sistema di allerta precoce”, la cui istituzione e gestione rientra fra i compiti del Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, tenendo conto che tale istituto non è riuscito ad evitare nemmeno una delle 27 morti per overdose citate in premessa;

- tenendo conto che solamente una piccola parte dell’opinione pubblica (i lettori dell’articolo de “La Stampa” citato in premessa) è venuta a conoscenza dei risultati dei laboratori della Polizia Scientifica non durante l’escalation delle morti bensì alcuni mesi dopo le overdose mortali;

- se il Governo non ritenga che un sistema di somministrazione controllata di eroina – sull’esempio di quello esistente in Svizzera, a cento chilometri da Torino – avrebbe evitato alcune di quelle overdose mortali, se non tutte;

- se non reputi che la presenza di una o più narcosale nella città  di Torino – sull’esempio di quelle operanti da un ventennio in varie città europee – avrebbe evitato alcune di quelle overdose;

- se non pensi che l’utilizzo dell’oppio afgano per produrre morfina – come proposto prima dai radicali e poi dal Parlamento europeo – avrebbe impedito la trasformazione di quell’oppio in eroina e, nel caso specifico, in “6-Mam”, il conseguente smercio sulla piazza criminale torinese e la conseguente morte di 27 persone;

- se, alla luce delle considerazioni esposte, non ritenga che il regime proibizionista esistente su alcune droghe sia il vero responsabile dei 27 decessi per overdose a Torino dell’estate del 2009 e non lo stupefacente “6-Mam”;

- se non ritenga che il regime proibizionista sia esso stesso un crimine.

Qui la risposta del sottosegretario Carlo Giovanardi

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