Decreto sicurezza. Intervento in Aula

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Onorevole presidente, onorevoli senatori,

in questo dibattito sul decreto sicurezza, gran parte del tempo lo stiamo impegnando per parlare di immigrazione. Io do’ per scontato che la condizione di clandestino -per un immigrato- non abbia un rilievo penale, e cerco di spiegare quali -a mio avviso- sono i punti nodali da considerare: cioe’ il fabbisogno di lavoratori stranieri, la loro tutela, il continuo afflusso di stranieri clandestini e il problema della criminalita’.


Il nostro Paese ha bisogno dei lavoratori stranieri, e la domanda e’ sicuramente superiore al numero di ingressi regolari programmati dal Governo, tant’e’ che sono centinaia di migliaia gli stranieri che vivono e lavorano in Italia senza permesso di soggiorno, non per loro scelta ma per impossibilita’ a regolarizzarsi. Il meccanismo dei flussi e’ inadeguato e solo prevedendo un flusso continuo si abbatterebbe quasi completamente la clandestinita’ di chi lavora, e non delinque. Una misura che favorirebbe anche un aumento degli introiti fiscali (tasse, contributi previdenziali, ecc). Emanare una sanatoria ogni 4 o 5 anni e’ inutile, senza la riforma del sistema dei flussi, e’ perfino dannosa, poiche’ –giustamente- ingenera la convinzione che “conviene venire in Italia da clandestini, tanto prima o poi ci sara’ una sanatoria”.   

Questo e’ proprio il punto: l’attuale legislazione favorisce l’ingresso e la permanenza nella clandestinita’. Il meccanismo per cui le ambasciate italiane si dovrebbero trasformare in centri per il lavoro non puo’ funzionare, sia perche’ le ambasciate servono ad altro, sia perche’ e’ impensabile che un datore di lavoro si affidi ad occhi chiusi a chi di mestiere fa altro per assumere un lavoratore! E’ ovvio, quindi, che oggi l’immigrato entra clandestinamente, acquista fiducia presso il proprio futuro datore di lavoro (spesso lavorando in nero) e poi, se riesce a superare il muro e i tempi dei flussi, si regolarizza. Alternative, checche’ se ne dica, NON CI SONO.

Di immigrati ne abbiamo bisogno non solo per avere mano d’opera e lavoratori, ma anche per motivi piu’ ampi e civici.. Un esempio? Il piccolo centro abruzzese Pennapiedimonte: 600 abitanti e a forte di rischio di spopolamento. Il Sindaco e’ andato in Romania ha scelto dieci famiglie tra le piu’ povere, e ora questa comunita’ di 45 persone vive lavora, frequenta le scuole del Paese. Una comunita’ che e’ considerata una ricchezza umana, sociale ed economica per quella realta’. Ma il Sindaco di Pennapiedimonte lo ha potuto fare perche’ i nuovi residenti erano rumeni, cioe’ cittadini comunitari che non hanno bisogno di particolari condizioni per entrare nel nostro Paese. Vi lascio immaginare se cio’ fosse possibile per immigrati anche non comunitari: quali servizi saremmo in grado di offrire a chi –immigrato- cerca aiuto e vita nel nostro Paese, e alla nostra comunita’ civica, sociale ed economica.

Quando uno Stato non interviene disciplinando e amministrando quelli che sono fenomeni sociali, e non emergenze limitate nel tempo e nello spazio, si crea una situazione caotica in cui vige la legge del piu’ forte. Invece che lo Stato di diritto si ha la legge della giungla. E chi puo’ trarne profitto di tutto cio’, se non la criminalita’?

Non a caso in questo nostro dibattito si e’ inserito il tema della prostituzione.

A 50 anni dalla legge Merlin, a gestire la prostituzione sono le mafie internazionali, non piu’ la criminalita’ locale o il singolo sfruttatore. Si stimano in tutto 70mila prostitute (50% straniere, 20% minorenni) per 9 milioni di clienti. Un giro d’affari di 90 milioni al mese, oltre un miliardo di euro l’anno.

Se vogliamo interrompere questo flusso di denaro nelle casse della criminalita’ e concentrare le forze dell’ordine sulla lotta alla prostituzione coatta ed allo sfruttamento anche di minorenni, dovremmo seguire l’esempio di molti altri Paesi europei, legalizzando la prostituzione e riconoscendo questa attivita’ come una professione, da esercitarsi sotto forma di lavoro dipendente, indipendente o cooperativo, con i diritti e doveri che ne conseguono, compresi quelli relativi all’assicurazione previdenziale e di tassazione.

Dobbiamo agire con la convinzione che governare i fenomeni sociali e’ piu’ efficace che proibirli. Nell’interesse, non solo delle persone che esercitano o fruiscono della prostituzione, ma della societa’ intera. Se nella clandestinita’ tutto e’ possibile, anche essere schiavi… nella legalita’ -con diritti e doveri- la persona e’ invece libera di scegliere.

E’ con questa convinzione e queste proposte che, con i senatori radicali del gruppo Partito Democratico Emma Bonino e Marco Perduca, abbiamo predisposto un ordine del giorno, e ci auguriamo che il Governo lo valuti e lo faccia proprio.

 

Qui il testo dell’Ordine del giorno

 

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1 Risposta to “Decreto sicurezza. Intervento in Aula”

  1. Senato/sicurezza. Con Bossi-Fini clandestinità è necessità, non reato. Italia ha bisogno di lavoratori stranieri. Prostituzione legale contro criminalità internazionale | SEN. DONATELLA PORETTI Says:

    [...] Qui il testo completo dell’intervento Qui il testo dell’Ordine del giorno   [...]

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